Foto e articolo a cura di Davide Merli
l concerto degli Sprints all’Arci Bellezza di Milano è stato un’esplosione di adrenalina pura, una di quelle serate in cui le pareti storiche del circolo sembravano vibrare sotto la pressione di un sold out fisico e vibrante. Sin dalle prime note, l’atmosfera si è fatta densissima, trasformando la sala in una vera e propria polveriera pronta a esplodere grazie a un’energia cinetica che non ha concesso un solo istante di tregua al pubblico stipato fin sotto il palco, merito di una scaletta serratissima che ha sparato dritto in faccia ai presenti tutte le migliori cartucce estratte dai loro due dischi, unendo i brani più feroci di Letter to Self alle gemme degli esordi. La band non si è risparmiata, inanellando pezzi iconici con una foga esecutiva che ha reso ogni momento un assalto sonoro senza sosta, confermando una maturità compositiva capace di tradursi in un impatto live devastante.
Al centro di questo turbine ha brillato una Karla Chubb in stato di grazia, una frontwoman dotata di un carisma magnetico e di una presenza scenica capace di catalizzare ogni sguardo, muovendosi con una sicurezza disarmante tra urla liberatorie e una narrazione vocale graffiante. La sua capacità di connettersi con la folla ha toccato il culmine durante l’esecuzione di Need, momento in cui Karla si è resa protagonista di una viscerale incursione direttamente in mezzo al pubblico, abbandonando il palco per immergersi fisicamente nel pogo e smuovere ogni singolo presente con una carica elettrica che ha abbattuto qualsiasi barriera tra artista e spettatore.
Questa attitudine feroce inserisce di diritto gli Sprints in quella straordinaria nuova ondata rock, post-punk e derivati dove, insieme a gruppi come NewDad, Mannequin Pussy, Lambrini Girls, Nova Twins e Amyl and the Sniffers, sono proprio le ragazze a portare avanti fieramente la bandiera del genere, ridefinendone i canoni con una freschezza e una rabbia politica assolutamente necessaria. La resa sonora è stata impressionante per durezza e precisione, un muro di suono massiccio che ha trovato vette di intensità nella cover dei Le Tigre Deceptacon e nell’ipnotica Desire, introdotta da un lungo e coinvolgente discorso accompagnato dalla musica, prima di chiudere definitivamente i giochi con la furia di Little Fix.
Un muro di suono massiccio e sporco quanto basta per risultare autenticamente post-punk, ma sostenuto anche da una forte credibilità e volontà di intrattenere i presenti regalando a Milano uno show brutale, sincero e assolutamente indimenticabile che ha confermato quanto il palco sia il loro habitat naturale.
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SPRINTS – La setlist del concerto di Milano
- Descartes
- Feast
- Beg
- Shadow of a Doubt
- Coming Alive
- Literary Mind
- How Does the Story Go?
- Something’s Gonna Happen
- Heavy
- Cathedral
- Up and Comer
- Pieces
- Need
- Deceptacon (Le Tigre cover)
ENCORE
- Desire
- Little Fix












![PETER GABRIEL [Credits: Nadav Kander]](https://www.rockon.it/wp-content/uploads/2026/10/peter-gabriel-600x337.jpg)
















