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Reportage Live

SLIPKNOT: reportage, foto e scaletta del concerto a Villafranca di Verona

Foto di Roberto Finizio | Articolo di Jennifer Carminati

Un gradito ritorno per la band statunitense, che mancava nel nostro Paese dal 2020, quando a febbraio si esibì al Forum di Milano. Unico concerto di quell’anno per la sottoscritta visto poi quanto accaduto come tutti purtroppo sappiamo. 

Corey Taylor e compagni si esibiranno questa sera in quello che quest’estate possiamo a tutti gli effetti definire il “tempio del rock”, ovvero il Castello Scaligero di Villafranca di Verona, che dopo il Rock the Castle di qualche settimana fa, oggi accoglie il grande ritorno in terra nostrana di una delle band heavy metal più controversa e chiacchierata degli ultimi 20 anni.

Purtroppo per colpa del ritardo dell’apertura porte e della lunga coda all’ingresso sono riuscita ad assistere solo all’esibizione di 2 canzoni dei Jinjer, gruppo ucraino capitanato dalla FrontWoman Tatiana Shmailyuk che con il suo devastante growl è ormai un marchio di fabbrica ben consolidato della band. A colpire la mia attenzione sono state le policrome sfumature della sua voce, decisamente energiche e pesanti con un growl che siamo abituati ad associare ad una voce maschile ma che riesce a switchare in tempo zero a  toni dolci e delicati. Peccato non aver potuto assistere all’intera performance.

Ed ecco poi che in meno di mezz’ora il palco, nascosto dietro un tendone con il nome della band marchiato di rosso sangue, viene preparato per gli attesissimi 9, e non è lavoro da poco, complimenti sinceri allo staff tecnico, attrezzisti ecc ecc che spesso vengono messi in secondo piano, ma senza i quali nulla di tutto ciò sarebbe possibile.

Era il lontano 1999 quando gli Slipknot con il loro debutto nel panorama musicale uscirono dai confini convenzionali della musica rock o metal che dir si voglia. Non si era mai visto nulla di simile. La loro evoluzione costante, il duro lavoro e la meritata affezione del pubblico hanno permesso alla band non solo di continuare ad esprimersi, ma anche di riscrivere la storia dell’heavy metal e del rock in generale, nonostante le critiche sempre ricevuto dagli old style che li hanno spesso definiti “un fenomeno da baraccone” non apprezzando invece quello che celano dietro le loro maschere. Degli ottimi musicisti e dei gran professionisti, indubbiamente.

Gli Slipknot hanno sempre fatto parlare per le loro continue sperimentazioni e per le intenzioni più melodiche, spesso si sono allontanati dalle sonorità brutali e violente che li hanno caratterizzati agli esordi facendo perdere loro lungo la strada un po’ dei fan di vecchia data, affezionati alle loro sonorità originali. Ciò non toglie che a discapito dei rumors degli ultimi anni, come detto a gran voce poi da Corey durante lo show, gli Slipknot ci sono ancora, eccome se ci sono, e questa sera ce lo dimostreranno alle migliaia di maggots accorsi e pronti a supportarli sempre e comunque.

Nell’aria si preannuncia uno show al tritolo che inizia con il migliore degli auspici, quello di rivederli quest’autunno nei Palazzetti per promuovere il loro nuovo album in uscita a settembre, “The End, So Far, su etichetta Roadrunner Records. Parlando del nuovo M. Shawn ‘clown’ Crahan ha detto: “Nuova musica, nuova arte e nuovi inizi. Preparatevi per la fine”. E non vediamo l’ora di ascoltarlo e vederlo riproposto live, ma ne parleremo a tempo debito.

Torniamo al qui e ora. 

Finalmente crolla il tendone e si svela un palco monolitico in stile futuro alquanto distopico. Strutture metalliche, video wall che proiettano parti dei lori video clip, deck di mixaggio carichi di synth è una costruzione che si sviluppa su piani strutturali diversi dove troviamo le percussioni su trespoli altissimi ai lati del palco e la batteria al centro su una pedana rialzata.

Ed eccoli, alle 22 salire sul palco accompagnati da un boato incredibile dei maggots accorsi in questa calda serata estiva che si preannunciava carica di pioggia e che invece ha visto come uniche gocce scendere quelle di sudore.

I mascherati dell’Iowa sono in ottima forma e ci regaleranno 1h e mezza tiratissima di puro intrattenimento.

Non si contano le esplosioni, scoppi che sono autentiche bombe e lanciafiamme sparati sul palco mentre tutti celebrano la pazzia alla parola motherfucker, autentico grido di battaglia della band.

Ogni membro del gruppo ha un ruolo ben preciso e chi li conosce e apprezza come la sottoscritta lo sa bene. Jim Root e Mick Thomson con le loro schitarrate potenti e incendiarie, ci regalano suoni claustrofobici e disturbanti, a tratti persino alienanti.

Impossibile non notare la presenza del dj della band, Sid Wilson, che si muove come un dannato pazzo su è giù per tutta la durata dello show che grazie a intro lunghissimi durante i quali il palco si immerge nel buio, la band spesso si assenterà lasciandoci riprendere fiato, tra una canzone e l’altra.

L’opening è affidato a Disasterpiece che libera tutti dalla rabbia e dall’attesa ansiogena dovuta alle interminabili file agli ingressi.

Inizia così quello che sarà uno show folle, eccessivo, dissennato in pieno stile slipknotiano.

Solo un pezzo All Out Life dal loro ultimo album We are not your kind del 2019, e The Chapeltown Rag invece dal loro prossimo album in uscita come detto il prossimo settembre.

I protagonisti della serata sono indubbiamente gli album di esordio della band, che li hanno resi famosi e amati dalla loro Famiglia, come spesso durante lo show Corey definirà il suo pubblico. 

Dall’album di esordio omonimo del 1999 ci propongono delle versioni incendiarie di Wait and Bleed, Spit It Out e sul finale di serata per concludere egregiamente una versione sublime di Surfacing.

Assalto brutale e forsennato con The Heretic Anthem, (515) e People = Shit. dall’album Iowa del 2011 oltre all’opening sopra citata.

In questo show c’è spazio sia per melodia e ritornelli facili con Duality e Before I Forget tratte da Vol. 3: (The Subliminal Verses) ma non mancano occasioni per un back in the past cattivo e violento come con la potentissima Custer, che personalmente ritengo una delle loro migliori canzoni, “Don’t waste my fucking time” come stile di vita.

L’encore è affidato anche alle note squarcianti di People = Shit, vero inno della band.

Abbiamo capito che davvero questa era l’ultima canzone e dopo l’augurio di Corey a prenderci cura di noi e la promessa di rivederci presto, veniamo accompagnati ad uscire dalle mura del castello sulle note malinconiche di ‘Till We Die.

Null’altro da aggiungere, esame superato egregiamente, ci rivediamo a settembre senza esami di riparazione.

Clicca qui per vedere le foto degli Slipknot in concerto a Villafranca di Verona o sfoglia la gallery qui sotto

Slipknot

SLIPKNOT – la scaletta del concerto di Villafranca di Verona

Disasterpiece
Wait and Bleed
All Out Life
Sulfur
Before I Forget
The Chapeltown Rag
Dead Memories
Unsainted
The Heretic Anthem
Psychosocial
Duality
Custer
Spit it Out

Encore
(515) (audio)
People = Shit
Surfacing
‘Till We Die (audio)

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