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Reportage Live

QUEEN OF THE STONE AGE, ROYAL BLOOD, THE VACCINES. Più che un I-DAY è stato (quasi) un D-DAY.

Per la data del 6 Luglio agli I’Days di Milano arrivano QUEENS OF THE STONE AGE, ROYAL BLOOD e THE VACCINES. Se a inizio luglio era un flow di calore quello che volevamo siamo stati ricompensati. Anche metereologicamente. Quarto weekend di questo intenso festival estivo milanese all’insegna del rock più autentico e puro, con grandi sorprese, granitiche certezze e qualche crepa. We also can go with the (flaw). Ma l’amore resta immutato.

Articolo di Serena Lotti | Foto di Andrea Ripamonti

Torno di gran carriera agli I-Days di Milano dopo essere stata recentemente al live incendiario dei Green Day e dei Nothing By Thieves lo scorso 16 giugno. Stavolta presente per una delle altre immancabili tappe di questo Festival milanese.

Passaggio al corner di Philips necessario per chi come me è accompagnata da un ragazzo il cui rasoio sta alla sua faccia come la conquista dell’Europeo sta alla squadra di Spalletti. Pop-up store molto cool con due poltrone e due beard-stylist professionisti, il corner è dedicato al nuovo rasoio del brand olandese, il Philips One Blade: il nostro tester di Rockon per Philips ha provato l’experience barbuta, dopo che a sedersi sulla poltrona degli I-Days era stato il nostro inviato Philip Grasselli che ce ne ha parlato più nel dettaglio.

Dopo la sessione Philips l’aria inizia a farsi umida e appiccicosa, le zanzare si fanno avanti e iniziano a pasteggiare sulle nostre carni nude e sudadicce: del resto siamo già metà pomeriggio. La serata sta per partire.

KEMAMA

A salire sul palco per primi gli italiani Kemama, la band milanese scelta dai Queens of the Stone Age per aprire i live del tour formata da Ketty Passa (voce), Marco Sergi (chitarra) e Manuel Moscaritolo (batteria). Come si definiscono loro stessi “Kemama è necessità di esserci, è il risultato di una crescita interiore dei singoli componenti, affrontando tematiche che reputano importanti, attraverso un suono che nasce nella sua grande matrice, il ROCK”, vantano collaborazioni con Bluvertigo, Punkreas e Roberto Angelini. Sul palco scaldano i fan per The Vaccines e danno un’ottima prova sia sonora che interpretativa; compatti, coesi, suoni ben strutturati e granitici siamo certi che dei Kemama sentiremo ancora parlare a lungo.

Kemama in concert at I DAYS 2024 in Milan photo by Andrea Ripamonti

THE VACCINES

Se 10 anni fa If You Wanna faceva vibrare la scena musicale britannica con un vigore tale da far sussultare una montagna è vero anche la band The Vaccines da allora, ha continuato nel solco di quella che è sempre stata la loro cifra stilistica, tra alti e bassi, ma sempre cercando di non snaturarsi e mantenersi ben piantati nel mutevole mondo indie, dove oggi sei un Dio e domani un restauratore di nani da giardino.

Ed è cosi che alla line up di ieri sera si aggiungono proprio loro, la rock band inglese formata da Mike Kerr e Ben Thatcher, che torna in Italia dopo aver pubblicato il nuovo album Pick-Up Full of Pink Carnations, e senza Freddie Cowan, co-fondatore e storico chitarrista, che ha recentemente dato congedo imperituro (nulla è scolpito sulla pietra) chiudendosi la porta alle spalle.

The Vaccines in concert at I DAYS 2024 in Milan photo by Andrea Ripamonti

Braccia on the top, anca ritmica e sorrisi gigioni, hanno dato via all’usuale party vacciniano lanciandosi talmente a rotta di collo in una carrellata di vecchio e nuovo (da What Did You Expect From The Vaccines? a Pick‐Up Full of Pink Carnations fino a Come of Age) che il climax era raggiunto già a metà set.
Con Wrecking Bar (Ra Ra Ra), Post Break Up Sex, Your Love is My Favourite Band ed il momento limone di Wetsuit per citarne qualcuna, con il loro stile eclettico di chitarre fuzzy distorte, riff nevrotici, bassi downbeat e patterni di batteria The Vaccines dimostrano ancora una volta di essere un’unità solida e affidabile, sfornano regolarmente album di altissima qualità distanziandosi nettamente dalla paccottiglia indie di cui siamo invasi da almeno un decennio, riuscendo a trasportare il pubblico in una sorta di prom per adulti. Il mezzo? Un carrozzone colorato che arriva a fare un viaggio nel tempo di 20 o 30 anni prima. Un pò come ritrovarsi alla festa di Incanto Sotto il Mare con Marty che suona Johnny B. Goode ma al suo posto troviamo Young che suona la sua All My Friends are falling in Love.

Immancabili garofani colorati sui microfoni (fiore che compare sulla copertina del nuovo album) la band londinese diverte senza sforzo, mostrando un’adorabile swagger e carisma. Accattivanti e con un totale controllo sul pubblico ci domandiamo che saremo capaci di toglierci dalla testa quell’irresistibile e micidiale combinazione di pop rock e new wave ed elettronica fino all’arrivo del frustino arroventato dei Royal Blood.

ROYAL BLOOD

Fra i supporter di questa giornata milanese ci sono dei veri e propri fratelli per i QotSA, ovvero il duo britannico Royal Blood che, reduce da un tour americano con la band di Josh Homme, torna a esibirsi dal vivo in Italia proprio agli I-Days. Proprio con gli headliner la band inglese ha collaborato alla produzione del singolo Boilermaker e di un altro paio di brani durante Typhoons. Dieci anni fa rappresentarono un’ancora di salvezza per la scena alt-rock inglese: un duo di batteria e basso potè provare, se non a cambiare il corso della storia, a mischiare un pò le carte su quel tavolo impolverato. Dieci anni quindi di carriera all’attivo per Mike Kerr e Ben Thatcher che ritroviamo sul palco dell’Ippodromo di Milano più energici e impavidi che mai; del resto per loro il palco, oltre al loro habitat naturale, rappresenta da sempre uno dei loro cornestone centrali ed è parte fondamentale nell’experience royalbloodiana. 

Se il fragore della batteria e gli abili riff di chitarra del duo da sempre hanno mantenuto duraturo il fascino “commerciale” di un suono essenziale ma vigoroso è anche vero che è dal vivo che si sviluppa al meglio la fiamma che alimenta la forza dei Royal Blood. Ci avviciniamo un pò di più al palco, cala la luce, siamo totalmente settati nel mood.

Royal Blood in concert at I DAYS 2024 in Milan photo by Andrea Ripamonti

12 brani, tra l’album d’esordio Royal Blood del 2014 e Thypoons del 2021 e un paio di pezzi dell’ultimo Back to the Water Below il set è una cavalcata serrata dentro la discografia più rappresentativa della band di Brighton.

Batteria e basso sempre fusi in un punch pulsante ed ipnotico, stretti in una combinazione potente che riempie le nostre teste, a metà set a me sembra che tutta l’orchestrazione giri su se stessa in un loop circolare e un filo monotono. Possibile che sia mancata enfasi ai key moment del live, o che fosse troppo debole la spinta necessaria a sezioni che a volte, diventavano quasi prevedibili.

Questo non toglie che i Royal Blood siano capacissimi di possedere la tua mente con ritornelli catartici da headbanging e sezioni strumentali estese in contrapposizione a colpi di scena inaspettati: parliamo di Come on Over, Mountains at Midnight, Out of The Black e la pistolettata di Figure it Out.

Dirò quindi che, nonostante la tastiera supplementare e una texture sonora nelle retrovie, di improvvisazioni sono tirchi (a parte la calata nel pubblico di Ben per sedare gli infoiati delle prime file), nonchè parchi di assoli dilatati a cui tanto è affezionata la nostra gen (vedremo dopo con le code infinite dei QotSA); i Royal Blood sono più per i riff serrati e ripetuti che li portano a massimizzare il loro impatto e restituire un sapore un pò blues.

I Royal Blood agli I-Days Milano 2024 si riconfermano comunque ficcantissimi e goduriosi nonostante qualche incertezza, tentando virare un pò dal less is more hanno arricchito il tutto con maggiore diversità sonora, pur rimanendo radicati nel loro stile collaudato e privo di voli pindarici. Staremo a vedere. Per il pubblico è stato un successo, la band si posiziona ancora come una delle realtà più solide e interessanti del panorama rock attuale. Capacissimi di creare un forte engagement con il pubblico hanno certamente reso questa serata uno degli highlights del festival.

QUEENS OF THE STONE AGE

Parte un pò in salita il tanto atteso live degli americani Queens Of the Stone Age guidati da un Josh Homme non proprio in perfetta forma. Reduce da seri problemi di salute che hanno impattato anche sul tour italiano con l’annullamento della data prevista il 5 Luglio all’AMA Festival di Bassano del Grappa, dopo il live a Roma all’Auditorium Parco della Musica (noi c’eravamo con la nostra Emanuela Giurani) nulla è stato data a sapere ai migliaia di fan che attendevano un feedback rispetto alla presenza agli I-Days. Nessun comunicato stampa a confermare la data di Milano, nonostante l’headquarter degli I-Days sul 6 luglio avesse promesso di tenere aggiornati i fan. Risultato? Molti fuori regione non si sono messi in viaggio (dalla Puglia, Sicilia e Calabria) rinunciando al concerto viste le mancate conferme. Ma si sa a volte il silenzio non è che un tacito assenso, e nonostante l’esercizio dell’oblio da parte degli organizzatori, i Queens of The Stone Age si sono esibiti all’ippodromo San Siro Snai. Vi vogliamo bene ma questa è una Red Flag per tutti.

Partiamo dal passato più recente, dove la band con l’ultima fatica In Times New Roman 2023 si è riconfermata granitica, presente a se stessa, centratissima, Si torna dunque a casa, in quella casa natia che non è altro che la macchina che percorre il deserto californiano con Homme alla guida, quella macchina da cui tutto è partito e che resta ancora l’habitat perfetto della band americana.

Queens of the Stone Age in concert at I DAYS 2024 in Milan photo by Andrea Ripamonti

Manca Mark Lanegan, è un’assenza che sarà però presenza. Sentiremo i vuoti, ma quegli stessi vuoti riempirsi, non mi chiedete come e perchè, chi c’era sa.

Alle 21 si inzia “Buonasera Milano” dice Homme. Nonostante siamo nel pit la gente è accalcata su stessa ed è tantissima e infoiata, vediamo tutto dai maxischermi tanto le teste non smetteranno di sballonzolare. Homme è il bono di sempre, sembra in forma, almeno ci prova ma è possibile che sia strafatto di antidolorifici. Ci fa tenerezza, come si fa a non amarlo? Parte lui, partiamo noi, andiamo…si vola.

Ed è Little Sister ad aprire le danze (letteralmente) con gli stessi intenti con cui era stata concepito il disco che la conteneva ovvero Lullabies to Paralyze, cioè essere meno stoner e kyussiani e più pop-rock.

Quattro i pezzi di Times New Roman tra cui Carnavoyeur e le sue ombre che dal vivo assumono più i contorni di un chiaroscuro, la bellissima Emotion Sickness (perfetta se ci fosse stato Lanegan a cantarla) e che Homme fa girare brutalmente a mille e il diamante grezzo di Paper Machete con un le sue strutture aggressive e pensata per tornare con forza verso quel sound roccioso, rotondo e potente.

La tappa del viaggio a ritroso più attesa coincide inevitabilemente con il capolavoro assoluto di Songs for the Deaf la perfetta testimonianza della scena alt-rock americana del nuovo millennio.

Queens of the Stone Age in concert at I DAYS 2024 in Milan photo by Andrea Ripamonti

Gli uptempo di No One Knows travolgono immancabilmente la massa, dando vita ad immancabili poghi e momenti di febbrile aggregazione dove chiunque diventa amico di tutti. Partono cori da stadio, abbracci, lacrime mentre il groove di cassa-rullante e l’intreccio di chitarra e basso ci fanno letteralmente esplodere il cuore. Stessa tracotanza su Go With the Flow e il cui afflato epico ci sconquassa regalandoci un momento liberatorio e psicotepeutico.

A Song for the Dead in chiusura è un greve e delirante girone dantesco (senza la voce di Lanegan c’è nostalgia) è una vallata di morte senza fine e senza scampo. Homme ci regala una coda lisergica senza fine, complessa e oscura, devastante e folle.

Momenti di autentica ficcanza con Make It Wit Chu tratto da Era Vulgaris dove scattano nel parterre gli stessi limoni del video anche solo per mantenersi consinstency e la vibrante e sensuale Smooth Sailing, colonna sonora perfetta per qualche toccatina licenziosa e qualche strusciata.

Grandi assenti da una scaletta un pò stitica sono God Is in the Radio (a Roma dedicata proprio a Lanegan), Better Living Through Chemistry (cit “l’ultimo autentico brano stoner rock scritto da Josh Homme, ed una delle più cose belle che avesse mai concepito. come il mattone finale a murare la porta di una vecchia casa diroccata: di lì non si passò più. Violare quel varco spettava soltanto a Josh Homme, una decisione che non prese mai) e la meravigliosa Monsters in the Parasol .

Una setlist brevissima, solo 15 pezzi ma che ci prova a compendiare una storia lunga come quella dei QotSA ma che certamente ci scaraventa dentro quella machina sparata a mille verso Palm Desert. Intorno a noi cactus e dune.

Piccola comparsata di Rated R con The Lost Art of Keeping a Secret capolavoro del disco. Come tradurre la bellezza in una canzone?

Insomma se a inizio luglio era un flow di calore quello che volevamo siamo stati ricompensati. Anche metereologicamente. Questo ennesimo weekend degli I-Days si è svolto all’insegna del rock più autentico e puro, con grandi sorprese, granitiche certezze e qualche crepa. We also can go with the flaw. Ma l’amore resta immutato.

Dicendo che la miscela esplosiva hard rock, metal, blues e psych a cui siamo abituati sia stata sempre raggiunta perfettamente e senza sbavature farei torto alla mia onestà intellettuale ma è vero anche che la complessità della band è qualcosa che a volte passa anche da momenti di quella che ai più, può sembrare incertezza. E stasera gli episodi non sono mancati.
Le chitarre di Josh Homme non sempre si intrecciano ad arte con le altre, assistiamo a sequenze un pò svuotate e a volte manca coesione: nonostante ciò la storica band americana è sempre una delle migliori da sempre sulla piazza, non sarà un espisodio a dire il contrario così come Homme resta un incredibile frontman dall’inesauribile potenza e magnetismo.

Mi lascio il palco alle spalle, intorno a me gente sudata e abbracciata, magliette luride arrotolate dentro i jeans, capelli bagnati, sorrisi di polvere e brillantini, donne e uomini con gli occhi pieni di chi ha appena visto la bellezza, di chi è consapevole che stasera qualcosa ha cambiato dentro di loro le simmetrie delle emozioni, la mappa dei centri. C’è gratitudine. Sento un ragazzo davanti a me dire ai suoi amici “Stasera siamo stati tutti scopati da un uomo…”. E se non è poesia questa, ditemi voi che cosa lo è.

Clicca qui per guardare le foto del concerto dei QUEENS OF THE STONE AGE agli I-DAYS di Milano (o sfoglia la gallery qui sotto)

Queens of the Stone Age

QUEENS OF THE STONE AGE agli I-DAYS di Milano – La scaletta del concerto

Little Sister

Smooth Sailing

My God Is the Sun

The Evil Has Landed

Paper Machete

Emotion Sickness

I Sat by the Ocean

Time & Place

Go With the Flow

The Lost Art of Keeping a Secret

Sick, Sick, Sick

Carnavoyeur

Make It Wit Chu

You Think I Ain’t Worth a Dollar, but I Feel Like a Millionaire

No One Knows

A Song for the Dead

Written By

Milanese, soffro di disordini musicali e morbosità compulsiva verso qualsiasi forma artistica. Cerco insieme il contrasto e il suo opposto e sono attratta da tutto quello che ha in se follia e inquietudine. Incredibilmente entusiasta della vita, con quell’attitudine schizofrenica che mi contraddistingue, amo le persone, ascoltare storie e cercare la via verso l’infinito, ma senza esagerare. In fondo un grande uomo una volta ha detto “Ognuno ha l’infinito che si merita”.

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