Più di cinque anni dopo il loro ultimo disco, con una lunga pausa dalle attività nel mezzo, i The Shape si ripresentano sulle scene con un album tutto nuovo. Morning, Paradiso è uscito lo scorso 5 febbraio per l’etichetta LaCantina Records, frutto di un fuoco ritrovato che ha portato i cinque ragazzi veronesi a riunire la band, e mixato nell’home studio di Martino Cuman dei Non voglio che Clara. L’album, a eccezione dei singoli fin qui estratti, non sarà pubblicato su Spotify e sulle altre consuete piattaforme di streaming, ma unicamente su Bandcamp.
Com’è arrivata la decisione di riformare la band dopo che nel 2015 avevate appeso gli strumenti al chiodo?
In realtà non abbiamo mai appeso nulla, ci siamo semplicemente persi di vista tra un Erasmus e un tirocinio all’estero o fuori Verona. Non abbiamo mai messo la parola fine al progetto, eravamo solo arrivati a una fase di stallo con poche prospettive nel breve-medio termine. Appena ci siamo trovati nuovamente tutti in sala prove è stato assolutamente naturale riprendere da dove avevamo lasciato.
Cosa significa “morning, paradiso”, il titolo del vostro nuovo album?
Il titolo è una sorta di saluto verso una rinascita, musicale e spirituale. Difatti “Paradiso” è un luogo ideale, dove regna l’espressione libera della propria personalità. È stato deciso di usare un titolo bilingue per non nascondere il fatto di essere una band italiana ma con ascolti e background che spaziano in svariati generi musicali.
Morning, Paradiso non uscirà sulle piattaforme digitali di streaming, ma solo su Bandcamp. Come mai?
È una decisione forte perché è forte il messaggio che bisogna dare. Spotify attualmente è il servizio di streaming che viene usato di più e però è, a detta sia di grandi che piccoli artisti, un servizio poco equo nella ripartizione dei diritti sugli ascolti. Vogliamo semplicemente riportare l’attenzione sullo sforzo economico, fisico e mentale che i musicisti devono fare per produrre musica e sul fatto che questo sforzo deve essere ripagato più equamente. Il nostro è quindi un modo per sensibilizzare il pubblico, anche nel nostro piccolo, perché sappiamo anche che non siamo gli unici a pensarla così. Inoltre lo vendiamo a un prezzo che è praticamente simbolico e i primi risultati di vendita ci hanno già dato ragione: la maggior parte delle persone ha offerto più di quanto chiediamo. Questa è la prova che la gente dà ancora valore a queste cose se le si porta a farlo.
Quali sono gli artisti che indichereste come punti di riferimento per la stesura di Morning, Paradiso?
Sicuramente possiamo dire Feu! Chatterton, una giovane band francese che ci ha letteralmente folgorato, i Mini Mansions che hanno aiutato gli Arctic Monkeys nel loro ultimo Tranquillity Base, Grizzly Bear, Damon Albarn, Anderson Paak, e poi un po’ di Tony Allen e gli Alabama Shakes.
Al momento puntate più a raggiungere un pubblico italiano o straniero, considerato che cantate in inglese?
Partiamo dal nostro contesto sociale ma non ci poniamo limiti. In ogni caso non ci siamo mai posti il problema della lingua. Siamo nel 2021 e Milano è una città di calibro internazionale dove l’inglese viene parlato in un sacco di luoghi di lavoro, ad esempio. Cantiamo in inglese perché è la lingua che si coniuga meglio il nostro modo di esprimerci, se poi si riesce a uscire dai confini siamo solo più contenti. Con il nostro disco precedente l’avevamo fatto e non era andata male, avremmo potuto strappare anche qualche data all’estero se solo non fossimo stati cinque pischelli squattrinati con un sacco di esami universitari.
Qual è la difficoltà maggiore dell’essere una band nel 2021, oltre all’impossibilità di vedersi causa pandemia?
Ci sono sempre meno band e la musica sta andando verso una dimensione quasi totalmente digitale. Di conseguenza i locali si spopolano o, alla peggio, chiudono. Lo streaming sta smaterializzando molto l’ascolto, lo sta rendendo un’azione mordi e fuggi che dà poco onore al “fare” musica.
Che speranze avete per il 2021?
Speriamo che passi in fretta! A parte gli scherzi, sarebbe bello fare qualche concerto in estate, quando la situazione lo permetterà maggiormente. Poi in realtà siamo già rassegnati al fatto che i tempi non siano ancora maturi per un ritorno alla normalità. Quindi aspettiamo il 2022 e nel frattempo ci rimetteremo a comporre.





























