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Reportage Live

KRAFTWERK 3D: musica di un passato prossimo

Articolo di Chiara Amendola | Foto di Lara Bordoni

Non ho mai usato gli occhiali 3D nella mia vita – mia madre temeva mi rovinassero la vista – e non ho mai ascoltato i Kraftwerk dal vivo. Potete immaginare quanto lo spettacolo al Teatro degli Arcimboldi abbia fatto esplodere la mia piccola mente?

Provo a raccontarlo.

Prima di tutto la musica – come diamine può una band che è in giro da così tanto tempo suonare ancora come il futuro? Poi c’erano le quattro figure sul palco – remote, non dimostrative – un traliccio di luci LCD che attraversava i loro abiti neri, in piedi dietro podi individuali, assolutamente come ci si aspetterebbe. Infine le immagini, proiettate dietro la “band” che spesso spuntavano al centro del teatro pulite, luminose, brillanti e, quando abbinate alla musica, assolutamente affascinanti.

Con l’ovvia eccezione dei Beatles, è difficile pensare a tanti artisti che abbiano avuto una tale influenza sulla cultura popolare come i Kraftwerk. I pionieri dell’elettronica tedesca hanno lasciato le loro impronte digitali sui generi dall’elettropop alla techno, dall’hip-hop all’EDM. Artisti dai New Order a Madonna li hanno campionati, David Bowie ha chiamato la sua canzone V2-Schneider come uno dei membri fondatori e i Coldplay hanno avuto un enorme successo usando una delle loro melodie.

Oggi, il modo in cui la maggior parte della nostra musica pop suona ed è fatta deve molto all’ideale degli anni ’70 dei Kraftwerk, nel frattempo, il mondo tecnologico da loro previsto è decisamente intorno a noi. È sbalorditivo pensare che cantavano Computer Love – l’idea di anime solitarie che si trovano l’un l’altra attraverso le comunicazioni elettroniche – decenni prima che avessimo Tinder.

L’experience da loro offerta, più che un live, funziona cosi: ogni membro del pubblico viene dotato di un paio di occhiali 3D, e parte una successione di immagini sul palco popolato dai quattro membri della band stretti in tute di neoprene/LED, che suonano consolle illuminate al neon. Sembra di essere al cinema per la prima volta.

Durante l’opening con Numbers, qualcuno si abbassa per paura di perdere la testa a causa di una figura volante. Anche se siamo a teatro il pubblico non esita a manifestare la propria gioia urlando senza dignità durante Spacelab, nel mentre un’imbarcazione spaziale viene raffigurata mentre entra nella sala.

L’opera dei Kraftwerk è sempre stata un elogio secco e ironico alla tecnologia, con una qualità pittoresca, quasi nostalgica, ma i loro pezzi invecchiati sono ora in costante evoluzione. Questa odissea di due ore vede canzoni estese, rielaborate e dotate di nuove sezioni funky. Alcuni brani assumono significati che non hanno mai avuto all’uscita: Computer World sembra aver anticipato il sinistro potere dei big data; Radioactivity, originariamente un’ode alle onde radio e alle radiazioni, è diventata un inno per le vittime dei disastri nucleari, The Model – che ha scatenato i presenti nonostante fossero in poltrona – è stata invece consegnata nella sua forma pura, presumibilmente perché non c’è bisogno di manomettere la sua perfezione pop.

Intorno a me un pubblico completamente disomogeneo formato da ragazzi calvi e paffuti, giovani coppie, padri con i loro bambini, euro-hipster in blazer e cravatta sottile. Tutti ugualmente entusiasti e chiaramente molto riconoscenti della profonda influenza che i Kraftwerk hanno avuto sulla musica che amano.

Mentre il set procede – dalle glorie trasportanti di Tour de France, attraverso il punto culminante visivo di Trans Europe Express – arriva il momento dell’encore che si apre con Robots  – ed ecco li che appaiono, come in video, i manichini dalle camicie rosse.

Penso che sia sorprendente appurare quanto il catalogo dei Kraftwek suoni ancora assolutamente contemporaneo, influente e vitale – nei loro ritmi motorizzati e nei solchi di synth puoi sentire techno, house, rave, electro e un’intera serie di cose che sono seguite sulla loro scia.

Un concerto dei Kraftwerk non è solo un concerto, in fin dei conti, è molto più di questo: un evento visivo, musicale, emotivo ed è anche così dannatamente divertente.

Non ho mai visto uno spettacolo simile prima, e dubito che lo farò ancora – a meno che – naturalmente, i Kraftwerk non tornino presto in città.

Clicca qui per vedere le foto dei Kraftwerk a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto)

Kraftwerk

KRAFTWERK: la scaletta del concerto di Milano

Numbers / Computer World
It’s More Fun to Compute / Home Computer
Spacelab
Airwaves
Tango (Unofficial title)
The Man-Machine
Electric Café
The Model
Autobahn
Geiger Counter / Radioactivity
Metropolis
Tour de France / Prologue / Étape 1 / Chrono / Étape 2
Trans Europe Express
The Robots


Encore:
Pocket Calculator / Dentaku
Computer Love
Non Stop
Boing Boom Tschak / Music Non Stop

KRAFTWERK: le prossime date in Italia

Biglietti in vendita a questo link > https://bit.ly/kraftwerk2022

3 MAGGIO – Teatro degli Arcimboldi – MILANO
5 MAGGIO – Teatro Regio – PARMA – SOLD OUT
7 MAGGIO – Gran Teatro Geox – PADOVA
9 SETTEMBRE – Ultravox – FIRENZE
10 SETTEMBRE – Goa Boa – GENOVA

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Cinefila e musicofila compulsiva. Quando qualcosa mi interessa non riesco a tacere.

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