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KADAVAR, Lupus Lindemann: “Pensate sempre fuori dagli schemi.”

Nel corso dell’ultimo anno i Kadavar hanno attraversato una delle trasformazioni più significative della loro carriera. Durante la seconda giornata del Graspop Metal Meeting 2026 abbiamo incontrato Lupus Lindemann, cantante e chitarrista della band.

Kadavar al Magnolia Stone Fest 2026 di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it
Kadavar al Magnolia Stone Fest 2026 di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Nel corso dell’ultimo anno i Kadavar hanno attraversato una delle trasformazioni più significative della loro carriera. Dopo un lungo periodo di silenzio, la band heavy psych berlinese è tornata con due dischi profondamente diversi tra loro ma nati dalla stessa esigenza: lasciarsi alle spalle qualsiasi aspettativa e seguire esclusivamente l’istinto creativo.

Durante la seconda giornata del Graspop Metal Meeting abbiamo incontrato Lupus Lindemann, cantante e chitarrista della band. L’artista ci ha portato nei meandri della mente creativa dei Kadavar, raccontandoci ciò che si cela dietro la collaborazione col producer Max Rieger e l’amicizia con la band statunitense Elder, in un viaggio tra presente e futuro.

Ciao, cari lettori di RockOn. Oggi siamo al secondo giorno del Graspop Metal Meeting e siamo in compagnia di Lupus Lindemann dei Kadavar. Come sta procedendo il vostro festival?

Molto bene, grazie. Fa davvero un caldo tremendo.

Già, è davvero rovente. Per fortuna suonerete questa sera, quindi almeno troverete temperature un po’ più sopportabili. Vorrei iniziare parlando di “I Just Want To Be A Sound”, uscito il 16 maggio 2025, un disco che ha segnato un importante punto di svolta nel vostro percorso creativo. Che cosa rappresenta per voi questa frase? Siete riusciti davvero a compiere questa metamorfosi?

Sì, “I Just Want To Be A Sound” ha effettivamente cambiato il sound dei Kadavar. È stato un processo del tutto naturale. Erano trascorsi molti anni dall’ultimo disco e, nel frattempo, la formazione era cambiata: ora siamo un quartetto. Abbiamo semplicemente iniziato a comporre nuova musica e, parallelamente, abbiamo coinvolto un nostro amico produttore che ci ha aiutati lungo il percorso.

Tutti questi elementi hanno contribuito a modificare leggermente il nostro sound. Dal nostro punto di vista, non ci è sembrato un cambiamento così radicale, anche perché il disco è stato comunque registrato nel nostro studio. Però capisco perfettamente che, dall’esterno, possa essere percepito come un passo importante.

Credo che il cambiamento sia nato proprio dal fatto che abbiamo smesso di preoccuparci di come volevamo suonare. Abbiamo semplicemente lasciato che tutto accadesse spontaneamente. Scrivevamo una canzone, la ascoltavamo e ci dicevamo: “Questa è quella giusta, ci piace così com’è”.

Quindi sì, penso che quella trasformazione sia davvero avvenuta.

Kadavar al Magnolia Stone Fest 2026 di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it
Kadavar al Magnolia Stone Fest 2026 di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

E cosa dovremmo fare tutti quanti per “diventare un suono”, raggiungendo lo stato evocato dall’album?

Non si dovrebbe mai ragionare per schemi. Bisogna liberarsi da ogni gabbia mentale, smettere di ascoltare continuamente ciò che gli altri si aspettano da noi e fare semplicemente quello che sentiamo essere giusto.

In fondo è quello che avete sempre fatto durante tutta la vostra carriera.

Esatto, almeno ci proviamo.

Hai citato il produttore con cui avete lavorato, Max Rieger, conosciuto soprattutto per il suo lavoro nell’ambito rap, pop e della scena underground. Com’è stato collaborare con lui? Come avete vissuto la “collisione” artistica tra questi due mondi?  

Ci conosciamo da tantissimo tempo, molti anni fa la sua band registrò nel nostro studio e noi ci occupammo della produzione dei loro brani.

Sapevamo che viveva ancora dalle nostre parti e, ogni tanto ci teniamo in contatto. Quando ha saputo che stavamo lavorando sul nuovo album gli abbiamo proposto di collaborare. È passato in studio, ci siamo bevuti qualche birra e ne abbiamo parlato. Si è mostrato subito molto interessato.

Per noi è fondamentale confrontarci con persone che provengono da realtà diverse. Non abbiamo una mentalità chiusa. Ci piace mantenere la mente aperta e capire cosa possiamo imparare da prospettive diverse dalla nostra.

Alla fine, è diventato anche un ottimo amico, quindi lavorare insieme è stato davvero divertente.

Pensi che continuerete a collaborare anche in futuro?

Lupus: Magari non sul prossimo disco, ma sicuramente potrebbe succedere ancora. Lui è sempre nei dintorni, quindi… è disponibile.

Vorrei parlare anche di “K.A.D.A.V.A.R.” (Kids Abandoning Destiny Among Vanity And Ruin), pubblicato il 7 novembre 2025. Questo è stato un anno particolarmente prolifico per voi. Ti volevo chiedere: questi due lavori sono stati concepiti e registrati contemporaneamente oppure in momenti diversi, considerando anche la pausa di sei anni che vi siete presi?

Le canzoni del secondo album, chiamato K.A.D.A.V.A.R. in versione abbreviata, erano state scritte durante le sessioni di “I Just Want To Be A Sound”. In totale avevamo composto una ventina di brani.

Alcuni non finirono nel disco per vari motivi. A un certo punto ci siamo ritrovati con tantissimo materiale ancora inutilizzato e ci siamo detti: “Abbiamo tutte queste canzoni… perché fermarci?”

Non avevamo tour in programma, quindi siamo semplicemente tornati in studio. Abbiamo ripreso quei demo, li abbiamo registrati di nuovo e li abbiamo trasformati in canzoni definitive. Quando le abbiamo ascoltate ci siamo resi conto che funzionavano davvero bene.

Così ci siamo detti: “Perché non incidere direttamente un altro album?”

In realtà, i due dischi fanno parte dello stesso percorso creativo e sono stati registrati nello stesso studio. La differenza è che uno è stato realizzato con un produttore, mentre l’altro è stato prodotto completamente in modo autonomo.

Abbiamo quindi adottato un approccio più “old school”, come abbiamo sempre fatto, ed è per questo motivo che i due dischi suonano in maniera leggermente diversa. Tuttavia, sono nati nello stesso periodo e, in un certo senso, fanno parte della stessa storia.

Kadavar al Magnolia Stone Fest 2026 di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it
Kadavar al Magnolia Stone Fest 2026 di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Sono un grande appassionato di artwork, soprattutto quelli dei vinili. Guardando le copertine dei due album ho notato un evidente cambiamento in “K.A.D.A.V.A.R.”. Predominano atmosfere molto più cupe, tra vetri infranti e riflessi prismatici in cui si intravede la vostra immagine riflessa. Cosa è cambiato nel vostro approccio artistico, sia dal punto di vista grafico che creativo?

Credo che “I Just Want To Be A Sound” sia un disco molto personale. La copertina raffigura una testa attraversata da forme e colori differenti, che rappresentano tutte le idee, i pensieri, i problemi che ci portiamo dentro, il nostro modo di vedere il mondo e tutto ciò che succede nella nostra mente. Si tratta di un album estremamente intimo.

L’altro disco, invece, rivolge lo sguardo all’esterno e parla di ciò che ci circonda. Oggi il mondo ci appare come qualcosa di spezzato e sempre più oscuro.

Per questo motivo, anche l’immaginario si è spostato verso tonalità più cupe, sia nei colori che nelle tematiche trattate.

Restando proprio sui temi dell’album, mi è venuto in mente un collegamento curioso. Ieri gli Offspring sono stati gli headliner del festival e, pur appartenendo a mondi completamente diversi dal vostro, hanno scritto una canzone diventata iconica come “The Kids Aren’t Alright”. Oggi, invece, guardando il titolo del vostro ultimo lavoro, sembra quasi che “i ragazzi abbiano abbandonato il proprio destino”. Che cosa significa per voi “abbandonare il destino”? E perché pensi che le nuove generazioni stiano percorrendo questa strada?

Non voglio giudicare i ragazzi di oggi, perché anche quando ero giovane succedeva esattamente la stessa cosa. Anche gli adulti criticavano la nostra generazione.

Quindi non è un giudizio.

È semplicemente il modo in cui osservo quello che mi circonda, spero soltanto di riuscire a dare loro una piccola scossa, una specie di calcio nel sedere, per spingerli a fare qualcosa.

Vorrei che questa generazione si alzasse in piedi e combattesse per costruire qualcosa di nuovo e di migliore rispetto a ciò che abbiamo lasciato noi.

È questo il senso del disco, un invito a reagire.

Kadavar al Magnolia Stone Fest 2026 di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it
Kadavar al Magnolia Stone Fest 2026 di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Quindi vorresti vedere una generazione più consapevole di sé stessa e del mondo che la circonda?

Esattamente, oggi mi sembrano tutti un po’ anestetizzati dai social media e da tutto quello che li circonda.

Adesso non vorrei passare per colui che dice loro cosa fare e cosa no, ma noi siamo cresciuti all’interno di vere sottoculture. Non ci interessavano particolarmente i soldi o certe dinamiche.

Oggi, invece, vedo tanti ragazzi isolati, come se fossero individui singoli che hanno a cuore solo il fatto di apparire bene sui social. Però non si uniscono più in collettivi, o delle comunità, per cercare davvero di cambiare qualcosa.

Spero che, prima o poi, questa ossessione per i social diminuisca e che le persone tornino davvero a connettersi tra loro. Spero, insomma, che non finiscano per abbandonare il proprio destino.

Kadavar al Magnolia Stone Fest 2026 di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it
Kadavar al Magnolia Stone Fest 2026 di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Siamo quasi alla fine dell’intervista. Nel 2014 avete pubblicato il vostro primo album dal vivo, registrato durante uno storico concerto al Trix di Anversa. Ogni volta che tornate in Belgio provate ancora le stesse emozioni di quella sera? E cosa rende così speciale il pubblico belga? Cosa vi aspettate invece dal concerto di questa sera al Graspop?

Ci siamo sempre trovati benissimo in Belgio, abbiamo suonato tante volte anche al Desertfest di Anversa e ogni volta è stata una bellissima esperienza.

Ci tengo a fare una precisazione. Quel live è stato pubblicato nel 2014, ma in realtà è stato registrato nel 2013.

Ricordo perfettamente quella serata. Fu la prima volta che, come band, uscimmo da Berlino per andare a suonare all’estero e trovammo persone che conoscevano davvero la nostra musica e apprezzavano quello che stavamo facendo.

Era tutto nuovo, emozionante e quasi travolgente.

Ancora oggi adoro tornare qui, abbiamo tantissimi amici in Belgio ed è sempre un enorme piacere.

Parlando di grandi amicizie, non posso non citare quella con gli Elder. Nel 2021 avete pubblicato l’EP “Eldovar”, mi piace questo suono quasi ispanico. Come è nata questa collaborazione artistica e cosa significa per voi condividere ancora una volta il palco con loro durante questo tour europeo?

Durante il periodo del Covid non avevamo assolutamente nulla da fare e sapevamo che anche loro erano rimasti a Berlino senza il bassista, che invece si trovava negli Stati Uniti, quindi erano praticamente fermi.

Così gli abbiamo detto: “Perché non venite in studio? Possiamo improvvisare qualcosa e vedere cosa succede.” Ed è esattamente quello che abbiamo fatto.

Abbiamo iniziato a sviluppare quelle idee e, nel giro di circa tre mesi, avevamo completato tutto il disco. Da allora è nata una bellissima amicizia, ci vediamo molto spesso e, come dicevi, abbiamo già suonato insieme ieri, lo faremo oggi e anche domani.

Sono davvero felice di vedere come sta crescendo la loro carriera. Il loro nuovo album è probabilmente il migliore che abbiano mai realizzato, e secondo me è anche uno dei migliori dischi usciti quest’anno.

Kadavar al Magnolia Stone Fest 2026 di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it
Kadavar al Magnolia Stone Fest 2026 di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

L’ultima domanda riguarda naturalmente l’Italia. Il 26 luglio suonerete al Magnolia Stone Festival, al Circolo Magnolia, insieme a Graveyard, Elder, Truckfighters e Giöbia. È uno degli appuntamenti più importanti per la scena stoner, psichedelica e doom italiana. Cosa vi aspettate da questo concerto? Cosa sperate di regalare al pubblico italiano?

Devo essere sincero. Non suoniamo in Italia da dieci anni, quindi non vedo veramente l’ora di tornarci. Ho sempre adorato il vostro Paese.

Ho sentito parlare molto bene del festival e la line-up è davvero eccezionale.

Siamo molto amici anche dei Graveyard, perciò non vedo l’ora di passare una bella giornata insieme, stare con tutti loro e condividere il palco.

Credo che per gli amanti di questo genere musicale sia davvero il festival perfetto.

Quello che speriamo di offrire è una grande giornata all’insegna della musica.

E per di più in una location davvero splendida.

Assolutamente sì.

Kadavar al Magnolia Stone Fest 2026 di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it
Kadavar al Magnolia Stone Fest 2026 di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it
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