Foto di Francesca Maffioletti
Prima Scar ha squarciato il prato con trap dura e attitudine da strada. Voce tagliente, beat minimali, zero compromessi. Poi 18K, che ha alzato la temperatura: autotune, melodia e provocazione. Due generazioni di rap italiano a preparare il terreno, una dietro l’altra, come due atti di un prologo.
Il live: Salmo è entrato senza fronzoli, solo contro luce. Giacca nera, microfono, e subito “90MIN” a fare da colpo d’inizio. Il Rugby Sound è esploso.
Quello che colpisce di Salmo dal vivo è la tensione tra controllo e caos. Da una parte il performer meticoloso: band tirata, cambi di tempo chirurgici, visual cupi che disegnavano il palco. Dall’altra l’animale da palco che corre, salta nel pit, sputa le rime e si riprende il pubblico strofa dopo strofa.
Ha attraversato tutta la sua discografia come se fosse un unico concept. Da “Il primo bacio sulla Luna” a “L’Angelo dell’Adrenalina”, fino ai pezzi nuovi più sporchi e industriali. Il momento di frattura è arrivato su “Ernia”: luci rosse basse, solo batteria e voce. Poi esplosione su “Stai zitto” con tutto il campo che cantava a squarciagola.
Non è pop, non è rap. È teatro rock contemporaneo. Salmo usa il palco come un altare: ci mette rabbia, ironia, critica sociale e poi la fa a pezzi con un riff.
L’atmosfera: Legnano ha risposto presente. 20mila persone, trasversali. Ragazzi con le felpe del 2012 e nuovi fan del disco. Zero distanze tra palco e prato. Sudore, polvere, cori.
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