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Non Voglio Che Clara – Superspleen vol. 1

di Thanks For Choosing

Sarebbe stato bello davvero non essere in mezzo alla pandemia e passare la primavera con questo disco immenso, perchè sì, Superspleen vol. 1 è un gran bel disco, di quelli che sono in grado di segnare, a patto di esser ascoltati con attenzione. Rispetto a quanto già conoscevamo, questi Non Voglio Che Clara sono più intimi e criptici, l’amore è una ferita rimarginata, e già la prima traccia San Lorenzo è una dichiarazione: chi a vent’anni aveva in mano tutto, e ora si ritrova sul divano, la palestra abbandonata ormai da anni, quelle domande su che fine hai fatto e queste chitarre che ci fanno mancare quegli anni in cui passavamo le giornate su eMule a scaricare musica. Perchè i Non Voglio Che Clara sono questo in fondo, la band di nicchia di quel periodo in cui a conoscerli ci sentivamo davvero fighi, e ci piacciono ancora, in questa sintesi più intellettuale e silenziosa.

Qualcosa dei Baustelle, ma con una rassegnazione di fondo che a Bianconi, poeta maledetto, manca del tutto. Si parla di ricordi, di quei cieli d’africa come li descrivevi tu come se ormai, tutti quei tormenti adolescenziali che abbiamo passato (complici anche loro, i Non Voglio Che Clara) siano ormai acqua passata, come quei drammi che si ricordano con un sorriso, con la tranquillità di una routine acquisita e che difendiamo sempre. E questo disco, dolce-amaro sì, suona con una spensieratezza (complici anche questi synth birichini) di chi ha imparato a lasciar andare, più o meno tutto. E sì, sarebbe bello vedere il primo caldo di Milano con questo disco, come a fiorire e lasciar andare un anno freddo e grigio, l’ennesimo, e ascoltare questo disco in quarantena è quasi una tortura, perchè siamo tutti qui a fremere di fare cose (maledetta quarantena!) e qui, questi Non Voglio Che Clara, ci dicono di darci una calmata, e di prendere tuttto così come viene.

Un disco per chi è diventato finalmente adulto, per chi è cresciuto con una scena fiorente, quella veneta di quegli anni d’oro con i One Dimensional Man e ad ascoltare tutto il giorno Dei Cani del 2010, ma ora è tutto passato e siamo di nuovo qui, a remembrare scontri con la polizia e tutte quelle cotte estive che non riusciamo più a prendere. Un disco fantastico che ci ricorda tutto quello che abbiamo lasciato là fuori e che non vediamo l’ora di ascoltare post-quarantena, perchè farà meno male.

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