Foto di Illary Terenzi
Il progetto dei King Hannah nasce a Liverpool, in un locale dove due giovani camerieri, Craig e Hannah, si ritrovano a lavorare fianco a fianco. Craig riconosce immediatamente il volto di Hannah: l’aveva già vista esibirsi durante un concerto di band universitarie, una performance che lo aveva colpito profondamente.
Spinto dall’intuizione che il destino gli stesse suggerendo qualcosa, Craig decide di parlarle di quell’esibizione. Da lì scoprono di avere gusti musicali affini e una visione artistica compatibile. Dopo un periodo di amicizia e sperimentazioni, scelgono di dare vita a un progetto comune.
Nel 2019 pubblicano Crème Brûlée, un singolo dal tono crepuscolare, caratterizzato da chitarre elettriche decise e atmosfere intense. Il brano attira subito l’attenzione e, dopo un primo EP, il duo firma con un’etichetta berlinese che li porta a esibirsi nella capitale tedesca.
Il loro legame musicale affonda le radici nell’ammirazione condivisa per Nebraska di Bruce Springsteen: non sorprende che le loro sonorità rarefatte, le sfocature elettriche e le atmosfere sospese richiamino in più punti quell’album iconico. La loro reinterpretazione di State Trooper, in una versione sensuale e potente, diventa una nuova pietra miliare della loro crescita artistica.
Nel 2022 arriva I’m Not Sorry, album di debutto che proietta i King Hannah in un tour statunitense di grande successo. Due anni dopo esce Big Swimmer, disco costruito sulle esperienze dei loro viaggi, dei festival internazionali e delle collaborazioni con artisti come Kurt Vile e Thurston Moore. Nella tracklist compaiono anche due brani con la partecipazione di Sharon Van Etten.
Oggi i King Hannah sono considerati una delle realtà più brillanti del panorama inglese contemporaneo. I loro live sono noti per la cura maniacale del suono, per l’approccio strumentale meticoloso e per un’estetica che fonde influenze USA e vibrazioni alternative britanniche degli anni Novanta.
Le loro canzoni raccontano il quotidiano, sospeso tra rimpianti, fragilità e senso di inadeguatezza. Una delicatezza narrativa che trova sempre il suo contrappunto nella potenza delle loro sonorità.
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