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Interviste

GALEA: “Come gli americani al ballo di fine anno”. La rivendicazione delle scelte soggettive.

È uscito il 21 Gennaio Come gli americani al ballo di fine anno il primo EP di Galea, al secolo Claudia Guaglione, giovane e talentuosa cantautrice di casa Sugar Music.

Cinque tracce di sentimenti sinceri, per un album che non è sentimentale. Emozioni, riflessioni e dichiarazioni di chi ha vent’anni, in cui chi ascolta si può riconoscere a prescindere dall’età. Un utilizzo della parola molto garbato e immediato per dire basta a tutto ciò che è autoimposto a favore della sincerità verso sé stessi. Chitarre e sonorità anni ’90 che trasportano e una voce che si insinua lieve per poi esplodere potente. L’album è prodotto da Antonio Filippelli.

Noi di Rockon abbiamo avuto l’occasione di poter fare una chiacchierata con Claudia, per parlare del debut album e non solo.

Voglio iniziare col ringraziarti per il tuo tempo e congratularmi per questo EP! Ad ogni ascolto ho colto nuove sfumature e di conseguenza, nuove riflessioni.

In primis, il titolo: Come gli americani al ballo di fine anno. È indubbiamente particolare, colpisce. È molto evocativo. Questo momento così atteso dagli studenti di oltreoceano, nei film e nei libri, è scenario di amori che nascono, di primi baci, di riscatto verso bulli o indisponenti reginette di turno… e anche di stragi!

E se il mio pensiero va a Grease, Ritorno al Futuro o Carrie (mi riferisco al romanzo di King) sono certa che, a seconda dell’età di chi si avvicina al tuo disco, i richiami saranno differenti, ma ben presenti. Questo aspetto cross generazionale mi piace molto.

Volevo chiederti, oltre al motivo di questo titolo, cosa ti lega a questo evento, hai un personaggio di qualche serie o film in cui hai pensato “quella sono io!”? Avresti voluto andare al ballo di fine anno?

In realtà anche a me vengono in mente Ritorno al futuro e Carrie! (Anche se di quest’ultimo ho visto solo il remake più recente).

Però effettivamente, la prima associazione che mi salta in mente quando penso al prom, e che è anche uno dei motivi per cui ho scelto questo titolo, è l’immaginario Disney Channel, o più in generale tutta quelle serie di film e serie tv per ragazzi in cui la protagonista è la tipica ragazza “diversa dalle altre”. Poi basta che si tolga gli occhiali e magicamente diventa la più bella della scuola, va al ballo di fine anno e conquista il ragazzo più popolare.

Come penso tante altre persone nate intorno al 2000, ho subito massicce esposizioni di questa stessa trama ripetuta all’infinito (giuro che a volte erano veramente identiche) ed è un’immagine che mi è rimasta incollata addosso: MORIVO dalla voglia di partecipare a un ballo di fine anno americano! Durante i miei anni scolastici ho sperato fino all’ultimo di partecipare finalmente ad uno.

In Voglio solo cose belle, e più in generale nell’EP, il ballo di fine anno americano diventa simbolo di una volgarità che può liberare dall’estetismo ad ogni costo, dalle forzature e complicazioni che ci auto-imponiamo a volte, solo per sentirci appartenenti a una categoria.

Il prom, nel suo essere così pacchiano, per me è la rivendicazione delle scelte soggettive, a prescindere dalle influenze dei gusti e dei tempi, che si muovono troppo velocemente per starci al passo senza rischiare di perdere la propria identità, le proprie vocazioni e inclinazioni personali.

Comunque no, non mi sono mai troppo identificata in uno dei personaggi di questi film, forse perché erano delle maschere troppo rigide, bella-scema-cattiva e brutta-intelligente-buona e io mi sono sempre sentita entrambe o nessuna delle due, o un po’ di una e un po’ dell’altra.

Voglio solo cose belle, scritta e cantata con Maggio, è brano delicato e intenso, a tratti ipnotico, un inno alla bellezza delle cose semplici. È una canzone, ma anche un trasporto, in cui colgo quasi una nostalgia per qualcosa che non è ancora avvenuto, ma che già scalda il cuore. Tra le altre, la strofa Come fanno i grandi torneremo tardi io e te è di una dolcezza infinita. Quali sono le tue cose belle? (oltre a questo EP ovviamente!) 
Sì! Mi piace molto che sia un brano nostalgico quasi senza un motivo preciso, crea una bellissima atmosfera. Le cose belle di cui parlo nella canzone non sono solo quelle semplici e quotidiane.

Sono una persona estremamente casalinga, la casa è la mia comfort-zone. Potrei rimanere in casa per un mese e non mi darebbe alcun fastidio (infatti, in quarantena, ho sofferto più per il clima di ansia e tensione che per il fatto di non poter uscire). In casa quindi, c’è tutto quello che già conosco e che mi fa sentire sì, al sicuro, però anche rintanata tra le cose, gli spazi, le abitudini sempre uguali, che per mia inclinazione mi appartengono naturalmente, ma tra i quali a volte rischio di sprofondare e annegare.

E in questo senso la limousine, il prom e il fatto di tornare a casa tardi rappresentano un valido contraltare di cose belle che non sono necessariamente quelle per le quali provo una sorta di tensione naturale, cioè le cose intellettuali/artistiche/profonde, nelle quali a volte rischio di inabissarmi. Riassumendo, Voglio solo cose belle è una ricerca di leggerezza, anche nei rapporti con l’altro. 

Ragazzo fuori moda, lo vedo come un inno alla libertà! È così? Una dichiarazione di tutto quello che non ti interessa, ovvero la situazione modaiola e il cliché. Anzi, un invito ad essere consapevoli della propria bellezza, della bellezza del non aderire a modelli imposti e di come questa non conformità scateni solo cose belle.

Mi piace tutto quello che scateni/Non svalutarti, ragazzo fuori moda/Tu sei l’unica risposta ai miei perché.

Dal mio punto di vista, ovvero persona della generazione X, vedo la generazione Z, la tua, anni e anni luce più avanti rispetto alla mia, più sensibile, più attenta alla pluralità, con un potenziale altissimo, fintanto che non apro qualche social o leggo qualche articolo sui che mi getta nel baratro!

Tu come vedi da dentro la tua generazione? Riusciremo, insieme, contaminandoci (magari anche grazie all’arte e alla musica) a diventare migliori, a creare una coscienza di gruppo in cui tutti ci potremo riconoscere e ognuno porterà la propria moda

Sì, è sicuramente anche un inno alla libertà. Più banalmente, la scrittura della canzone è stata estremamente spontanea, perché essenzialmente parlo dei fatti miei ahahah, però mi stuzzicava anche l’idea di scrivere una canzone d’amore che si rivolge a un ragazzo con dolcezza, non ce ne sono così tante.

La seconda è una domanda a cui è un po’ difficile rispondere: è vero, la genZ è sicuramente (per fortuna) più attenta alla pluralità e al rispetto dell’unicità, ma la strada è ancora molto lunga. Ovviamente spero anch’io in un futuro in cui ognuno sarà libero di essere ciò che vuole, ma sarà il tempo a dirci cosa succederà.

Soffrire bene, inizia con affondi leggeri per crescere con un dolce incalzare fino ad aprirsi robusto e farti esclamare a piena voce

Voglio farmi a pezzi il cuore senza lasciare prove, soffrire bene

con un ritmo che è liberatorio e non sofferto. Il titolo prende spunto da una citazione di Pensavo fosse amore invece era un calesse, in cui il grande Massimo Troisi (con il suo modo unico) dice:

Lasciatemi soffrire tranquillo, chi vi chiede niente a voi? Vi ho chiesto qualcosa? No. Voglio solo soffrire bene!

Proprio a dire: lasciatemi in pace! Come nasce questo brano, verso chi (che sia persona, situazione o modo di pensare) è rivolta questa sorta di richiesta/dichiarazione, a cosa e perché stai dicendo che questo dolore in fondo mi piace Ne sento il bisogno e ti ci vuoi abbandonare in maniera consapevole e viva? 

Non solo il titolo, ma tutta la composizione del brano nasce proprio a partire dalla scena di Troisi, che mi ha colpito moltissimo.

Soffrire bene non è rivolta a nessuno in particolare, è piuttosto descrittiva del momento in cui ci si arrende totalmente alla sofferenza e da questo travolgimento ci si ricava quasi un piacere. È anche un po’ un invito ad essere meno orgogliosi in amore, a lasciare entrare gli altri e mettersi a loro completa disposizione, senza avere paura che questo possa intaccare la nostra immagine di persone forti e che non hanno bisogno di nessuno. 

Citando Troisi, mi viene spontaneo chiederti qual è il tuo rapporto con il cinema. Ci sono film o registi che ti hanno ispirato o che ti sono di ispirazione?
Quando rispondo a domande di questo tipo, in genere non do grande soddisfazione ahahah. Ultimamente guardo pochissimi film, non riesco a trovare il tempo, ma soprattutto lo spazio mentale. Comunque, anche quando ne guardavo di più, non sono mai stata in grado di individuare e riconoscere nelle mie canzoni l’influenza di questo o quel regista/film, perché, almeno per quanto mi riguarda, il condizionamento avviene a un livello troppo inconsapevole e subliminale per rendermene conto.

In ambito musicale e letterario, quali sono i tuoi riferimenti?
Stessa cosa vale per l’ambito letterario. Posso dirti che mi piace molto Calvino o che da piccola ho letto tantissimo Ammaniti. In generale da bambina ho divorato centinaia di libri e sicuramente questa cosa mi ha influenzato parecchio. In ambito musicale fino ai 19 anni (più o meno) ascoltavo tantissimo indie rock, poi mi sono rammollita ahahah. Continua a essere il mio genere di riferimento, ma sono molto più soft in quello che ascolto e di conseguenza anche in quello che scrivo. Adoro Lana del Rey e mi piace anche molto Clairo.

Femminuccia, singolo che ha anticipato l’EP lo considero come un manifesto, il tuo manifesto. Il manifesto di chi, dicendo

Capire che sei sola in squadra ed è abbastanza
piuttosto che
Sapere che in fondo non appartieni a niente/A nessuna scatola con le targhette

vuole proprio dichiarare un sentimento di non appartenenza ad alcuna classificazione, di essersi liberato consapevolmente dagli stereotipi e si dichiara agli altri senza sovrastrutture, anzi, dicendo un io non ci sto. È così? Cosa ci puoi raccontare di questo brano, da dove nasce? 

Il brano nasce da una conversazione con le mie amiche storiche. Stavamo parlando di come da piccole siamo state propense a rifiutare alcune delle caratteristiche che più di tutte sono assegnate, come stereotipo, al genere femminile, preferendo identificarci piuttosto in quello che in realtà è un altro stereotipo, quello del maschiaccio. Questo soprattutto negli anni della prima adolescenza, che è stata un lungo percorso di autoconoscenza, in cui ci siamo districate tra i pochissimi modelli standardizzati di donna proposti dai media e accettati dalla società, troppo rigidi e in cui è difficile riconoscersi. Crescendo ci siamo gradualmente liberate dalle categorie e dalla dicotomia maschile/femminile e siamo approdate a una femminilità più libera, appunto, e quindi anche più “nostra”.

Mi ha colpito Biancaneve. Come film, nasce nel 1937. Sono seguite molte altre eroine Disney, tuttavia, nel 2021, hai scelto lei da citare nel testo e nella copertina del singolo. C’è un motivo particolare dal più pratico tipo suonava bene o qualcosa che senti maggiormente? Mi piacerebbe capire se con questa scelta vuoi sottolineare un condizionamento, che consapevolmente o meno, anche le fiabe hanno avuto sul nostro modo di vedere le cose. Pur avendoci regalato molti sogni e poesia!
La scelta viene dal fatto che Biancaneve è sempre stata la mia principessa preferita (non a caso a quella festa di Carnevale di un non ben identificato 2000-qualcosa mi travestii da lei). Era la mia preferita un po’ perché cantava e un po’ perché sono sempre stata fissata con le versioni originali delle cose e Biancaneve è la prima vera e propria principessa Disney. La principessa per antonomasia. Ovviamente le fiabe ci hanno influenzato enormemente, e se penso che il sogno delle protagoniste di solito è quello di sposarsi col principe, accasarsi e fare i figli mi viene anche un po’ la nausea ahahah. Però fanno parte della mia infanzia, quindi ci sono legata comunque con molto affetto.

I nostri 20 il tuo tributo ad una meravigliosa età, vissuta libera da condizionamenti, con accanto una persona che vorrai ritrovare anche là, presente nella vecchiaia. È una cosa forte, non trovi?
Sono sempre stata molto romantica e sognatrice, quindi per me il fatto di immaginare di invecchiare con qualcuno è una cosa piuttosto all’ordine del giorno. 

Anche in Voglio solo cose belle c’era una sorta di proiezione nella vecchiaia. È interessante e molto dolce come pensiero. Ci vuoi raccontare qualcosa in merito? 
In Voglio solo cose belle, la frase Come fanno i grandi, torneremo tardi io e te è molto dolce, ma in mezzo a questa tenerezza ci ho sempre visto una puntina di ironia, perché ho 21 anni e non 14. Quindi è una frase che vorrebbe idealmente tracciare una linea di confine tra adulti e non-adulti, per fare finta e pretendere di rientrare ancora pienamente nel secondo gruppo, pur essendo consapevoli di essere piuttosto al confine, che non è una posizione affatto facile, anzi.  

I vostri 20, purtroppo, sono stati condizionati da questa pandemia. Da giovane artista, da giovane donna, quale è stata la maggior privazione (detto ovviamente col massimo rispetto verso chi è stato privato di tutto) e cosa invece questo periodo così buio, ti ha donato, ti ha lasciato di positivo?
Penso che il fronte artistico sia stato quello che ha risentito maggiormente della pandemia, ovviamente soprattutto per quanto riguarda i live. Sinceramente mi sento sempre la stessa persona, o forse solo dopo che tutto sarà finito riuscirò a fare un bilancio più lucido in termini di acquisti e perdite

Cosa vedi nel tuo futuro prossimo, come progetti professionali e personali? (se ce li puoi dire…) 
Per adesso il futuro su cui mi sto focalizzando e su cui sto concentrando le mie aspettative è quello dei live, non vedo l’ora di suonare in giro per l’Italia!

…e anche noi di poterti ascoltare live!

Grazie Galea! E grazie ad Ester e a Picicca!

Written By

Nata e vissuta sul mare, da qualche anno a Milano dopo una parentesi romana. Cresciuta a pane e Bruce Springsteen, da un lato gli studi scientifico matematici, un lavoro nell'IT che mi appassiona, dall'altro l'amore per la pittura, la scultura, la fotografia, il teatro e i film di Sergio Leone. Amo sia visitare città, sia la natura e lo stare all'aria aperta. La musica è una costante nella mia vita, ogni momento ha una colonna sonora; amo soprattutto la musica dal vivo, unico modo per conoscere veramente un artista. Amo scrivere e sono alla costante ricerca del modo migliore per tradurre su carta le emozioni. Sono profondamente convinta dell'importanza dell'amare e del mettere passione in tutto quello che si fa... con anche un pizzico di ironia!

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