Connect with us

Ciao cosa stai cercando?

Interviste

INNER_SPACES: ritrovare l’ascolto tra fede ed elettronica

Abbiamo intervistato Padre Antonio Pileggi, fautore di una delle progettualità più sorprendenti del mondo musicale milanese e nazionale. Dal 14 settembre ritorna con “Ritratti Trasversali” e continuare la missione di riportare tramite l’ascolto a un’idea di comunità

Foto di Giada Stanziano

Articolo di Marzia Picciano | Foto di Giada Stanziano

La struttura di San Fedele a Milano, intesa come il complesso gesuita che comprende tra l’altro Chiesa, Museo e Auditorium – una struttura labirintica in cui si snoda questo luogo incredibile simbolo della città dei Borromeo e della Controriforma – è una sorta di organismo vivente, soprendente e quasi invisibile per quanto mimetizzata, al centro del centro città. Tra San Babila e Palazzo Marino la piazza di San Fedele, una delle poche aree pedonali urbane, si apre in una facciata manierista composta e rassicurante. Lascia quindi sorpresi il pensiero per cui se giriamo attorno, passando per piazza Meda, si entra dal lato dell’ingresso dell’Auditorium e ci si getta in una delle più affascinanti delle strutture brutaliste di Milano, un centro d’arte perché pieno di arte, come testimoniano le opere disseminate per le scale, le fotografie di Polanski in quello che era il primo cineforum cittadino, le locandine storiche dei film, le collezioni di vinili di tutto il mondo.

E c’è arte disseminata ovunque. I gesuiti hanno ricevuto in donazione le collezioni di Nanda Vigo: laddove nella navata il Peterzano si presenta con la Deposizione, nell’abside campeggiano tre grandi tele di David Simpson e l’installazione quasi distopica di Alberto Biasi “Diventare Luce” con cui possiamo osservare la nostra ombra, o anima, stampata per qualche secondo sul muro, e ancora più dentro, nella Cappella delle Ballerine de La Scala. Mimmo Palladino ha incastrato decine di scarpette argentee in onore della tradizione della preghiera alla Madonna dei Torriani.

 “Siamo proprio al centro, tra Comune, Scala e Duomo” dice Padre Antonio Pileggi, ovvero il deus ex machina dal 2009 di questa realtà multiforme e multiverso, Inner_Spaces, che porta straordinariamente bene l’elettronica sperimentale in un contesto religioso, mentre terminiamo la nostra visita e chiacchierata tra le varie anime di San Fedele e torniamo a vedere la luce sulla piazza, di spalle alla statua di Manzoni. È vero: ma non me n’ero resa conto finchè non ci sono entrata davvero.

Quando mi sono decisa a voler intervistare Padre Pileggi, subito dopo aver visto il live di Oneothrix Point Never qualche mese fa, ed aver osservato questo mite uomo di fede spiegare con calma chiarezza a un pubblico di fan più o meno consci il super evento a cui avrebbero preso parte, non avevo veramente idea di cosa ci fosse dietro quei muri spessi e le poltroncine rosse che ricordavano più un interno lynchiano che l’idea di acousmonium, l’unico in Italia, che passo dopo passo, aiuto dopo aiuto (partendo dal progetto di Alvise Vidolin nel 2010, fino al serio lavoro di strutturazione di Eraldo Bocca) Padre Pileggi e i suoi collaboratori hanno voluto fortemente concretizzare, arrivando a 50 diffusori.

È mentre parlo con lui nel bistrot vuoto, mentre si svolgono le prove tecniche per la serata di Slam Jam, che mi rendo conto che non solo sono al centro della città, ma anche al centro di un mondo che parla di arte, e di cui la fede è dimensione integrante, nonostante gli accenni di quei dettagli che fanno così irrimediabilmente radical – ma quando mi segnalano dietro un paravento una consolle da migliaia di euro, donata, e usata per rendere ancora più diffusa l’opera creativa in tutte le aree di questa struttura, mi rendo conto che non c’è assolutamente niente di casuale, e soprattutto, nulla di puramente ornamentale in questo progetto.

Del resto la storia di Padre Pileggi stesso è quella di una ricerca continua di sintesi di visioni, missioni e obiettivi. Compositore, musicista (anni di conservatorio), passa dai corsi con Stockhausen e altri maesti che lo avvicinarono al concetto di composizione elettronica, all’Ordine dei Gesuiti nell’88 e, dopo una serie di esperienze approda a Milano, a San Fedele, nel pieno dei lavori di ristrutturazione. Da qui nasce il tutto. Oggi continua a esercitare l’elettronica nel progetto Ars Discantica, insieme a Massimo Colombo, che porta in azione spesso durante il concerto di Natale, in chiesa, accanto a brani della tradizione classica.

Alla domanda se considera questa la sua missione, lo è, conscio del fatto che non si limita a uno sforzo singolo.

“Quando un progetto viene costruito e, nel tempo, cresce fino ad acquisire una propria identità e una propria professionalità, è naturale provare soddisfazione. Mi incoraggia vedere che il progetto è stato compreso e apprezzato da tante persone” dice. “Sono contento soprattutto del fatto che oggi non si tratti più di qualcosa legato a una sola persona. Nel corso degli anni si è formata una vera équipe: siamo in molti a lavorare insieme, anche sugli aspetti più delicati della programmazione. Questo significa che il progetto può andare avanti indipendentemente dalla mia presenza. Dopo tanti anni siamo riusciti a creare qualcosa che ha una sua autonomia e una sua solidità.”

Nel corso di questi anni Inner_Spaces ha ospitato celebrità del calibro di appunto Daniel Lopatin, James Holden, Nicolas Jaar con cui Padre Pileggi ha trovato una connessione artistica e spirituale potente. “Abbiamo collaborato a diversi progetti, tra cui uno dedicato al profeta Geremia e un altro alle Beatitudini. In quest’ultimo caso è stato lui stesso a suggerirmi l’utilizzo del testo greco del Vangelo di Matteo”. Una delle ricchezze più grandi di questa esperienza, dice, è proprio l’incontro con persone che, attraverso percorsi molto diversi, portano avanti una propria ricerca spirituale.

Molti incontri lo hanno sorpreso. Ci sono nomi più conosciuti che hanno progetti di ricerca sperimentale: Inner_Spaces e Padre Pileggi danno spazio a quello.

Contattano musicisti che, in modi diversi, appartengono alla dimensione dell’ascolto immersivo e dell’ascolto come esperienza. “Un esempio è stato Donato Dozzy, conosciuto come producer e DJ, che qui ha presentato una dimensione molto più intima e sperimentale del suo lavoro”.

Dal 14 settembre inizierà “Ritratti Trasversali”, la stagione invernale 2026 (fino al 20 dicembre) di Inner_Spaces che è la quindicesima edizione complessiva del progetto di musica elettronica e arti audiovisive. Si inizia con l’inglese Beatrice Dillon, artista che spazia tra bass music, house e musica sperimentale, e Loscil, ovvero Scott Morgan, e il suo Lake Fire, proprio questo lunedi. “Abbiamo voluto dedicare la stagione a una serie di personalità molto forti e riconoscibili. Non si tratta di ritratti realizzati da noi, ma di artisti che si raccontano attraverso la loro musica. Ogni musicista porta un linguaggio personale e unico, capace di distinguersi dagli altri. La loro musica diventa quindi una forma di autoritratto.”

Parliamo di artisti appartenenti a generazioni, contesti geografici e correnti estetiche differenti. Ci sono anche l’Asia e le suggestioni più arcaiche: da Ben Frost, a Mor Elian, a Carmen Villain e anche Colapesce, con il lavoro di recupero della musica siciliana antica insieme ad Alfio Antico. “Per questo abbiamo scelto l’aggettivo “trasversali”: le differenze sono molte, ma ciascuno possiede una voce autentica e riconoscibile.”

Ogni appuntamento prevede due performance, spiega Padre Pileggi. “A volte esiste una continuità tra i due progetti, altre volte preferiamo creare un contrasto. Le scelte possono nascere da affinità geografiche, estetiche o concettuali. Non esiste una regola fissa: ogni serata viene pensata come un percorso autonomo.”

Viene naturale chiedersi come molti artisti possano vivere l’esperienza, oltre che acusticamente perfetta dell’Auditorium, nel confronto con una personalità come quella del suo fautore.

Jaar ne è stato un esempio felice, considerato anche il suo essere credente. “Alcuni degli artisti che abbiamo ospitato sono credenti, altri no. Tuttavia capita spesso che si apra un dialogo profondo sulle questioni spirituali e sull’esperienza interiore” spiega Padre Pileggi. “Sapendo che sono un religioso, molti si sentono liberi di raccontare aspetti molto personali della propria ricerca e della propria vita. Sono momenti molto belli e preziosi.”

È in queste sintonie che si sprigiona quello che è in realtà il nodo di fondo tra la possibilità di fare promozione culturale abbracciando generi solo apparentemente completamente agli opposti e realizzarla, concretamente: l’ascolto, che è alla base di ogni atto di fede.

“Questo progetto rappresenta anche una concretizzazione di quel legame” continua Padre Pileggi. Ci spiega, a titolo esemplificativo, che l’attività di San Fedele non si limita agli eventi in Auditorium. Vengono realizzate alcune produzioni all’interno delle chiese, e ogni anno si promuovono due o tre eventi legati a tematiche bibliche, nei quali i linguaggi contemporanei della musica dialogano profondamente con i contenuti spirituali proposti.

“La musica, in questi casi, non è separata dal tema, ne diventa parte integrante. Il nostro desiderio è favorire un ascolto attento, consapevole. Non un ascolto passivo o distratto, come accade spesso quando la musica diventa semplice sottofondo. Certamente l’impianto immersivo contribuisce a creare questa esperienza, ma per noi è importante soprattutto la qualità dell’attenzione. Vogliamo che l’ascolto diventi un momento personale, capace di riportare ciascuno dentro se stesso, di generare riflessione e contemplazione”.

Questa attenzione all’ascolto è diventata uno degli elementi fondamentali dell’identità di Inner_Spaces.

È quello che mi ha colpito, ogni volta che mi sono trovata seduta su quei divanetti, a farmi assorbire da quanto vedevo, ascoltavo, sentivo. Ma continuavo a chiedermi, o forse segretamente anelare, a quella chiarezza di mente che ha portato Padre Pileggi a farsi interprete in questo modo assolutamente autentico e profondo di una necessità, rimanendo in linea con quella che è la sua missione di religioso.

Per spiegarlo, si inizia dal principio. “La fede cristiana è la fede dell’Incarnazione. Dio che si fa uomo e viene in mezzo a noi. Gesù nasce in un villaggio, con sua madre e suo padre, Giuseppe e Maria, sappiamo anche che lavorava con suo padre. Quindi il Figlio di Dio integra questa dimensione che noi chiamiamo Incarnazione, in termini un po’ teologici: Dio che si fa uomo, che si incarna e che vive tutte le dimensioni della nostra vita, eccetto il peccato. Allora questa è una religione che valorizza le attività umane, soprattutto quando sono attività che servono per approfondire chi siamo, il senso della nostra vita”.

Quindi? La dimensione dell’ascolto è una dimensione biblica, sottolinea, una delle più importanti. “‘Ascoltà è uno dei verbi che si incontrano più spesso. Oppure Gesù, quando racconta le parabole, dice: ‘Chi ha orecchi per ascoltare, ascoltì. Cioè: siate attenti. Quindi questo sollecitare l’attenzione e l’ascolto è qualcosa che, coniugato nei nuovi linguaggi, mantiene una sua pertinenza.”

Non a caso nei concerti che si fanno in Auditorium o in chiesa si sta nel silenzio.

“Si ascolta. C’è il buio, c’è questa attenzione, questa cura, e c’è anche una dimensione collettiva, con una piccola comunità ascoltiamo insieme. È molto bello perché quando siamo in sala, se il musicista tocca delle emozioni, degli affetti, una bellezza estetica o qualunque altra cosa, non ci rendiamo conto che la stiamo condividendo con trecentocinquanta, quattrocento persone.”

Si passa così da un ascolto individuale, come quello che possiamo avere per conto nostro, a un’esperienza condivisa. La vocazione di Padre Pileggi è quella di raggiungere soprattutto un pubblico giovane attraverso proposte di qualità che riguardano la musica, il cinema e l’arte. “In questi anni abbiamo ricevuto il sostegno di numerose realtà, dal Comune di Milano a fondazioni, enti culturali e sponsor privati” come la Fondazione Nuovi Mecenati, il Goethe-Institut, per menzionarne qualcuno. “L’obiettivo ora è continuare a sviluppare una proposta che resta piuttosto unica. Parliamo di una musica sperimentale che riesce però a intercettare l’interesse delle nuove generazioni.” Eppure, ad oggi quello che vediamo è già un piccolo miracolo.

Guarda le foto dell’intervista a questo link.

INNER_SPACES

Il programma 2026 Ritratti Trasversali di Inner_Spaces é disponibile a questo link. Si ringrazia Gaetano Scippa per il supporto all’intervista.

Written By

Dall’Adriatico centrale (quello forte e gentile), trapiantata a Milano passando per anni di casa spirituale, a Roma. Di giorno mi occupo di relazioni e istituzioni, la sera dormo poco, nel frattempo ascolto un sacco di musica. Da fan scatenata della trasparenza a tutti i costi, ho accettato da tempo il fatto di essere prolissa, chiacchierona e soprattutto una pessima interprete della sintassi italiana. Se potessi sposerei Bill Murray.

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Scopri anche...

Interviste

La cantautrice calabrese torna con il nuovo singolo “Fuija Fuija (Slow)”, secondo capitolo del suo progetto ethnotronico, raccontando il conflitto interiore di vivere alla...

Concerti

Il 25 Settembre 2026 al Legend Club di Milano ci sarà il Blaster X Infect

Reportage Live

L’unica data italiana del guru dell’ambient di New York insieme a Freeka Tet, ospitata dall’unico luogo che poteva coglierne l’opportunità “spirituale”, ovvero l’Auditorium di...

Interviste

Abbiamo intervistato Tina Galassi, una delle metà del duo tra i più eclettici e non identificabili oggi in circolazione, in moto perpetuo di spostamento...