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Reportage Live

Siamo pedine ma potremmo essere Re – ALTER BRIDGE in concerto a Milano

Articolo di Matteo Pirovano | Foto di Davide Merli

Non ci sono molte band che posso asserire di seguire sin dai primissimi albori.

Non è così semplice scoprire artisti sin dai primissimi demo, si arriva spesso a conoscerli dopo il successo di un primo singolo o di un primo album, ma tendenzialmente si arriva a “tavola già imbandita”.

Per gli Alter Bridge tuttavia è stato esattamente così. In un periodo in cui il web era ancora un luogo semi pionieristico, coadiuvato da alcune riviste di settore ormai avviate sulla strada del declino, ho seguito, passo passo, gli sviluppi della carriera di quel  chitarrista che tanto avevo amato con i criticatissimi (soprattutto da noi) Creed, dei quali gli Alter Bridge portano in dote ben tre membri su quattro totali.

Ricordo le pochissime news che si reperivano a riguardo del nascente progetto del talentuoso guitar hero di Orlando, e ben ricordo di un demo scaricato da una pagina myspace, probabilmente appartenuta a Mark Tremonti stesso. Era stato trovato un nuovo cantante, diversissimo dal precedente. Un perfetto sconosciuto (quantomeno da noi) del quale si avevano pochissime notizie, uno sconosciuto che al primo ascolto mi inchiodò alla sedia lasciandomi a bocca aperta. Oggi non saprei dire quale fosse il pezzo del demo, ma ricordo che ne divenni fan all’istante. Senz’ombra di dubbio mi trovavo al cospetto di una delle ugole più dotate della nascente generazione.

Gli Alter Bridge hanno suonato questa sera il loro 26° concerto italiano in un arco temporale di appena 20 anni.

Una presenza fissa annuale o al massimo biennale nel cartellone concertistico nostrano, complice una prolificità da studio senza eguali.

Questa sera c’era infatti da promuovere un nuovo lavoro: “Pawns & Kings”, settima fatica in studio per la band, uscito lo scorso ottobre per Napalm Records. Un album come al solito di ottima fattura, ma sicuramente meno immediato dei precedenti. La curiosità su come potessero rendere dal vivo i pezzi nuovi era quindi forte. Tuttavia l’analisi delle scalette precedenti a Milano lasciava scarse speranze in tal senso. La data milanese non si è distanziata troppo da questa formula che ha visto pescare solo tre canzoni dal nuovo album: “Silver Tongue” (davvero perfetta come opener), “Sin After Sin” e la bellissima title track che non mi ha però soddisfatto del tutto nell’arrangiamento proposto che, a mio avviso, ha penalizzato la linea melodica portante del pezzo, questa sera meno efficace rispetto alla versione su disco .  Per il resto una setlist costruita su una spina dorsale fatta di grandi classici su cui, già nelle date precedenti , si sono alternati alcuni dei mid-tempo più noti della band. Nella data milanese la scelta è ricaduta su “Before Tomorrow Comes” e sulla stupenda “Ghost Of Days Gone By”, unico estratto insieme alla granitica “Isolation” dal riuscitissimo “AB III”.

Le prime parole di serata di Myles Kennedy, di ringraziamento nei confronti delle band che li hanno anticipati sul palco e dei sempre calorosi fan italiani, sono state il preludio all’esecuzione della vera sorpresa di serata: “Shed My Skin“, una chicca che mancava nella scaletta della band da diverso tempo, addirittura assente dai palchi italiani da ben 17 anni, suonata solo in occasione della data dell’ormai lontano marzo 2005 a Reggio Emilia durante il tour a supporto dell’uscita del debutto “One Day Remains”.

A voler trovare il proverbiale pelo nell’uovo l’unico neo di questa esibizione imperdibile è stata la rinuncia di Myles a cantare nel chorus chiamando il sing along del pubblico, aspetto che ad onor del vero si è ripetuto anche per altri pezzi durante l’intero live.

La solita prova maiuscola, sia chiaro. Ma la sensazione che alcuni parti siano state volutamente accantonate rimane.

Come sempre da pelle d’oca l’intermezzo acustico a due con la bellissima “In Loving Memory” che ha dato modo ai presenti di tirare il fiato prima delle conclusive “Metalingus”, “Blackbird” (stoppata per consentire alla sicurezza di assistere una persona delle prime file che ha avuto un malore) e l’encore composto dalla rocciosa “Cry of Achilles” e l’anthemica “Open your eyes”.

Alter Bridge in concerto al Mediolanum Forum di Assago (MI). Foto di Davide Merli per www.rockon.it

Il solito live maniacalmente preciso ma allo stesso tempo intenso, impreziosito dalle taglienti linee di basso di Brian Marshall (che dà alla band una connotazione unica)e dal drumming istintivo di Scott Phillips, entrambi mai celebrati abbastanza.

Nota a margine del concerto:  Mark Tremonti (nemmeno servisse un’ennesima prova del meraviglioso essere umano che è) ha omaggiato un ragazzino delle prime file con una delle sue chitarre.

Mark è davvero come lo vedete, l’amico che vorreste sempre avere al vostro fianco. Ho avuto modo di intervistarlo in occasione del recente disco di cover di Frank Sinatra uscito per raccogliere fondi da destinare a un’associazione per i diritti dei ragazzi con sindrome di down (Mark ha recentemente avuto una figlia nata con questa sindrome)  e ho scoperto un uomo di un’empatia unica.

Una menzione finale per  Mammoth WVH e Halestorm, le due band che hanno aperto questa serata all’insegna dell’hard rock organizzata da Vertigo.

Dei primi non posso dire molto perché purtroppo sono arrivato sul finire dell’ultimo pezzo, ma ho solo feedback ultra positivi su band e figlio di Eddie (Van Halen ndr).

Sui secondi faccio un gigantesco mea culpa perché nonostante siano in giro da ormai più di una decade li conoscevo nella misura di un paio di pezzi.

Raramente mi è capitato di assistere a un live tanto coinvolgente per l’intera durata dell’esibizione (inutilissimo assolo di batteria a parte). Un muro sonoro compatto su cui spicca la voce pazzesca di una frontwoman unica come Lzzy Hale.

Clicca qui per guardare le foto del concerto degli Alter Bridge a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto)

Alter Bridge

ALTER BRIDGE – La scaletta del concerto di Milano

Silver Tongue
Addicted to Pain
Ghost of Days Gone By
Sin After Sin
Before Tomorrow Comes
Shed My Skin (tour debut, prima volta dall’8 Dicembre 2017)
Wouldn’t You Rather
Isolation
Waters Rising
Pawns & Kings
In Loving Memory (acoustic)
Metalingus
Blackbird
Rise Today

Encore:
Cry of Achilles
Open Your Eyes

Clicca qui per guardare le foto del concerto degli Halestorm a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto)

Halestorm
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Nasco il giorno di San Valentino del 1978, e forse proprio per questo sono, da sempre, un nostalgico romantico. Apro per la prima volta gli occhi a Genova, ma non riesco a definirmi Genovese a tutti gli effetti pur essendole visceralmente legato. La mia vita è stata vissuta al confine tra la provincia ligure e quella Alessandrina, mi piace considerarmi un apolide della collina. Appassionato di musica sin dalla giovanissima età, cresciuto tra i dischi dei miei, diviso tra Black Sabbath e Led Zeppelin, seguo la musica da sempre. Sono ormai più di vent'anni che coltivo la passione dei concerti, una delle poche a non essere mai calata nel tempo. Sono un Vespista e un Jammer, chi ha una di queste due passioni sa cosa esse significhino. Nella vita lavorativa mi occupo di tutt'altro, le mie passioni sono la mia linfa e la mia energia, sono ciò che riempiono quel bicchiere che, per mia fortuna, riesco sempre a vedere mezzo pieno.

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