LUCA ROVINI – La barca degli stolti

luca-rovini-barca-stoltiLa strada è per buona parte la regina di questo nuovo e secondo album del cantautore pisano Luca Rovini. E per strada si intende la faccia e la mano sull’asfalto, le ruote che ti riportano a casa, una casa dove qualcuno ti aspetta. Ma non c’è solo la strada…”La barca degli stolti” è album completo, ruvido, pieno di insenature ma con grandi aperture verso il bello e la dolcezza. E’ sempre toccando il fondo che si risale, è strisciando nel fango che il viso non si riconosce più e davanti allo specchio ha il bisogno di trovare una fonte che gli ridia acqua.  Ci si ripulisce e  ci si sporca in questo album. Il folk, il blues, il rock e la ballata melodica che non mancano. Alla riscoperta delle radici, con un’armonica suonata a tratti e a tratti fatta coincidere con il calore del ritorno verso i luoghi d’amore e i luoghi dell’amato.

Intanto “La barca degli stolti” è un album curatissimo in ogni suo particolare. A cominciare dalla copertina, dove una barca semi distrutta, che non ha più  vele e trasporta con sé persone ammucchiate che festeggiano, come se festeggiassero la fine vicina, in un delirio di solitudine in mezzo ad una mare completamente calmo. Il mare non risponde alla stupidità degli uomini.

“Dove bevo il mio cuore“ che apre l’album è una ballata amara, la ricerca di un rifugio dentro se stessi, al riparo dalle cose che in apparenza ci sembrano belle.  Trasportata dalla dolcezza dei violini , il pezzo è un correre di tempo lento  che si affida  alle tastiere suonate magistralmente da Francesco D’Acri. “Lascerò una nuvola di polvere per essere sicuro di non ritrovare la strada …fumando e imprecando manderò affanculo ogni santo. Non tornerò su passi morti e andrò dritto e lento in avanti. Dove c’è pioggia , freddo e vento, dove saprò  ripararmi dal sole . Il mio rifugio dentro a una testa vuota, che rotola e sorride…”.

“Il quartiere della folla” ricalca con gran abilità le orme del Boss, Bruce Springsteen e le melodie sconclusionate , che conducono ad una fine, del buon Tom Waits. Testo ruvido, cattivo , anche con un ottimo profumo di rancore “Ti guarderò cadere giù come una foglia morta, bocche finte e finti soldi busseranno alla tua porta. E nel giorno che muore sull’asfalto e sui miei passi dove non riconosco più il tuo sapore…sei una foglia da scacciar via nel quartiere della follia”.

Seguono poi brani come “ Gocce della sera“ “ Scoppia la testa“  “Cappotto di vita“ fatti di blues e folk che in Italia è raro ormai da sentire o trovare. Ma di grandissima bellezza musicale e particolare attenzione quasi metodica sono da segnalare il brano “Occhi profondi” occhi profondi come un respiro, un sorriso accennato che parla e si muove, riconosco una luna , riconosco un sospiro, un sollievo cercato incontrato e rapito. E quale forza rideva contenta e si girava a guardare il domani… Come ti senti ? Hai l’amore che ti esce dal cuore. Come mi vedi con gli occhi che sanno di sale? Una sera diventa mattina una mano ti culla… sei una regina”. Nel volto di lei riconoscere la timida bellezza della luna che accenna un sorriso e restituisce vita illuminandosi a poco a poco. Così che il cuore, l’amore,  scoppia e ci si ritrova  sotto un cielo di chitarre in un giorno che si fa vivo davanti al mare.

Da segnalare due cover interessantissime “Powderfinger” (Steve Young – Tom Russell / traduzione italiana di Luigi Grechi) e “L’angelo di Lyone” (Brano cantato e tradotto da Francesco De Gregori).

Ma c’è davvero chiamiamola  così “ la perla “ dell’album, a gusto personale , è il brano “Incontro al tuo viso“ che Luca Rovini ha presentato live all’Asino che vola a Roma, il 10 Febbraio, durante la serata organizzata da Luigi Grechi “ i giovani del Folkstudio presentano Noi non ci sanremo” alla presenza di Francesco De Gregori. Si apre con un ‘armonica che sembra lasciare una scia , un inizio, la richiesta di un amore “ e cadeva via la notte su la mie ossa diamante,sulla mia pelle spaccata su due occhi di diamante. E son caduto giù nel fiume e ho trovato solo nani puoi parlarmi del tuo fuoco rubare queste mani, e accendimi in una stretta e accendi questo povero cuore guarda come siamo piccoli e senti come siamo soli“. E’ un mare in tempesta ma il vento è sparito e  ho smesso di remare vengo incontro al tuo viso“  … L’ immagine della “Barca degli stolti“  dove il mare calmo non da importanza a gente inutile che balla sul nulla e  che paradossalmente si diverte , sembra essere spazzata via da questo ultimo brano, dove l’amore e solo l’amore agita il mare, diventa tempesta ed  è finalmente vivo. E quando tutto vive l’uomo rimane fermo, capisce quando è il momento di andare avanti e  avere solo la volontà di andare incontro ad un viso, incontro all’amore dove prima si era soli ora c’è solo verità .

E’ uno splendido album “La barca degli stolti“ non è stato registrato in nessun studio, profuma di vero, di vita, di casa e quotidiano. Di sangue e sudore, di strada, polvere ma soprattutto si sente un gran cuore, una grandissima passione che in Italia ultimamente si è davvero perduta.

Graziella Balestrieri

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