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Interviste

“Quando si mette male”: intervista a LIEDE

Dopo i precedenti “Chance” e “Credici”, Liede pubblica oggi 26 maggio il singolo “Quando si mette male”, nuovo passo verso il secondo album, di prossima uscita, del cantautore torinese.

L’uscita del brano coincide con il ritorno alla musica dal vivo di Liede con “Quando si mette male tour” che lo vede attualmente sul palco in apertura a Samuel (Subsonica) per alcune date del suo tour solista “Elettronica Tour”. Partito da Firenze, le ultime due tappe saranno all’Hiroshima Mon Amour di Torino e alla Latteria Molloy di Brescia, rispettivamente il 27 e il 28 maggio 2022. “Quando si mette male tour” di Liede, organizzato da Kashmir Music, prosegue poi al Seven Club di Formigine (Mo) il 23 giugno, al Mercato di Taranto il 25 giugno e il 24 luglio al Vox Stage di Firenze con date in continuo aggiornamento.

Finalmente sono ricominciati i live. Anche tu hai potuto riprendere con i concerti, infatti domani 27 maggio all’Hiroshima Mon Amour di Torino e sabato 28 alla Latteria Molloy di Brescia ci saranno le ultime date in apertura al tour di Samuel. Com’è stata questa esperienza? Sei contento di poter nuovamente cantare le tue canzoni davanti ad un pubblico?
Beh direi che contento è riduttivo. 

Alla prima data al Viper a Firenze quando ho detto che erano 805 giorni che non facevo un concerto (calcolati con un sito calcolagiorni tra una data e l’altra!) c’è stato il boato. È stato emozionante, è la vita. E non era il mio pubblico, erano lì per Samuel!

Direi che c’è tanta voglia di live da entrambi i lati della barricata.

Aprire i concerti di un artista così affermato e così amato dal suo pubblico è un mestieraccio stupendo.

So che sto facendo un buon lavoro, perché guardo in faccia quelli che sono in prima fila in attesa del concerto dell’idolo per il quale hanno pagato un biglietto -che non sono io- e dopo i primi 30 secondi di live vedo che sono presi bene. 

Ballano, alzano le mani, partecipano. E dopo mi cercano per dirmi belle parole. E vi assicuro che non è scontato!

Poi a qualcuno farà anche schifo, per carità, ma per ora sto percependo solo molte good vibes.

Non vedo l’ora di salire sul palco dell’Hiroshima domani. La tristezza arriverà poi a Brescia sabato, 7 date in 3 settimane sono davvero volate. 

Però arrivano presto anche le mie di date, fortunatamente. C’è già qualcosa in calendario per l’estate.

Ringrazio Kashmir, il booking con cui lavoro. Sono bravoni.

E non è escluso che con Samuel ci inventeremo qualcos’altro insieme più avanti

Oggi esce il tuo nuovo singolo “Quando si mette male”, raccontaci un po’ qual è l’idea dietro a questo brano. Com’è nato?
QUANDO SI METTE MALE nasce dall’idea fortemente radicata in me che, in questo presente così a tratti ridicolmente moralista, sia giusto stare a volte dalla parte del torto. 

Che poi mica è facile, spesso, capire quand’è che si passa dalla parte del torto. Il confine non è sempre ben delineato. 

Ma ammesso che lo sia, e che si stia dalla parte giudicata “sbagliata”, ecco io penso che sporcarsi il cuore, l’anima, possa aiutare a prendere le misure nei confronti nell’universo e a ragionare in generale meglio. Nutro nei perfettini e nei filobbedientisti (non credo esista come termine) lo stesso dubbio che ho nei confronti degli astemi. 

La produzione è stata curata da Ale Bavo, come avete lavorato? Cosa vi ha ispirato?
Ricordo bene il giorno in cui con Ale abbiamo messo mano a questo brano, che inizialmente si chiamava Vergogna. 

Testo e melodia erano sostanzialmente pronti, avevo registrato un provino cantando su un giro di basso che avevo creato modificando e pitchando un campione. 

C’era qualcosa di crudo e sghembo che ci ha subito fatto brillare gli occhi, la struttura era sbagliata, c’erano giri dispari di troppo, eppure per noi spaccava. Così ci siamo messi a inspessirla, a farla suonare un po’ più cicciona, a raddrizzarla dove ci sembrava eccessivamente storta. Poi Ale ha risuonato completamente il basso e io ho ricantato una linea di voce un po’ più stabile. 

A fine giornata lavoravamo con le casse a palla e io saltavo su e giù per la mia stanzetta-studio, fumando e stappando birrette! Era diventato un party. 

Lui mi ha detto che non mi aveva mai visto così gasato per un pezzo, che avremmo dovuto fare tutto un disco così! Magari il prossimo… 

Più che artisti in particolare direi che a ispirarci è stata Torino, la nostra idea di notte, la voglia di clubbing, e il sentimento piacevolmente maligno che traspare del brano. C’è stata molta intesa.

Successivamente ho mandato il provino a Damir Nefat, che è un chitarrista della madonna che non finirò mai di ringraziare per aver partecipato a questa avventura. Quando mi ha rimandato il pezzo con la sua idea di chitarra (esattamente quella che sentite ora) ci son rimasto secco!

Nel brano è presente una critica al pensiero comune di molti che vede i giovani come sbandati e senza valori, facendo riferimento al fenomeno della malamovida. Credi davvero che le nuove generazioni siano solo interessate al divertimento? E secondo te, cosa c’è dietro questo fenomeno?
Per me dal brano dovrebbe trasparire un sentimento antimoralista, io non mi riferisco direttamente alla questione malamovida, ma essendo il linguaggio quello della musica e della notte è comprensibile che venga in mente.

Io vedo con orrore live club chiudere e ristoranti aprire. 

E non credo che le nuove generazioni siano solo interessate al divertimento.

Sarebbe tralaltro etimologicamente impossibile, insensato: “divertere” significa deviare, allontanarsi. 

C’è una linea retta, che è quella della normale e soffocante quotidianità, e ci sono dei momenti nei quali è lecito prendere delle vie secondarie. E respirare, in questa vita sempre più di merda. 

Credo che le nuove generazioni, come le vecchie, vogliano semplicemente respirare.

Pare purtroppo che sia percepito a volte come al limite del legale, se non come proibito, e comunque da demonizzare. È qui che risiede la morale che detesto e combatto.

Non è soltanto festa, non c’è sempre qualcosa da festeggiare, anzi. A volte è una cura. Ce n’è bisogno soprattutto quando le cose non girano nel verso giusto. 

Non per dimenticare, ma per elaborare, metabolizzare. Per uscirne in qualche modo diversi.

E poi sono stufo di sentirmi raccontare dai miei concittadini che hanno vissuto a bomba gli anni 90 di quanto fosse tutto più figo, energico, incredibile.

Possibile che non sia rimasta neanche una briciola di tutto ciò?

Cosa dobbiamo aspettarci prossimamente? Stai lavorando a qualcosa di nuovo?
Aspettatevi l’uscita di ancora uno o due brani, poi si parlerà finalmente di disco.

Dopo l’estate però.

Nell’immediato ci saranno novità riguardanti il videoclip di questa canzone, la cui regia e art direction è stata affidata a Simone Brillarelli, che è un artista enorme e che ringrazio di cuore. 

Le riprese sono state curate da Vali Production, giovani torinesi molto in gamba.

Seguite il mio Instagram, @liedesonoio. Dico tutto lì.

Grazie! Baci.

Foto di Federico Masini

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