Articolo di Giulio Taminelli| Foto di Henry Ruggeri e Andrea Ripamonti
Il concerto dei System of a Down agli I-Days di Milano è stato, sin dall’annuncio, uno degli eventi più attesi dell’estate musicale 2026. La band di Serj Tankian e compagni, che non calcava le scene nel Belpaese da quasi un decennio, è stata infatti in grado di far staccare in tempo record i 78.500 biglietti che segnano il sold out per l’ippodromo Snai La Maura. Insomma, un concerto che fin dai primi attimi aveva tutte le carte in regola per diventare uno di quegli eventi da poter raccontare con orgoglio agli amici, soprattutto per la presenza in apertura dei Queens of the Stone Age e dei da poco riformatisi Acid Bath. Le aspettative saranno state rispettate? Scopriamolo insieme.
I Queens of the Stone Age: certe volte servirebbe più tempo
I QOTSA, perno del movimento stoner e band culto di quegli anni ‘90 che si ribellavano all’ineluttabilità della società moderna, fanno il loro ingresso sul palco dell’ippodromo sulle note di Regular John dal loro album di debutto Queens of the Stone Age del 1998. Guardando la scaletta dell’esibizione, credo che la scelta di questa traccia non sia stata casuale, poiché nel corso del concerto è stata suonata almeno una canzone per ogni album pubblicato dal ‘98 a oggi, eccezion fatta per Villains del 2017 (un giorno capirò perché quasi tutte le band degli anni ‘90 decidano di non mettere in scaletta i brani pubblicati nella seconda metà della decade 2010-2020). Inutile dire che il protagonista sul palco è stato Josh Homme. Una figura imponente, tanto per fisico quanto per tenuta di palco e consapevolezza del suo ruolo nella storia della musica contemporanea. Al netto di qualche svarione con i volumi dei primi due pezzi dovuto probabilmente a problemi tecnici, il pubblico di Milano ha potuto godere senza problemi della sua esibizione e della sua capacità di smuovere le persone semplicemente suonando. Molti grandi artisti incitano la folla, chiamano il pubblico a raccolta o danno il via ai cori. Homme riesce a far succedere tutto questo semplicemente suonando in canotta e dedicandosi anima e corpo alla musica.

Inutile negarlo, non sempre l’esibizione è stata perfetta ma non doveva esserlo. Lo stoner è per sua natura sporco e ci piace così. Anzi, l’aggiunta a video di sequenze psichedeliche ha reso il tutto ancora più unico. Unica pecca dell’esibizione è stata la durata, circa un’ora. Ovviamente un concerto di un gruppo d’apertura non può durare di più, però mi sarebbe piaciuto avere una visione più completa della band. Il concerto a cui ho assistito invece, per quanto non mi sia dispiaciuto, mi è sembrato più una corsa verso le tre canzoni finali Go With the Flow, No One Knows e A Song for the Dead di Song of the Deaf. Capisco che in fin dei conti volevano tutti sentire quelle, però mi è sembrata un’occasione sprecata per poter raccontare qualcosa in più.
I System of a Down: Quante canzoni si possono suonare in meno di due ore?
Se per i QOTSA Josh Homme è l’unica figura di riferimento, lo stesso non si può dire per i System of a Down. Serj Tankian, Daron Malakian, Shavo Odadjian e John Dolmayan sono quattro artisti completi, indipendenti l’uno dall’altro, e il concerto degli I-Days lo ha dimostrato. Il palco, una struttura enorme come si confà ad eventi di una simile portata, agli occhi dei fan è diventato in un attimo piccolissimo quando questi quattro giganti hanno accennato le prime note di Soldier Side per poi passare dritti ad una B.Y.O.B. che, al pari delle bombe citate nel titolo, ha fatto esplodere il pubblico dell’ippodromo.

Urla, sussurri, miagolii e farneticamenti. Per i SOAD tutto è valido pur di trasmettere il proprio messaggio ad una folla che, a giudicare da cori, poghi e ovazioni, è sembrata recepire straordinariamente bene. Per quanto riguarda la scelta dei brani, nonostante la scaletta abbia avuto una rappresentanza per ogni album pubblicato dal combo, si è notata una netta prevalenza di brani provenienti da Toxicity, seconda fatica della band pubblicata nel 2001 ed entrata nel cuore dei fan di ogni età. D’altro canto, anche da un punto di vista strettamente logico era chiaro che i System avrebbero fatto leva sui grandi classici per tenere alto il morale dei presenti nonostante le quasi trenta canzoni. Non avendo pubblicato nulla dal 2005 salvo i singoli Protect the Land e Genocidal Humanoidz del 2020, lo show doveva necessariamente assumere le sembianze di un grosso “Greatest Hits”.

L’unica grande pecca a mio avviso, anche qui, è stata la fretta. Ventinove canzoni in circa un’ora e quaranta (forse poco più) sono state una manna dal cielo per tutti gli estimatori della band, ma il rischio in questi casi è creare, alla lunga, l’effetto “compilation di Spotify”. Da recensore, sono onestamente combattuto su questo tema, perché se da un lato questa enorme rincorsa alle hit è riuscita meravigliosamente a placare la sete musicale di un pubblico che era a secco da un decennio, dall’altro non ha lasciato tempo per nulla che fosse più elaborato di un semplice “Grazie Milano”. Certo, le canzoni dei SOAD lanciano messaggi chiarissimi, ma sentire qualche frase in più da una band di questo livello poteva benissimo valere qualche pezzo in meno in scaletta. In conclusione, un gran concerto in cui i fan hanno messo l’anima molto più di quanto abbia fatto la band.
Gli Acid Bath, il concerto che molti (me compreso) non hanno visto, e la diffidenza della gente nei confronti dei concerti estivi
Sì, ammetto le mie colpe: io gli Acid Bath non sono riuscito a vederli. Il loro concerto era previsto per le 17:10 e, in linea di massima, sarebbe bastato arrivare con trenta minuti di anticipo per potersi sistemare, birra alla mano, nel proprio posto preferito e goderseli. La sfortuna ha voluto che dalla barriera di Milano all’uscita che portava nella zona ippodromo ben due camion si siano fermati nel bel mezzo delle corsie, dando non pochi grattacapi agli avventori del concerto. La mia piena solidarietà ai due autisti, non dev’essere stato facile gestire una situazione simile, però è innegabile che la cosa abbia portato problemi allo show. Mi sono così trovato alle 17:20 a vagare a piedi in direzione ippodromo in mezzo ad una marea di fan dei SOAD e, mentre camminavo, mi son fatto un po’ di affari loro. Oltre a rendermi conto della gran quantità di stranieri arrivati in Italia appositamente per il concerto, ho dovuto mio malgrado constatare che molti, consci ormai del ritardo, hanno preferito fermarsi nei bar delle viuzze che circondano l’ippodromo invece di entrare subito. “Io con questo caldo, fino a prima dei QOTSA là non ci entro” è stata una frase che ho sentito dire mentre mi dirigevo in cassa. Ormai è qualche anno che frequento i grandi concerti estivi e mi sento, per una volta, di spezzare una lancia in favore di questa giornata degli I-Days. La possibilità di portare la propria borraccia e i punti di refill di acqua gratuiti hanno migliorato sensibilmente la percezione dell’evento e, a patto di non mettersi in coda proprio alla fine di un’esibizione, i tempi erano anche relativamente brevi. Ovviamente c’è ancora molta strada da fare su più fronti, ma è un primo passo che credo vada apprezzato e accettato senza diffidenza o indignazione alla “Piove, governo ladro” al primo imprevisto.

La scaletta dei System of a Down
Soldier Side – Intro
B.Y.O.B.
Suite-Pee
Chic ‘N’ Stu
Prison Song
Violent Pornography
Aerials
I-E-A-I-A-I-O
Darts
Genocidal Humanoidz
Needles
Deer Dance
Radio/Video
Dreaming
Hypnotize
ATWA
Bounce
Suggestions
Psycho
Chop Suey!
Lonely Day
Lost in Hollywood
Tentative
Spiders
Forest
DAM
War?
Toxicity
Sugar
La scaletta dei Queens of the Stone Age
Regular John
The Lost Art of Keeping a Secret
Feel Good Hit of the Summer
Sick, Sick, Sick
The Fun Machine Took a Shit and Died
Paper Machete
My God Is the Sun
Ocean
Little Sister
Go With the Flow
No One Knows
A Song for the Dead





















Davide
08/07/2026 at 12:20
Tutto giusto a parte il fatto che i System non hanno detto nulla se non “Grazie Milano”.
Daron ha parlato, ha esplicitato il supporto al popolo palestinese e non solo. Ha insultato Netanyahu. Ha fatto qualche discorso sketch per introdurre alcune canzoni.
Certo non è Dave Grohl ovviamente. Ma sono stati molto più “presenti” di molti altri loro concerti 😉
Giulio Taminelli
08/07/2026 at 14:18
Sono d’accordo.
Effettivamente sono stato poco chiaro io in quella parte, perchè ho usato un mio gergo come se fosse un qualcosa di comprensibile a tutti. Il mio “han detto giusto un Grazie Milano” è un modo che uso tra amici per dire “questi han detto il minimo indispensabile” (credo che lo modificherò nell’articolo). Il concetto però per me non cambia, perchè quelle due freasi in più dette sono, di fatto, la ripetizione di quanto già detto in ogni singola canzone. Loro sono bravissimi e non tolgo nulla a questo, ma -paragone stupido giusto per rendere l’idea- dopo dieci anni che non vedo un mio amico mi aspetto qualcosa di più di due frasi (soprattutto considerando quanto costano questi eventi). Ripeto, rileggendola ora ritengo che tu abbia ragione a dire che la parte di articolo in cui cito il “Grazie Milano” sia poco generosa nei loro confronti, però diciamo che non mi bastano un paio di insulti a Netanyahu per definirmi soddisfatto della conversazione. (Dave Grohl invece lo vorrei sul comodino ogni mattina, mi sveglierei felicissimo ahahah)