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Reportage Live

Attento al canto della sirena: il concerto di DIDO a Milano

Articolo di Serena Lotti | Foto di Eleonora Stevani

La potenzialità espressiva di un brano non si misura solo da quanto sia ben scritto ma da quanto sia in grado di restituire credibilità e capacità immedesimativa rispetto più vari scenari artistici.
L’atto che si è compiuto con Thank you, si può dire il brano più conosciuto di Dido, è ben più che un facile inserimento dentro una colonna sonora di un film iconico (Sliding Doors) o campionato in un brano di successo planetario (Stan).
Aprendo le sue possibilità a contesti diversi, questo pezzo ha saputo farci rizzare i peli delle braccia, sia che fossimo al cinema sia che fossimo nella nostra cameretta con le cuffie alle orecchie. Ed è qui che si parte per raccontare di una delle artiste più rappresentative del panorama pop internazionale.
Ma era 20 anni fa. E in così tanto tempo non si può certo dire che Dido Florian Cloud de Bounevialle O’Malley Armstrong abbia perso quella verve espressiva e quella capacità di songwriting che nei primi anni 2000 la lanciò di prepotenza nella ionosfera del pop rosa. Dopo la pubblicazione di altri 3 album, dopo il debutto di No Angel, ha superato i trenta milioni di copie vendute ed è tornata, dopo 6 anni di silenzio, con l’ultimo lavoto in studio, Still on My Mind che ha presentato ieri sera al pubblico milanese nella splendida cornice del Teatro Degli Arcimboldi.
Ero stata l’ultima volta agli Arcimboldi per il concerto del mitico Franco Cerri e non mi ricordavo fosse così maestoso ed elegante. Probabilmente la giusta location per un’artista della foggia di Dido. Io mi metto comoda e penso con un pò di invidia ai miei amici che nel frattempo pogano nel fango al concerto dei Metallica.

Lei arriva in punta di piedi, elegante e sottile come la Twiggy, accompagnata da una suadente sequela di suoni tribe. Outfit fin troppo casual, immancabile fermaglietto nei capelli, perfetta taglia 42. Bellissima.
Siamo in autentica milf zone e a 48 anni Dido ci deve spiegare se indossa la collana di Melisandre o quale pozione magica le abbia permesso di fermare il tempo.

Iniziamo con il singolo Hurricanes tra potenti influenze elettro pop mitigate da intenzioni melodiche più dolci e morbide e andiamo poi su Hell After This i cui beat hip-hop ci portano in un altro scenario, più coinvolgente. E così planiamo su uno due dei brani più rappresentativi della carriera di Dido, Life for Rent, tratto dall’omonimo album che nel 2003 fu il quarto disco più venduto al mondo e Hunter (in cui nei vocalizi ancora oggi mi ricorda spaventosamente la compianta e amatissima Dolores O’Riordan), tratto da No Angel. Esecuzioni intime e delicate che sul finale si lasciano andare a divagazioni percussive trascinanti e a mio avviso too much.

Il back in the days non si arresta qui ed è il momento della tanto attesa Thank you. Qui il pubblico che fino ad allora era stato composto e misurato si lascia andare, giustamente ed onestamente, a cori e urletti più o meno contenuti. Mancherebbe giusto l’entrata di Eminem ma lui non è che nella mia memoria storica di adolescente depressa e incattivita col sistema.
Ancora note electro-folk e ritmi hip hop danzerecci con Friends con un pubblico che vorrebbe alzarsi e ballare ma che trattiene ancora con dignità i deretani umidi di pioggia sulle sedie (lo sapete vero che Maggio is the new November?), ed è con Here With Me che le intenzioni diventano azioni. Il pubblico ringrazia con consensi entustiasti e applausi scroscianti e siamo felici che Dido abbia messo dei tramezzi tra musica e parole raccontandosi con grande naturalezza e spontaneità e con quella autentica dolcezza che da sempre caratterizza la sua immagine.

Arriviamo su Mad Love e sulla richiesta di instant translation di Dido rischiamo di finire nel trash più bieco. “Come si dice mad in italiano?”. Il pubblico risponde pronto…”Pazzo!”. “Ah mazzo? Amore mazzo?”. Fortunatamente la scelta finisce sulla consonante più sbagliata e giusta allo stesso tempo. Andiamo in chiusura con Take You Home, Chances e Have to Stay tutte tratte da Still on My Mind, e, tra divagazioni dance e confidenze intime, gradualmente il pubblico si alza e si mette a ballare tra applausi appassionati e consensi sinceri. Le influenze tribe di batteria e percussioni saranno onnipresenti durante l’esecuzione della maggior parte dei brani e saranno l’autentico tratto sonoro più distintivo di questo concerto, confezionato anche da luci strepitose che hanno dato vita ad un layout mimal chic veramente d’impatto. Chiudiamo con White Flag, per fare l’ultimo salto nel passato e congedarci da un’artista versatile, chic e poliedrica.

Lei elegante ed eterea sorride e ringrazia. Credibile e dotata di quell’eclettismo che le consente di passare tra varie intenzioni sonore pur restando sempre autorevole e capace di trasmettere verità, ho trovato una Dido non molto diversa da quella che, da nostalgica figlia degli anni 90, ricordavo. Capace di trasportare i suoi noti beat elettronici e le care sonorità folk e hip-hop che da sempre hanno contraddistinto la sua produzione musicale verso il mondo più frizzante della dancehall, tra scenari ambient ed il comodo dream pop nel quale Dido è cresciuta, penso che un pò di sano dark side sia mancato anche stavolta.

Certamente dotata di una voce così straordinariamente caratteristica che riconosceresti tra mille, esile e flebile ma che riesce sempre ad essere potente al tempo stesso, penso che la maturità non abbia lasciato segni profondissimi sul suo modo di fare musica. E questo può non essere necessariamente negativo a mio avviso.

Innegabile il fatto che a farci stare comodi stasera non è stata solo la poltrona del teatro ma la capacità di Dido di trasportarci in un modo di ovatta e fiori, di leggerezza e arcobaleni e importante dire che è sopravvissuta all’eredità pesantissima di No Angel ed è stata in grado, con vari tentativi non sempre riuscitissimi, di andare avanti per la sua strada.
Dido è lontana da quelle eroine del rock stronze e depresse che amo io. Dido ha sempre rappresentato la fata buona, quella che vuole salvare il mondo, quella di cui tutti si possono fidare perchè non ti tradirà mai. Dido colletta buoni sentimenti e li irradia sul mondo circostante. Dido è leggera e sottile. Dido è eterea e delicata. Dido è elegante e regale. Dido è una sirena. Occhio però, furono proprio le sirene a tentare di insidiare Ulisse con il loro canto ammaliatore. Lo dice la storia.

Clicca qui per vedere le foto di Dido a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto).

Dido

DIDO – La setlist del concerto di Milano

Hurricanes
Hell After This
Life for Rent
Hunter
No Freedom
Grafton Street
Sand in My Shoes
Give You Up
Still on My Mind
Thank You
Friends
Sitting on the Roof of the World
Quiet Times
Here With Me
See You When You’re 40
Mad Love
End of Night
Take You Home
Chances
Take My Hand
Have to Stay
White Flag

Written By

Milanese, soffro di disordini musicali e morbosità compulsiva verso qualsiasi forma artistica. Cerco insieme il contrasto e il suo opposto e sono attratta da tutto quello che ha in se follia e inquietudine. Incredibilmente entusiasta della vita, con quell’attitudine schizofrenica che mi contraddistingue, amo le persone, ascoltare storie e cercare la via verso l’infinito, ma senza esagerare. In fondo un grande uomo una volta ha detto “Ognuno ha l’infinito che si merita”.

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