Articolo di Serena Lotti
Chi ha amato e capito veramente Elio nelle sue molteplici forme dissacranti, sarcastiche e meravigliosamente demenziali, ha sempre saputo che dietro quella comicità spiazzante si nascondeva una vena, anche molto feroce, di tristezza e accettazione rassegnata della tragicità della vita. Perchè quanto può essere triste affermare “Fossi figo, ammirerebbero i miei capelli. Sì, sono finti ma comunque sono molto belli. Quelli veri sono volati via col vento“.
Del resto andando anche indietro nella storia, questo ce l’aveva già insegnato il grande Charlie Chaplin, maestro nel trasformare la malinconia in cupi sorrisi e nel ricordarci che spesso, dietro le risate si può celare uno spleen profondisismo. E Benny Hill, Robin Williams e i nostri Massimo Troisi, Paolo Villaggio, Francesco Nuti e come non citare l’immenso Totò ce l’avevano già mostrato come la tristezza e il ridicolo possono comparire nello stesso momento e stare benissimo insieme.
Con un gesto di pura generosità verso se stesso e verso il pubblico, Elio compie un atto di pura sovversione: sdoganare la tristezza, liberandola una volta per tutte dall’etichetta di sentimento cringe. Lui, l’uomo che per quarant’anni ha rappresentato un’ironia dissacrante, mai politicamente corretta, che del sarcasmo e del surrealismo applicato alla forma-canzone italiana ha fondato il suo successo compie oggi un gesto artistico (ma anche un pò politico) che assume i contorni di una rivoluzione culturale. Con “La rivalutazione della tristezza”, progetto ideato insieme al fidato maieuta e pianista Alberto Tafuri, Elio ha pensato di smontare uno dei più grandi tabù della contemporaneità: il diritto di stare male. E come è in grado di spiegarcelo magistralmente Giuseppe Battiston nel film di Vincenzo Alfieri, così Elio ci spiega come la tristezza può diventare un’identità, una casa ed essere rassicurante, ed esattamente come l’amore e la gioia farci sentire vivi.
“La rivalutazione della tristezza” promette dunque di restituire la giusta dignità a un sentimento troppo spesso demonizzato o relegato a condizione da evitare. Accompagnato da una band guidata dal maestro Alberto Tafuri (pianoforte e direzione musicale), con Sophia Tomelleri al sax e flauto, Giulio Molteni al basso e Martino Malacrida alla batteria, Elio abbandonerà momentaneamente le vette della comicità surreale per lavorare su un repertorio che non ha mai avuto l’occasione di portare in scena, ma che mai come oggi ci sembra davvero necessario provare a esplorare.

Lo incontriamo durante la conferenza stampa dove, con la sua inconfondibile verve, ci racconta che questo show somiglia più a un esperimento scientifico in teatro (un approccio assolutamente in linea con la sua laurea in ingegneria). L’obiettivo per ogni serata è unico e inderogabile:
Battere il record mondiale di tristezza.
A monitorare l’impresa ci sarà un apposito “tristometro” ci racconta Elio, uno strumento pronto a misurare i livelli di malinconia raggiunti in sala. La scaletta seguirà una parabola precisa: si partirà da uno stato emotivo neutro (aperto da “Tristezza”, brano manifesto degli stessi Elio e Le Storie Tese) per poi salire gradualmente attraverso i capolavori di grandi maestri internazionali e italiani come James Taylor, Domenico Modugno, Kurt Weill e Nino Rota.
Il picco emotivo dice Elio verrà toccato con una tristissima triade della canzone d’autore : Charles Aznavour, Luigi Tenco e Fabrizio De André (con brani iconici quali “E io tra di voi”, “Lontano lontano” e “La canzone dell’amore perduto”), prima di culminare in un pezzo giapponese a sorpresa destinato a far toccare al tristometro valori mai visti
Nessun rischio per l’incolumità psicologica degli spettatori dice Elio. Una volta raggiunto il punto di massimo sforzo emotivo, entrerà in gioco il cosiddetto “antidoto”: una serie di brani scientificamente scelti per la loro capacità di abbassare rapidamente il livello di tristezza (tratti dai repertori di Renato Carosone e Gioacchino Rossini) necessari a riaccompagnare il pubblico allo stato neutro iniziale prima di uscire da teatro.
Precisa Elio in conferenza stampa.
«Non si tratta di uno spettacolo tragicomico. Se il pubblico ride, si tratta di incidenti di percorso. Vogliamo proporre una tristezza bella, sana e di qualità, che permetta alle persone di uscire da teatro arricchite spiritualmente».
Potrei perdermi in questa meravigliosa lezione di eliosofia e gli chiedo se in una società che esibisce costantemente gioia e perfezione, la tristezza è rimasta una delle poche emozioni davvero autentiche o è diventata un sentimento che non sappiamo più accettare, né soprattutto avere il coraggio di gridare a tutti.
È un po’ come la storia della coltura delle mele: prima si mangiavano centinaia di varietà, invece oggi ne esistono solo poche. La stessa cosa: oggi sembra che bisogna essere sempre e solo allegri. Quando eravamo piccoli, la tristezza era esibita continuamente; oggi sembra che sia una cosa di cui vergognarsi, vale solo nelle trasmissioni dove c’è gente che piange, dove è chiaramente tutto finto? Invece qua c’è un altro obiettivo, che è quello di battere un record, usare la tristezza non in maniera sproporzionata, televisiva, con i casi umani. È una tristezza sana questa, bella. Una tristezza bella, di qualità.
Insomma in un mondo completamente instagrammabile e ossessionato dall’iper-produttività e dall’obbligo di mostrare gioia e felicità, Elio compie un gesto apertamente controcorrente e disruptive: dedicare un intero spettacolo alla tristezza. Con questo progetto artistico Elio promette di curarci dall’ansia da overthinking facendoci toccare il fondo (ma non c’è fondo dal quale non si risalga) in uno spettacolo zero gag, che nasce prima di tutto da un’esigenza personale di Elio, desideroso di interpretare un repertorio in qualche modo precluso dalla sua stessa storia artistica. Elio promette uno spettacolo puro e fondamentale. Niente cambi di maschera, nessuna concessione alle minchiate: solo la potenza devastante di canzoni bellissime e la catarsi di un pianto collettivo liberatorio.
Il tutto sempre secondo il pricipio della Eliosofia.
Calendario Prime Date del Tour (2026-2027)
- 21 Ottobre 2026: Alessandria – Teatro Alessandrino
- 19 Dicembre 2026: Lecce – Teatro Politeama
- 28 Gennaio 2027: Firenze – Teatro Verdi
- 4 Febbraio 2027: Torino – Teatro Colosseo
- 10 Febbraio 2027: Bologna – Teatro Duse
- 13 Febbraio 2027: Pescara – Teatro Massimo
- 20 Febbraio 2027: Varese – Teatro Intred
- 9 Marzo 2027: Genova – Teatro Politeama
- 22 e 23 Marzo 2027: Milano – Teatro Manzoni
- 16 Aprile 2027: Cremona – Infinity 1
Biglietti in vendita > https://tidd.ly/4re4DI7
























