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KLIPPA KLOPPA – La Femme Bleu

Prete Criminale e Dino Draghen. Un’altra volta. Senza limiti. Senza pudore. Facce da culo, niente è perduto, tutto è perduto. Moriremo tutti. E poi non dire che non ti avevo avvisato. Tutto l’amore che ho. Il più grande spettacolo non è il Big Bang, deficiente radical chic dei miei stivali. Amore mio, dimmi che è uno scherzo, dimmi che non è vero, dimmi che è tutto finito, dimmi che sto sognando. Tutti fottuti. Occhio dietro. Tutti a tavola, è pronto. Reggia o non Reggia, cazzi duri e fondenti per colazione. E intanto i Klippa Kloppa ci hanno inculato per la seconda volta consecutiva. E noi lì, fermi, immobili, impassibili a subire le loro frustrazioni psicopatiche e malate. Stronzi. Maledetti. Bastardi. La persecuzione senza ritegno. La persecuzione dei cristiani senza Cristo. Nerone brucia tutto. Per finta. La persecuzione degli ebrei senza il Führer. Gli ebrei hanno l’oro in bocca. Tra i denti. Nazifascista, sei un imbecille. Ed è inutile che alzi il pugno, nessuno ti crede più. Dio Santissimo, proteggici. Sempre. E poi smettila di frignare. Mamma, voglio il nuovo cofanetto dei Klippa Kloppa, voglio gli undici singoli in edizione limitata, e poi voglio fare l’amore con Draghen, perché è bellissimo, perché sembra Lucio Dalla, solo più alto e meno peloso, perché quando canta è il terrone più figo d’Italia, perché ha la barba lunga e perché quando rappa in “San Michele Arcangelo”, Dargen D’Amico gli fa una sega a due mani mentre Fabri Fibra gli lecca amorevolmente il buco del culo. Cazzi grandi e grossi.

“La Femme Bleu”, il cofanetto dei singoli, un’altra storia, l’altro mondo, l’altro pianeta, la seconda epopea, il pane integrale, il casatiello, la pastiera, auguri, buona pasqua e tanti saluti ai vostri cari, la sagra della tracchiulella, lo struffolo, la Reggia di Caserta decomposta, scomposta, deturpata e torturata, l’enciclopedia free-rock (“Il linguaggio delle api”), free-jazz (“Palomo Grove”), psichedelica (“1971”, “Spica”) e ambient-noise (“?”, “Albireo”, “Rastaban”) dei Klippa Kloppa. La canzone mi ha rotto i coglioni. Il pop pure. Te voje ben assaje, ma tanto tanto bene, saje. “La Femme Bleu”, trentadue brani, due ore e mezza, un morbidissimo, altissimo, grattacielo di seni bianchi, opulenti e pesanti che spruzzano, ad intermittenza allucinogena, latte al cioccolato, latte dolcissimo. Alla nutella. Baciami tutta. Ti prego. Sono tutta tua. La lotta nel fango con i culi alti e lucidi. Odi et Amo. Amo e basta. Oggi come ieri, i Klippa Kloppa nel regno dei grandi.

Francesco Diodati

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