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Sindrome da Dopo Concerto: le 9 fasi della depressione post-live

Per un fan accanito di musica non c’è nulla di più significativo dell’assistere all’esibizione della band o dell’artista del cuore e tutti, almeno una volta nella vita, hanno vissuto il rientro a casa e le fasi successive di “ritorno alla realtà” dopo il live oscillando all’interno di una condizione psicologica simile a una specie di lutto. Facendo una rapida ricerca sul web ho scoperto che questo stato d’animo viene chiamato “depressione post concerto” e si manifesta in 9 fasi che funzionano più o meno così:

Fase Uno – Euforia
Si tratta di quella fase che vi assale subito dopo il termine del concerto, fase in cui vi circolano ancora in corpo i residui delle sensazioni esaltanti provate durante il live. Generalmente l’euforia si manifesta mentre siete diretti verso l’uscita del locale, confondendovi ancora di più i neuroni e impedendovi di decidere se mettervi subito in coda nel traffico, fermarvi ore davanti al tavolo del merchandising per scegliere quale t-shirt portarvi a casa o andare a schiacciarvi contro una transenna accanto al tour bus dei vostri idoli, cantando (e probabilmente piangendo) nell’attesa di poter incrociare il loro sguardo per accaparrarvi un autografo, una stretta di mano o un semplice saluto. Nel caso in cui sceglieste quest’ultima opzione sappiate che la fase euforica risulterà notevolmente prolungata. Deliranti.

Fase Due – Riflessione
Trattasi di fase analitica che rappresenta quegli istanti in cui vi fermate a ripercorrere tutto ciò che è successo durante il concerto. La fase riflessiva può svolgersi secondo due modalità opposte: riflessione introspettiva, nel caso in cui la viveste in religioso silenzio chiusi in voi stessi, e riflessione estrinseca, nel caso in cui non riusciste a trattenervi dal parlarne con i vostri amici, parenti, vicini di casa, estranei all’Autogrill. Alcune persone decidono di sfruttare la loro fase riflessiva per riversare i propri pensieri e giudizi nella stesura di un report scritto, di uno stato su Facebook o nel caricamento online (una volta avremmo parlato di sviluppo) delle fotografie scattate durante la serata. Durante questa fase vi trovate spesso a coniare massime grandiose, spiegando come la vostra band preferita possa essere la salvatrice del rock’n’roll e come abbiate deciso di diventarne i fan numero uno sostenendola fino alla morte e portandola con voi nella tomba (fase riflessiva iperbolica). Esagerati.

Fase Tre – Realizzazione
Ecco, lo avete fatto davvero, avete appena affermato che lo show a cui avete assistito ha completamente cambiato la vostra vita. Bravi! Sappiate che arrivati a questo punto siete sulla vetta del monte “Gasato”, over the top, siete pieni zeppi come uova di entusiasmo ma… è esattamente da questo momento in avanti che iniziate a sentire una specie di nausea, un formicolio nella pancia, vedete tutto un po’ più grigio; si chiama tristezza e si sta insinuando sempre più velocemente in voi! State iniziando a realizzare, appunto, che un’esperienza del genere non vi ricapiterà mai più e che non potrete più sperimentare quelle sensazioni provate sotto al palco; ne volete ancora, ma proprio non riuscite a riprodurle. Tutte le vostre foto e i vostri appunti non sono stati in grado di catturare davvero l’essenza e la bellezza di ciò che avete vissuto, mettetevi l’anima in pace, quel che è stato è stato. Rassegnati.

Foto di Roberto Finizio

Foto di Roberto Finizio

Fase Quattro – Realtà
Il giorno dopo il concerto siete tornati alla vita di tutti i giorni, solita routine, solite dannate abitudini, solita esistenza che ora vi sembra ancora più noiosa e vuota dopo una notte come quella appena trascorsa! La depressione sta cercando di defluire dal vostro animo e probabilmente, per accelerarne il processo, inizierete a vaneggiare sui banchi di scuola, in ufficio, nelle aule universitarie, sproloquiando e urlando frasi incazzate del tipo: “Questa non è vita! Quella di ieri sera lo era! Quello era essere vivi! Questo è semplicemente vivere, trascinarsi nell’esistenza, non è Vita!”. Filosofi.

Fase Cinque – Emarginazione
Per cercare di completare il processo di rinascita e tirarsi su il morale, spesso può capitare di voler tentare a tutti i costi di ritornare alla Fase Due, quella di Riflessione, ripercorrendo mentalmente le tappe dello show e condividendole con chi non ha partecipato all’evento (una specie di espansione della Riflessione Estrinseca). La maggior parte degli estranei al concerto vi risponderà con un “Wow, figata” o al massimo con un “Eh sì, dev’essere stato proprio fantastico”. Questo non farà altro che aumentare la distanza che ora risiede tra voi e il resto della misera umanità che non può comprendere quanto epico sia stato il live dei vostri idoli: “Ma tu proprio non capisci! Una figata? E’ stato paz-ze-sco. Anzi! Era molto più di tutto questo, non puoi capire!”. Infatti chi è di fronte a voi proprio non vi comprende visto che non riuscite ad articolare una frase di senso compiuto: siete ormai totalmente persi ed estraniati dalla società. Arrivati a questo punto vi sentite abbandonati, emarginati, cercate in ogni dove qualcuno che fosse presente allo spettacolo ma tutti sembrano tragicamente scomparsi, inghiottiti da chissà quale buco nero. Reietti.

Fase Sei – Stalking
D’accordo, ormai è appurato, le persone che vi circondano direttamente proprio non vi comprendono ma voi di vivere nell’emarginazione musicale proprio non ci state. Comincia la fase stalking, quel lasso di tempo che passate alla ricerca compulsiva di persone attraverso le quali poter rivivere indirettamente ciò che avete passato quella sera, stalker come voi. Partite dunque all’attacco sondando il Web e i Social Network alla ricerca di fanbase organizzate nelle quali racimolare i contatti di chi parteciperà alle prossime date dei vostri amati implorandoli di condividere con voi ciò che vivranno (o di portarvi con loro) e di liste di partecipanti al concerto a cui avete assistito tramite gli eventi di Facebook, digitando hashtag all’impazzata su Twitter e frugando tra i tag di Tumblr e Youtube. Fareste qualsiasi cosa pur di raggiungere di nuovo lo stato d’animo della Fase Uno, anche organizzare una spedizione di massa per strisciare davanti alla sede dello staff della band, realmente o virtualmente che sia. Determinati.

Foto di Dina De Paris

Foto di Dina De Paris

Fase Sette – Perdita del controllo
L’impulsività si è impadronita di voi, avete realizzato che la vostra esistenza sola e senza vita può essere colmata solo da ciò che vi ha scaraventati in questa difficile situazione: un concerto. Spostate la vostra ricerca dai Social Network ai siti LiveNation, TicketOne, BandsInTown, Rockon, VivoConcerti e qualsiasi altra piattaforma in cui poter visualizzare la lista dei prossimi live in programma; anche qualora la prossima data dovesse tenersi nell’altro globo terrestre voi siede determinati ad acquistarne il biglietto: “Isole Chatham? Sì, è una buona idea, in fondo la Nuova Zelanda non è poi così lontana!”. Non vi ferma nemmeno il prezzo esorbitante dato dal totale ingresso+viaggio, spenderete un sacco di soldi, tutti quelli che avete nel ”salvadanaio concerti”, pur di sentirvi di nuovo vivi… suona un po’ come una droga. Ecco, siete questo. Drogati.

Fase Otto – Accettazione
Sì, siete un caso disperato di dipendenza da live e sì, avete intenzione di andare a quel concerto alle Isole Chatham perché avete un motivo valido per giustificarlo: “E se fosse il loro ultimo tour?”, “E se si dovessero sciogliere subito dopo?”. Indossate la camicia di forza e tornate con i piedi sul suolo terrestre, accettate l’evidenza. Un viaggio in Nuova Zelanda vi costa circa 1500 euro, se vi va bene, e 33 ore di volo; sul serio, dove volete andare?! Potete svenare il conto in banca, organizzare la delirante trasferta e acquistare quel dannato biglietto oppure realizzare che le circostanze non sono certo favorevoli e accettare il fatto che dovrete attendere il prossimo concerto nelle vostre zone o, almeno, all’interno della vostra Nazione. Maturi.

Fase Nove – Resurrezione
Finalmente tutti i sintomi post-concerto stanno svanendo e presto sarete di nuovo in grado di guardare le vostre fotografie dello show non come riflessi senza vita di una notte che nessuno potrà restituirvi, bensì come pezzi di memoria, quella memoria che vi darà sostegno e sostentamento fino al prossimo live, fino a quando, dunque, sarete nuovamente vittime di questa piacevole tortura. Sopravvissuti.

Ispirazione e Fonte: Altpress.com

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Laureata in Scienze della Comunicazione e masterizzata in Comunicazione delle Scienze (no, non l'ho fatto apposta) con, nel mezzo, una magistrale in Editoria e Giornalismo. Mi porto appresso un soprannome brutale, ma nella realtà somiglio di più a un Kookaburra. Amo gli animali, un po' meno certi esseri umani. Sono cresciuta a ovetti Kinder, Nirvana, Distillers, Run Dmc, Beastie Boys, Spice Girls (ebbene sì) e Prodigy. Per essere felice oggi mi bastano del buon shopping online, un doppio pedale hc, Dave Grohl, un cd dei Rise Against e un concerto dei Ministri. E un altro ovetto Kinder, dai.

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