Connect with us

Hi, what are you looking for?

Reportage Live

JOSHUA RADIN: reportage e scaletta del concerto di Milano

Voglio raccontarvi il concerto che ho avuto la fortuna di vedere partendo da un’immagine, da una suggestione, cercando di farvi vivere, tramite il ricordo di essa, lo spirito col quale un timido ragazzo della provincia americana è riuscito a scaldare il cuore di un paio di centinaia di persone in una fredda serata autunnale milanese.

“Il concerto è iniziato da un bel po’ e la mia testa ciondola ormai incantata, cullata dalle appena sussurrate, ma efficaci, note che Joshua Radin sprigiona dal suo strumento. Non c’è nessun artificio, nessun tecnico del suono, nessuna luce ad effetto. Solamente un palco e un “ragazzo”, più o meno coetaneo, che da un’ora circa racconta, faccia a faccia, le proprie storie al suo pubblico di serata, mettendo a nudo un’anima gentile permeata di genuinità.

Sono seduto per terra, su di un pavimento mezzo gelato. Le piastrelle che lo compongono sono vissute, molti sederi infreddoliti prima del mio hanno trovato giaciglio lì. Mi guardo intorno e comprendo che non c’è nessuna urgenza di rinnovare, sono contornato da essenzialità. Che bella l’essenzialità, troppo spesso ne dimentichiamo il valore affannandoci a sostituire oggetti quando potremmo solamente dar loro nuova vita. Ho una birra davanti, appoggiata sul pavimento a pochi centimetri dai miei piedi, e l’amore della mia vita che mi sorride al mio fianco. Davanti a me un palco collocato fuori dal tempo, un palco come ne ho visti tanti quand’ero poco più che ragazzino, una dimensione “parrocchiale”, semplice, fatta di ciabatte elettriche a vista, di vernice scrostata, di scricchiolanti assi di legno. Sullo sfondo colorato è rappresentata una Parigi che sembra disegnata da un bambino. Mi trovo sospeso in un limbo magico, che mi fa stare meravigliosamente bene e in pace con le facce sconosciute che mi stanno intorno. Facce che sembrano provare le mie stesse, semplici, naturali, emozioni. Per la prima volta noto che i cellulari sono tutti riposti nelle tasche, non c’è urgenza di fotografare o catalogare,  l’hard disk più prezioso che abbiamo, alla fine, è la nostra memoria non digitale.”

La scaletta questa sera non è importante e non voglio raccontare nulla di essa, limitandomi a pubblicarla a fine articolo, ma solo per dovere di cronaca, stilata per quanto sia riuscito faticosamente a ricordare.
Sono state suonate le canzoni indicate a fondo pagina ma sarebbero potute essere altre, o altre ancora.

joshuaradin-milano

Il concerto che Radin mette in scena al romantico Arci di Via Bellezza è più un invito a cena, ad una chiacchierata tra amici che lo show di un musicista affermato. Il muro di timidezza che Joshua erge all’inizio dello spettacolo si sgretola un sorso di whiskey dopo l’altro, entrando in punta di piedi in confidenza con i propri ospiti, raccontando loro delle proprie fragilità, senza alcuna vergogna. Favole di rapporti amorosi finiti male (che comunque lasciano sempre qualcosa di buono), di ninna nanne scritte per consolare bambini dopo che una catastrofe (in)naturale si è portata via, con il suo impeto, quanto di materiale possedessero sino ad un istante prima. Sono canzoni che potrebbero sembrare tristi ma sono cariche di speranza. Mi sento un fortunato ospite, in un salotto gremito di altri ospiti che arrivano dalle parti più disparate del mondo. A precisa domanda di Joshua alle mie spalle si sentono gridare i nomi di Russia, Ecuador, San Salvador e Belgio, tra gli altri.

Lo show scivola via pezzo dopo pezzo, racconto dopo racconto, un interminabile fingerpicking che accarezza, una dopo l’altra, le sei corde dell’unico strumento che Joshua ha in dote, a ricordarci che per scrivere canzoni e raccontare storie non serve altro che la semplicità di quel ragazzo che, con altre sembianze, ha suonato in un qualche punto del nostro passato la chitarra davanti a un falò.
C’è tempo per parlare anche di Trump. Joshua chiede simbolicamente scusa a noi e a tutto il mondo per la sorprendente elezione, sottolineando amaramente come si sia passati in un breve lasso di tempo dalla speranza Obama allo spauracchio presente.

Il padrone di casa è ormai in totale confidenza con i propri ospiti e le redini dello show vengono lasciate in mano al pubblico e alle numerose richieste di canzoni che ne seguono.
Il pezzo che tutti si aspettavano arriva verso la fine, quella purissima gemma dal titolo “Winter” che, scritta da altri autori più affermati, avrebbe sfondato le classifiche di mezzo mondo. E’ imprecisa e, proprio per questo, ancora più bella e autentica. Joshua, ormai abbastanza brillo, sbaglia l’attacco ridendo col pubblico che lo supporta sussurrando insieme a lui ogni singola parola del testo.
Per l’ultimo pezzo decide di saltare giù dal palco e di suonare, non amplificato, al lato opposto della sala il classico “Don’t Think Twice, It’s All Right” dell’amato Dylan,  circondato da vicino dal calore degli ospiti di una serata difficile da dimenticare.

No envy no fear
Only you
Diamonds
Brand new day
Closer
What if you
You Got Growin’ Up to Do
Today
Tomorrow Is Gonna Be Better Lyrics
Paperweight
Vegetable Car
Everything’ll Be Alright (Will’s Lullaby)
My My Love
Beautiful day
High and low
Belong
I’d Rather Be With You
Winter
Don’t Think Twice, It’s All Right

Avatar
Written By

Nasco il giorno di San Valentino del 1978, e forse proprio per questo sono, da sempre, un nostalgico romantico. Apro per la prima volta gli occhi a Genova, ma non riesco a definirmi Genovese a tutti gli effetti pur essendole visceralmente legato. La mia vita è stata vissuta al confine tra la provincia ligure e quella Alessandrina, mi piace considerarmi un apolide della collina. Appassionato di musica sin dalla giovanissima età, cresciuto tra i dischi dei miei, diviso tra Black Sabbath e Led Zeppelin, seguo la musica da sempre. Sono ormai più di vent'anni che coltivo la passione dei concerti, una delle poche a non essere mai calata nel tempo. Sono un Vespista e un Jammer, chi ha una di queste due passioni sa cosa esse significhino. Nella vita lavorativa mi occupo di tutt'altro, le mie passioni sono la mia linfa e la mia energia, sono ciò che riempiono quel bicchiere che, per mia fortuna, riesco sempre a vedere mezzo pieno.

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Scopri anche...

Interviste

Torna in Italia Joshua Radin per due date da non perdere: lunedì 13 novembre al Serraglio di Milano e martedì 14 novembre al Locomotiv...