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Reportage Live

NAMELESS FESTIVAL: che bomba (d’acqua) è stato!

Nonostante il diluvio universale, il secondo giorno del Nameless Festival, ad Annone di Brianza, ha radunato migliaia di persone su quattro palchi, dal JD Stage fino al Red Bull Unforseen.

Nameless Festival 2024 (foto di Francesca Ricca)
Il JD Stage fotografato da Francesca Ricca

Non è Nameless Festival senza una bomba d’acqua, questo ormai è il mantra di ogni singola edizione del festival brianzolo: tutto parte con un pomeriggio un po’ brullo, variabile, ma poi durante il set di Chase & Status la situazione si è rivoluzionata. E forse è proprio questo il bello di questi tipi di rassegne.

E poi, e poi… che idea!

Fred Astaire al mio confronto era statico e imbranato.

Pino d’Angiò – Ma quale idea (1980)
Pino d'Angiò
Pino d’Angiò sul palco del Nameless Festival (foto di Francesca Ricca)

L’esperienza del secondo giorno di questa edizione del Nameless parte fin dal parcheggio rosso: arrivi e senti una voce rauca inconfondibile. Sì, è Pino d’Angiò sul JD Stage, il palco principale, tornato in auge dopo il Festival di Sanremo con i BNKR44: una mezz’oretta dei suoi più grandi successi di fine anni ’70, da “Okay Okay” a “Ma quale idea?”.

Entrare nell’enorme campo di Annone di Brianza (LC) è come varcare un ingresso spazio-temporale dove tutti i tuoi problemi, i tuoi sbattimenti e le tue paranoie scompaiono magicamente: un po’ vieni cullato dalle note techno del palco della sambuca Molinari, un po’ vieni trascinato dalle note più mainstream del JD Stage e, un po’ più in fondo, dai palchi della Red Bull (Unforeseen) in collaborazione con Defected Records e la Fructis Garnier Live Stage.

Una festa anni ‘00 con gli Eiffel 65

Too much of heaven

Can bring you underground

Heaven

Can always turn around

Eiffel 65 – Too Much of Heaven (1999)

La voce inconfondibile di Jeffrey Jey degli Eiffel 65, accompagnato dal set di Maury, apre un nuovo live sul palco principale del Nameless: la prima traccia di Europop è servita, “Too Much of Heaven”, che ci riporta istantaneamente ad un clima nostalgico, nonostante una grande parte del pubblico nemmeno sia nata in quegli anni…

Eiffel 65 al Nameless Festival
Gli Eiffel 65 sul JD Stage (foto di Francesca Ricca)

Dopodiché è un viaggio intrecciato tra gli unici tre album usciti proprio tra il 1999 e il 2003, quando erano ancora in trio con Gabry Ponte: da “Cosa resterà (In a Song)“ del loro eponimo disco, passando per il mitico “Figli di Pitagora” con la voce dell’ormai compianto Little Tony o il remix di “Centro di gravità permanente” di (e con la sua presenza nei visual) Franco Battiato.

Il pubblico è gasato, ha scaldato un clima piuttosto fresco per il periodo, pronto per chiudere con l’eterno “Blue (Da Ba Dee)”, brano che ha sfiorato i Grammy Awards nel 2001 e numero uno in tanti paesi in tutto il mondo.

È tempo di tropical house con Kungs

Kungs è quel DJ che senti di aver sempre bisogno perché porta una ventata di grande spensieratezza e di brezze tropicali anche se ti trovi nel cuore della Brianza. Valentin Brunel per gli amici, è molto noto per aver contribuito all’ascesa della tropical house che ha iniziato a svilupparsi intorno alla metà degli anni ’10, insieme a Sigala, Duke Dumont, Kygo, Jonas Blue, Klingande e Sam Feldt.

Nel set con cui ci ha deliziato, ha portato i suoi ultimi remix, da “Substitution” con Purple Disco Machine, a “All Night Long” con David Guetta, passando per “Clap Your Hands”. Non poteva non concludere con uno dei brani più famosi e che hanno segnato la storia della dance degli ultimi dieci anni, ovvero “This Girl”, in collaborazione con Cookin’ on 3 Burners.

Il primo momento British: Kenya Grace

Verso le 19:25 sale sul palco la prima artista inglese, Kenya Grace, ora in tour per i vari festival europei per promuovere il suo primo disco (lungo come un EP alla fine), “The After Taste”. Il suo stile è molto interessante, una combinazione tra voce delicata e la decisione della drum and bass, che le ha permesso di scalare anche le classifiche. Con “Strangers”, infatti, ha avuto il vero grande successo a livello globale: la chiave, anche in questo caso, è l’unione di quello stile alla PinkPantheress e della composizione dei brani nella propria cameretta.

La presenza sul palco, nonostante l’ascesa molto veloce dell’ultimo anno, è stata carismatica. Un mini-set con il suo portatile, un campionatore e un microfono: a fare le cose semplici, si ottengono davvero grandi risultati.

Una vera lezione di drum and bass: Chase & Status

Saul Milton e Will Kennard ci trasportano invece verso una drum and bass più spinta: il duo londinese oramai è solidissimo, con una carriera oramai ventennale, che passa dagli esordi nella UK Dance Singles Chart con l’album “More than Alot” fino a uno degli ultimi singoli, “Baddadan”, con quei synth taglienti un po’ dubstep.

“Say: fuck the raaaaaain!”

Chase & Status durante il nubifragio

Verso le 20:30 arrivano i primi nuvoloni che fanno presagire tempesta e, infatti, pochi minuti dopo, un violento nubifragio si è scatenato sulle terre brianzole, costringendo una buona fetta di pubblico a correre verso il palco coperto Molinari. Nel frattempo, Edmmaro Nottelunga fa tremare il suolo, con il suo set rave da far paura: ritmi velocissimi, bassi penetranti e caldo infernale sotto la tenda.

Il diluvio universale è durato un’ora, ciononostante ancora migliaia di persone sono rimaste sottopalco, a ballare sul terreno oramai diventato una distesa di pozzanghere e fango. Ma il bello deve ancora venire.

Steve Angello e il miracolo meteorologico

Verso le 21:45 sale sul palco uno dei DJ che hanno segnato la storia degli anni ’10: Steve Angello. Un terzo degli Swedish House Mafia. L’house che imperversa sul pubblico che ritorna e che compie questa diaspora sempre verso il JD Stage. Il cielo azzurro che gradualmente si apre dopo questa tempesta quasi apocalittica.

Steve Angello (foto di Francesca Ricca)

Un successo dietro l’altro, dal ben noto album “Axwell /\ Ingrosso” del 2017, passando per i remix di metà anni ’00: “Tell Me Why” dalla canzone “Why?” dei Bronski Beat, “Show Me Love” di Robin S o anche “Sweet Dreams (Are Made of This” degli Eurythmics. Ma anche l’ultimo singolo con Sebastian Ingrosso, “Skip”, uscito il 23 febbraio 2024.

Luci, ledwall e fiamme vanno a completare il setup per rendere indimenticabile la scenografia, con il culmine di “Don’t You Worry Child”: per uno degli inni dance più belli della storia della musica, stelle filanti e, come regalo della natura, le ultime nuvole si spostano per scoprire la luna esattamente sullo zenit. Clamoroso.

Sì, questa canzone ha già quasi dodici anni!

La chiusura di Deadmau5

Il canadese Deadmau5 va a chiudere la giornata sul JD Stage, con il più lungo set dei tre palchi. La progressive house che parte con un pezzetto di “Fn Pig” e prosegue con “Maths”: non poteva non mancare la visual-meme della telenovela “Senhora do destino”, con l’attrice Renata Sorrah pensierosa e con le formule matematiche che scorrono sul suo viso. Il resto dei brani è un susseguirsi di mood diversi, come in “Escape” che vede anche la collaborazione di Kaskade, l’altra metà dei Kx5.

Deadmau5 sul JD Stage (foto di Francesca Ricca)

E negli altri palchi?

In realtà i palchi del Nameless sono quattro, che spaziano dall’hardcore all’hip hop, come il caso del bel DJ set di Miles. Ma anche la profonda dubstep del francese HOL!, con questi campionamenti elettronici penetranti come proiettili. O ancora una drum and bass ricca di effetti seismic di Imanu. Insomma, ce n’è nella tendona sponsorizzata Molinari.

Altro palco fondamentale è quello dedicato agli artisti, il Live Stage, con un set decisamente differente rispetto a tutti gli altri: non solo console da DJ, ma anche band complete come nel caso della band Naive, da Novara con furore, ma anche Naska nel bel mezzo del già ripetutamente menzionato diluvio universale

Naska al Fructis Garnier Live Stage (foto di Francesca Ricca)
Bello Figo al Fructis Garnier Live Stage (foto di Francesca Ricca)

O ancora rap, hip hop e trap con Nello Taver alla quarta tappa del suo tour estivo che promuove “Fallimento”, il suo ultimo album, seguito da Bello Figo che prosegue con il suo “Do You Ringo” tour. Non manca anche la trap mischiata con il reggaeton di Boro, una mezz’oretta di “Bendicion”, che ci guida verso il segmento di Tony Boy.

Menzione d’onore è il set della Red Bull in collaborazione con Defected Records, una delle etichette più importanti al mondo dedicate alla musica house, che comprende DJ come CamelPhat, MEDUZA, Spiller, ANOTR e Anfisa Letyago. Molto interessante infatti è anche la disposizione dei container che formano una vera e propria arena, dove la musica e il mood chill rimane confinato come se si entrasse in un ulteriore universo parallelo.

Un assaggio delle proposte della Defected Recors su Spotify

Ci rivediamo nel 2025!

Come sarà l’undicesima edizione del Nameless Festival? Dopo le continue e ripetute voci sul trasferimento del festival al Campovolo di Reggio Emilia, i comuni dell’oggionese (Annone di Brianza, Bosisio Parini e Molteno) vi aspetteranno dal 31 maggio al 2 giugno 2025, con la prima tier di biglietti a disposizione a brevissimo.

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Se non parlo di musica, parlo di sport. Se non parlo di sport, parlo di ingegneria. Se non parlo di ingegneria, parlo di meme. Se non parlo di meme è perché dormo.

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