Che mi conosciate da mesi o da anni, che abbiate letto il mio reportage sugli Stray Kids agli iDays, visto le mie foto degli ATEEZ e P1Harmony, delle Kiss of Life e Rolling Quartz oppure no, avrete comunque capito che il k-pop è il mio pane quotidiano. E da fan del k-pop è inevitabile interessarsi anche alla Corea del Sud e alla sua cultura, e sperare un giorno di poter fare quel viaggio alla scoperta del paese che ha dato vita a una delle mie più grandi passioni.
Per me ci sono voluti “solo” dodici anni, ma il giorno è finalmente arrivato.
Senza contare la mia passione per il k-pop, non sono comunque estranea all’Asia: avendo studiato lingue orientali, visitato Pechino e vissuto per cinque mesi a Hanoi, gran parte di quel tipico “shock culturale” l’ho già superata. Non mi resta quindi che prendere la mia valigia e partire.
Seoul, la capitale tra tradizione e modernità (e k-pop)
Il mio viaggio è iniziato e finito a Seoul, capitale della Corea, un mix perfetto tra modernità e tradizione, con i suoi palazzi e villaggi fermi nel tempo e i quartieri moderni. Grande quasi sei volte Milano, Seoul è una città frenetica e decidere senza accorgermi di prendere la metro negli orari di punta mi ha quasi fatto rimpiangere le mattine nella M3 di Milano, anche se a Milano mancano le canzoncine carine che annunciano l’arrivo del treno.
Oltre alle decine di attività turistiche, come la suggestiva gita alla zona demilitarizzata di confine tra Nord e Sud, la visita al palazzo reale Gyeongbokgung, rigorosamente indossando l’abito tradizionale, l’hanbok, o la passeggiata sotto ai ciliegi in fiore verso la N Seoul Tower, non sono mancate anche le attività a tema k-pop. A Seoul è impossibile non imbattersi nelle foto di idol e attori coreani OVUNQUE: sarà perché tutte le etichette discografiche sono qui, perché ci sono foto di idol e attori coreani fuori dai negozi, o perché le stazioni della metro sono piene di affissioni pubblicitarie con cui i fan augurano buon compleanno alla loro celebrità preferita, ma qui si respira k-pop e kdrama.

Quando ho prenotato questo viaggio ho sperato che i miei gruppi preferiti rilasciassero un album proprio in questo periodo, perché vivere il mese di promozioni di un gruppo k-pop a Seoul vuol dire avere la possibilità di vederli quasi ogni giorno. Purtroppo non è stato così, ma ho avuto la fortuna di essere a Seoul proprio per un pop-up store del mio gruppo preferito, gli ATEEZ.
Se non siete molto pratici di k-pop, dovete sapere che è molto comune associare a ogni idol un animale, che sia per una certa somiglianza fisica o di personalità, e molto spesso vengono creati dei personaggi ufficiali e del merchandise, che spazia da peluche e portachiavi a pigiami, ombrelli parasole e qualsiasi cosa possa venirvi in mente. Tra acquisti folli, giochi a premi e scambi disperati per riuscire ad avere tutte le photocard del mio preferito, Seonghwa, non posso proprio dire di essermene andata a mani vuote, ma un pop-up come questo non capita spesso.

Suwon e quell’ombrello giallo portato dall’Italia
Da Seoul è possibile raggiungere in metropolitana un’altra città, Suwon, famosa per la fortezza di Hwaseong, patrimonio dell’UNESCO. Non è stata solo la fortezza, però, ad attirarci a Suwon, ma anche le location dove sono state girate alcuni k-drama famosi, per la gioia soprattutto di mia mamma. Il più famoso è di sicuro “Lovely Runner”, uscito nel 2024 e con protagonista Byeon Wooseok, che con questo ruolo è diventato uno degli attori più amati e quindi il suo volto in Corea è ovunque: sui pacchetti dei noodles istantanei, nelle vetrine di una catena di caffè, di un marchio di vestiti e persino di un ristorante di pollo fritto. Il suo successo non si è fermato solo alla Corea e l’ha portato a diventare ambassador di Prada e presenziare due volte alla Fashion Week di Milano.
La location usata per le case dei due protagonisti di “Lovely Runner” attrae fan da tutto il mondo, che si mettono in coda per potersi scattare una foto impersonando la protagonista femminile. Per l’occasione, mia mamma si è portata direttamente dall’Italia un ombrello giallo uguale a quello della protagonista. Altre due location molto famose sono la casa del protagonista di “Our Beloved Summer” del 2021 e il negozio di kimbap del padre della protagonista di “Avvocata Woo” del 2022.

Busan, dove tutto sembra più lento, a parte i bus
Il mio viaggio è continuato a Busan, la seconda città più popolata della Corea, una città sul mare dove tutto sembra scorrere più lento, tranne i bus in cui rimanere in piedi è una sfida che più volte ho fallito. Quei viaggi aggrappata alle maniglie del bus come fosse questione di vita o di morte, però, mi hanno portata in posti bellissimi, come il tempio buddhista tra gli scogli Haedong Yonggungsa o il coloratissimo villaggio culturale di Gamcheon.

Non mancano anche a Busan tanti riferimenti al k-pop, visto che è la città natale di tantissimi idol come Jimin e Jungkook dei BTS, a cui sono dedicati dei murales nel villaggio di Gamcheon. Dedicato a Jimin è anche il bar ZMillennials, di proprietà di suo padre, che gli ARMY hanno trasformato in un vero e proprio monumento a lui e ai BTS: ci sono album autografati, quadri, alcuni dei loro primissimi trofei e regali e lettere da fan di qualsiasi nazionalità, genere ed età, a ricordarci che il k-pop è proprio per tutti.

Gyeongju, una città ferma nel tempo
Una bellissima sorpresa è stata Gyeongju, una delle città più visitate della Corea e capitale della dinastia Silla, periodo d’oro dell’antica civilizzazione coreana.
Qui non mancano assolutamente i siti storici da visitare, come il parco funerario Daereungwon, il palazzo Donggung, ancora più bello visitato la sera, il villaggio tradizionale Kyochon e il tempio buddhista Bulguksa.

Gangneung e quella fermata del bus molto speciale
Uno dei miei ultimi giorni è stato dedicato a una piccola gita a Gangneung, una città sul mare a nord-est del paese, la cui spiaggia di Jumunjin presenta dei veri e propri tesori per i fan del k-pop e dei k-drama. Appena arrivati alla spiaggia, sette panchine viola (colore simbolo dei BTS, ognuna dedicata a uno dei membri) portano alla famosa fermata del bus fotografata per la copertina del loro album “You Never Walk Alone” uscito nel 2017, repackage del loro secondo full album “WINGS”.

Oltre alla fermata del bus, per la gioia di nuovo di mia madre, ci sono due location simbolo di due k-drama molto famosi: il faro rosso del drama “The Glory” del 2022 e il frangiflutti di Jumunjin, luogo di una scena simbolo del pluripremiato drama “Goblin” del 2017, entrambi appositamente segnalati da cartelli che riportano anche episodio e minutaggio preciso della scena in questione.

Come tornare a casa con chili in più non solo in valigia – il cibo e street food coreano
Una sezione a parte va dedicata solo al cibo coreano, di cui ero già una grande fan grazie a tutti i ristoranti provati a Milano, ma che mi ha definitivamente conquistata con questo viaggio. Tra i posti migliori in cui ho mangiato c’è di sicuro il mercato del pesce Jagalchi a Busan, un mercato su più piani in cui è possibile scegliere del pesce fresco dai venditori al primo piano e farlo preparare dal ristorante al secondo.

Per chi preferisce il “fai da te” i barbecue coreani sono il posto giusto, dove poter grigliare carne e verdure a volontà sulla griglia posta al centro del tavolo. Chi ha più fretta, invece, può mangiare a una delle innumerevoli bancarelle di street food dove trovare corn dog, spiedini, gnocchi di riso, zuppe e spaghetti. Insomma, in Corea è impossibile stare a stomaco vuoto: troppi pochi giorni e troppo cibo da provare.

Con la Corea è sempre e solo un “arrivederci”
Purtroppo anche per me è arrivato il momento di tornare a casa, dopo aver riempito la valigia di album k-pop, che in Corea costano pochissimo, e di skincare coreana, di cui in realtà capisco ancora poco, sono riuscita miracolosamente a non superare il peso consentito.
Le mie due settimane in Corea non sono state esattamente una vacanza rilassante: la lista di cose da vedere era infinita e il tempo troppo poco, le spa coreane e i club dei quartieri della famosissima vita notturna di Seoul, Hongdae e Itaewon, rimangono nella mia lista di cose da fare. Questo però vuol dire che queste due settimane in Corea erano solo le prime di tante, e che questo è solo un “arrivederci”.
Quindi a presto, Corea!











































