Dopo aver affermato con forza che nulla è destinato a durare, gli All You Can Hate tornano con Afterglow (Vina Records), un EP che esplora ciò che resta quando tutto sembra finito. Un lavoro che non nega la fine, ma la attraversa, trasformandola in passaggio, in eco, in nuova possibilità. Tra sonorità indie rock contaminate da post-punk, midwest emo e shoegaze, la band romana mette a fuoco una scrittura più consapevole e un’identità artistica sempre più definita.
In queste sette tracce convivono rabbia e malinconia, lucidità e disillusione, raccontando senza filtri il disagio generazionale contemporaneo: relazioni fragili, dipendenze emotive, senso di smarrimento e bisogno di cambiamento. Afterglow è un punto di transizione, un momento sospeso tra ciò che è stato e ciò che verrà.
Abbiamo incontrato gli All You Can Hate per farci raccontare la nascita di questo nuovo capitolo, il significato dietro i brani e l’evoluzione del loro percorso artistico.
Come è nato il concept di Afterglow e quando avete capito che sarebbe stato il filo conduttore del progetto?
Volevamo mantenere un dialogo con l’EP precedente, anche perché questi brani sono nati nello stesso periodo in cui stavamo registrando il primo. Più che essere un filo conduttore tra i pezzi sul piano del significato, Afterglow rappresenta soprattutto un filo conduttore personale: racconta un momento, una continuità nel nostro percorso e nel modo in cui siamo cambiati.
In che modo Afterglow si collega e si differenzia da Nothing Lasts Forever?
Si collega a Nothing Lasts Forever perché quel primo lavoro è stato fondamentale per capire come dovevamo approcciare la produzione e forse, in un certo senso, anche la vita. Eravamo inesperti, insicuri, ancora in fase di scoperta. Con Afterglow abbiamo deciso di smettere di inseguire la perfezione o uno standard presunto, quasi imposto, e di dare invece priorità alla personalità e alla libertà di espressione, accettando anche gli errori inevitabili che arrivano quando fai tutto in casa. Anzi, a volte sono proprio quelli a rendere il tutto più vero.
Ci sono state influenze nuove nella composizione di questo EP?
Le influenze, in fondo, sono più o meno sempre le stesse. Forse in questo lavoro emergono di più, semplicemente perché ci abbiamo messo molto più di noi stessi. Quando lasci più spazio alla tua identità, inevitabilmente vengono fuori anche in modo più evidente tutte le cose che ti hanno formato.
Nei vostri testi emerge spesso il disagio generazionale: quanto è autobiografico?
I pezzi sono molto autobiografici, senza dubbio. Però diciamo che partiamo sempre dal particolare per arrivare al generale. È una sorta di proiezione del sé sul mondo, ma anche il contrario: un sé che si riflette nel mondo e ci si specchia dentro. Quello che viviamo personalmente diventa poi uno strumento per leggere qualcosa di più ampio.
Come nasce la vostra fusione tra indie rock, post-punk, emo e shoegaze?
Nasce non facendoci troppo caso, ovvero senza pensare veramente a una reference in particolare ma scrivendo mettendoci dentro la propria identità che inevitabilmente è un mosaico di influenze ed esperienze diverse.
Ci sono artisti o band che vi hanno influenzato nella scrittura di questo EP?
Come dicevamo, spesso non c’è una reference specifica, quanto piuttosto un mood generale, un certo tipo di atmosfera sonora. Detto questo, sicuramente alcune band che hanno influenzato stilisticamente i brani ci sono: Surf Curse, EKKSTACY, The Drums, Cigarettes After Sex e I Cani.
Sono previsti dei live per presentare questo nuovo lavoro? se si dove?
Sì, stiamo presentando il nuovo lavoro dal vivo con un tour dedicato. Il disco è stato lanciato con un release party al Wishlist Club di Roma, che ha segnato l’inizio di questa serie di concerti. Questo weekend siamo stati in giro tra Bari e Benevento, portando i brani live sul palco e iniziando a farli vivere davvero davanti al pubblico. Il tour proseguirà nelle prossime settimane toccando diverse città in Italia, tra cui Torino, Genova, Vercelli, Firenze, Latina, Trieste, Rimini e altre date in arrivo tra Cesena e Meldola.





























