Articolo di Simona Ventrella | Foto di Lara Bordoni
C’è una differenza sostanziale tra una band che festeggia un anniversario e una band che dimostra perché, trent’anni dopo, è ancora necessaria. I Subsonica, sul palco del Rugby Sound di Legnano, non celebrano il proprio passato: lo rimettono in circolo, lo aggiornano, gli danno corrente. Non c’è nostalgia, non c’è autocompiacimento da “greatest hits”, c’è invece un gruppo che continua a suonare come se avesse ancora qualcosa da dimostrare.
E forse è proprio questo il segreto dei Subsonica. Essere rimasti fedeli non a un suono, ma a un’idea. Quella che la musica elettronica possa essere popolare senza diventare superficiale. Che il rock possa dialogare con i sintetizzatori senza perdere fisicità. Che una canzone possa farti ballare mentre ti costringe a guardare il mondo con un po’ più di attenzione. I trent’anni della band coincidono con l’uscita di Terre Rare, un titolo che racconta già molto del loro presente: materiali indispensabili ma invisibili, risorse preziose nascoste dentro gli oggetti che usiamo ogni giorno, metafora perfetta di un’epoca che consuma tutto e dimentica cosa c’è sotto la superficie. È una riflessione politica, perfettamente coerente con una carriera che ha sempre preferito interrogare il presente invece di offrire una versione rassicurante.

Dal vivo questa coerenza diventa energia pura. L’apertura con Istantanee e Onde Quadre è il ricordo degli inizi con i sintetizzatori orchestrati da Boosta, il basso elastico di Vicio, Ninja che continua a essere un batterista metodico e instancabile, Max Casacci il motore silenzioso di tutto il sistema instancabile e Samuel che, conserva ancora quella capacità rara di essere contemporaneamente frontman, cerimoniere e compagno di viaggio.
Quando arrivano Radioestensioni e Liberi Tutti, il pubblico è già una massa compatta che salta e balla. I Subsonica hanno sempre avuto qualcosa che molte band italiane non sono mai riuscite a costruire: una comunità. Non semplici fan, ma persone che condividono un immaginario fatto di attenzione sociale, libertà individuale e curiosità. Nei loro concerti convivono generazioni diverse senza che nessuna sembri fuori posto. Brani storici come Aurora Sogna, Nuvole Rapide non funzionano perché evocano il passato, ma perché parlano ancora al presente. Le loro canzoni hanno anticipato l’alienazione digitale, la manipolazione dell’informazione, la paura trasformata in consenso e il bisogno di conservare spazi di umanità in una società sempre più accelerata. Oggi suonano meno come profezie e più come cronache e si inseriscono naturalmente insieme ai pezzi nuovi di Terre Rare, creando un unico flusso del concerto

Nuova Ossessione, Il centro della fiamma, Lasciati e Il tempo in me non interrompono la narrazione: la proseguono, mentre il concerto cresce continuamente di intensità. Straniero, Ghibli, Grida e Veleno. Il prato del Rugby Sound è ormai un gigantesco dancefloor alternativo dove rock, techno, drum’n’bass e pop smettono definitivamente di avere confini. D’altronde abbattere le categorie è un loro marchio di fabbrica da tre decenni.
Poi arriva una delle sequenze più devastanti della serata. Discolabirinto, Up Patriots to Arms, omaggio tanto rispettoso quanto personale e ben riuscito a Franco Battiato,Transumanesimo, Il Diluvio e Tutti i miei sbagli. Canzoni che raccontano la sotria di chi continua a fare musica seguendo la propria bussola e non ha mai avuto paura di prendere posizione, di parlare di diritti, ambiente, tecnologia, controllo, trasformazioni sociali, senza mai trasformare le canzoni in slogan. In cui l’impegno non è un accessorio da esibire, ma il punto di vista da cui osservano il mondo.
Nonostante tutto questo peso concettuale, ai concerti dei Subsonica ci si diverte sempre. È quasi un paradosso: parlano di alienazione e finiscono per creare uno degli ambienti più inclusivi e liberatori del rock italiano. Nei loro live la riflessione passa attraverso il corpo. Si balla, si canta, ci si abbraccia. La festa diventa un gesto politico. Un modo per ricordarsi che stare insieme, oggi, è già una forma di resistenza. E poi c’è uno di quei momenti che valgono da soli il prezzo del biglietto. Sul palco tornano i Casino Royale, che avevano aperto la serata, per una versione condivisa di Re senza trono. Non è una semplice ospitata, né un omaggio nostalgico. È la fotografia di una storia comune che attraversa oltre trent’anni di musica italiana alternativa. Vederli insieme significa assistere all’incontro di due band che, pur parlando linguaggi diversi, hanno condiviso la stessa ostinazione: rifiutare le scorciatoie, contaminare i generi, tenere insieme ricerca sonora e coscienza civile. Re senza trono diventa così molto più di una cover, ma un riconoscimento reciproco tra musicisti che hanno sempre considerato la musica uno spazio di libertà, di dubbio e di presa di posizione.

Quando partono Strade e soprattutto Preso Blu, il Rugby Sound esplode definitivamente. È il finale perfetto: malinconico ed euforico allo stesso tempo, come solo i Subsonica hanno saputo essere fin dagli esordi. Trent’anni dopo, continuano a occupare un territorio che nessun altro in Italia ha davvero conquistato. Troppo elettronici per essere una rock band tradizionale. Troppo rock per essere un gruppo dance. Troppo politici per essere puro intrattenimento. Troppo innamorati del pop per rifugiarsi nell’élite.
Sono rimasti, semplicemente, i Subsonica e questa è probabilmente la loro rivoluzione più grande.
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Subsonica: la scaletta del concerto di Legnano
- Istantanee
- Onde Quadre
- Radioestensioni
- Liberi Tutti
- Depre
- Aurora Sogna
- Radio Mogadiscio
- Nuova Ossessione
- Il Centro Della Fiamma
- Lasciati
- Il Tempo in Me
- Nuvole Rapide
- Straniero
- Ghibli
- Grida
- Veleno
- Discolabirinto
- Up Patriots to Arms (cover Franco Battiato)
- Transumanesimo
- Re Senza Trono (cover Casino Royale)
- Il Diluvio
- Tutti i miei Sbagli
- Strade
- Preso blu





















