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Reportage Live

Chi si ferma (troppo), è perduto: con un “Grazie alle montagne”, Motta e Negramaro salutano l’estate di Trento

Negramaro + Motta in concerto al Trento Live Fest 2026, foto di Matteo Scalet
Negramaro + Motta in concerto al Trento Live Fest 2026, foto di Matteo Scalet

Articolo di Alessandro Paris | Foto di Matteo Scalet

In una spianata tra la ferrovia del Brennero e un piccolo aeroporto, tra i meleti e i vigneti che si inerpicano a perdita d’occhio sui versanti montuosi, si sono concluse a Trento il 6 settembre 2026 le sei serate della seconda edizione del Live Fest, organizzato da Magellano Concerti e dalla Provincia autonoma di Trento. Punto esclamativo finale è stato il live di Motta e dei Negramaro: il ruvido e introspettivo cantautorato degli anni Dieci, accostato al meglio del lirismo pop-rock italiano degli anni Duemila.

Dieci v/s venticinque anni di carriera, i due artisti sono giunti in riva all’Adige animati da ragioni e da tempi professionali opposti in questa estate 2026. Se i Negramaro hanno già annunciato di prendersi una lunga pausa a conclusione di questo viaggio live (la data all’Arena di Verona del 20 settembre ne sarà il prestigioso sigillo), il cantautore toscano, alle soglie dei quarant’anni (li compirà il 10 ottobre), ha percorso l’Italia in questi mesi per festeggiare il decennale della sua opera prima, “La fine dei vent’anni”, osannato manifesto di un indie rock italiano che due lustri fa visse il suo apice.

Negramaro + Motta in concerto al Trento Live Fest 2026, foto di Matteo Scalet

Calano le luci e il cantautore toscano riavvolge subito il nastro della memoria di alcuni dei quasi duemila presenti: si annuncia, infatti, con “La vie à 2”, una delle tracce di “Clandestino”, l’album che nel 1998 fece conoscere al mondo Manu Chao e che ha cresciuto (e segnato) un’intera generazione. Ma subito emergono i ricordi di chi vide il ragazzotto toscano (e non ha certo smesso di seguirlo in questi dieci anni) sui palchi di qualche festival alpino di quel lontano 2016,  come un “Balla coi Cinghiali” alla Rocca di Vinadio nel Cuneese o un “Sot ala Zopa” al cospetto delle Pale di San Martino nel Primiero trentino. Suoni potenti, ruvidi e “mercuriali” (Bob Dylan docet); parole affilate e velate di dubbi e disincanti per quell’entrata nei trent’anni di età, questa la cifra di quel capolavoro. Ma, oggi, a rendere il tutto ancor più potente e avvolgente c’è il basso della Divina Roberta Samarelli (ricordate, i Verdena?).

Motta inizia con “Se continuiamo a correre”, picchiando rullante e tom in mezzo al palco, mentre “Del tempo che passa la felicità” è in acustico (rarità). “Prima o poi ci passerà” è quindi l’occasione del primo saluto al pubblico e della presentazione della band, oltre che della volontà di incuriosire quella parte di pubblico che non lo ha mai incrociato in un festival.

Negramaro + Motta in concerto al Trento Live Fest 2026, foto di Matteo Scalet

Un abbraccio affettuoso ai genitori, già ringraziati in quel primo disco capolavoro, ma ora segnati dal lutto recente del padre, evocato nel sussurro “Quello che mi manca sei tu” che chiude il pezzo “Mio padre era comunista”. Va detto che proprio questo brano è restituito, rispetto alla versione originale, delicatissimo e intimo, con percussioni leggere. Ma poi si balla subito tra le chitarre dolenti e calde di “Sei bella davvero” e soprattutto nell’urlo di “Abbiamo vinto un’altra guerra”, avvolti anche nelle luci gialle del palco. Motta torna quindi ai tamburi e scatena tutta l’adrenalina racchiusa in “Roma stasera”. Imbracciata l’acustica, ecco poi “La fine dei vent’anni”, il simbolo di quell’estate dolente e consapevole di dieci anni fa. Ma non c’è tempo da perdere, si avvicina il nuovo album (a tre anni dall’ultimo “La musica è finita”). Anche a Trento Motta anticipa un brano inedito già proposto quest’estate in tour, dal titolo “Sopravvissuti”. Ad un primo ascolto, si intuisce che il futuro sarà vitale, energico, con chitarre tiratissime, e soprattutto, parlatissimo. Prosit! Il concerto si chiude con “Ed è quasi come essere felice”, aperta solo piano e violoncello: unico elemento estraneo alla scaletta dell’album festeggiato (è in “Vivere o morire” del 2017). Poi un inchino all’arena e l’arrivederci all’album già in lavorazione. Una festa lunga un’intera estate, pressoché conclusa sul palco di Trento, nella convinzione che chi si ferma (troppo), è perduto.

Negramaro + Motta in concerto al Trento Live Fest 2026, foto di Matteo Scalet

La medesima fretta di ripartire non sembra invece attanagliare i Negramaro, che tuttavia hanno alle spalle già venticinque anni di carriera e ben conoscono il valore di una pausa. Veleggiano da tempo sul mare del romantico e potente pop-rock italiano: non avranno problemi a ripartire. La scaletta consolidata dal loro tour estivo “Una storia ancora semplice 2026” subisce a Trento un lieve taglio di tre-quattro pezzi, ma è comunque il consueto mix di classici e pezzi più recenti. Salgono sul palco con qualche minuto di anticipo, ma lanciano subito quattro grandi palloni grigi sul pubblico intonando “Luna Piena” del 2024, seguita subito dopo da “Ricominciamo tutto”, presentata a Sanremo nel medesimo anno e accompagnata da un maxischermo di immagini di astronauti e di polvere di stelle. Sangiorgi la sottoscrive urlando di voler “Ricominciare tutto da Trento”. Si torna indietro di qualche anno con il singolo “Contatto” dall’album omonimo del 2020 che sfuma in qualche verso di “Canzone” di Lucio Dalla. Ancora indietro, al 2017: le luci blu del palco introducono infatti “Fino all’imbrunire”. È qui che il cantante pugliese invita il pubblico a “spegnere le strade” e a dire un grande “grazie alle montagne”. Alla straordinaria verticalità dei monti che circondano Trento è dedicata “La prima volta” del 2018, cantata da tutto il pubblico che può leggere il testo in bianco e in rosso sul maxischermo. Breve strappo su chitarra acustica finale e poi tocca a “Per uno come me” del 2017. Qui, cullata dalla fisarmonica, tutta la band si presenta e omaggia ancora una volta Lucio Dalla con qualche verso di “Come è profondo il mare”. Dopo qualche minuto, l’arena salta e canta a squarciagola fra “Nuvole e lenzuola”, il classico del 2006 che trasforma la spianata in una discoteca primi anni Duemila (in coda l’immancabile “Everybody is looking for something”).

Negramaro + Motta in concerto al Trento Live Fest 2026, foto di Matteo Scalet

Sangiorgi invita ancora il pubblico a “saltare fino alle montagne” prima di rintanarsi da solo al piano per eseguire “Solo per te”, dedicata a tutte le vittime di femminicidio, una tra le piaghe sociali più vistose e sanguinanti dell’Italia di questi tempi. “Sing-hiozzo” è l’occasione per rivedere sul maxischermo frammenti live della band e le copertine dei loro dischi: il pubblico è entusiasta e si prepara ad un viaggio nel tempo con “Solo tre minuti” e “Estate” del lontanissimo 2005. Infine, un altro affaccio sulla ferocia del mondo: Sangiorgi ricorda i bambini vittime della guerra in Palestina, prima di intonare con tutta l’arena “L’immenso” e “Via le mani dagli occhi”. Da ultimo, risale la valle dell’Adige quel canto “Meraviglioso” di Modugno, riportato in auge dalla band pugliese nel 2008. I rapidi saluti sono affidati a “Mentre tutto scorre”, altra hit pluriventennale. Non c’è invece tempo per riascoltare “Parlami d’amore”: sono le 23.52, Trento chiude, si deve andare via.

Si conclude qui una serata che per entrambi gli artisti prefigura un tempo nuovo, carico di novità. I Negramaro destinati a silenziare strumenti e microfoni per un po’, indaffarati a ricaricare le energie di una carriera pluridecennale; il cantautore toscano prossimo, invece, a completare un nuovo album in studio e già pronto a presentarlo in pubblico. Due rotte diverse che sembrano aver trovato a Trento per una sera un’inaspettata convergenza: una sosta utile per godere delle rispettive montagne già scalate, ciascuno a modo proprio, con sguardi e attrezzi diversi. Un grazie e un inchino da parte di entrambi, prima di ripartire con passo fermo sulle strade del rock italiano in questi complicati anni Venti.

Motta_01

Io che avevo sete / la mia tranquillità / l’ho cercata / l’ho presa in mano / e me la son bevuta (Motta, Roma stasera)

Tu dici non ho niente / Ti sembra niente il sole (Modugno, Meraviglioso)

Scaletta MOTTA

Se continuiamo a correre
Del tempo che passa la felicità
Prima o poi ci passerà
Mio padre era un comunista
Una maternità
Sei bella davvero
Abbiamo vinto un’altra guerra
Roma stasera
La fine dei vent’anni
Sopravvissuti
Ed è quasi come essere felice

Scaletta NEGRAMARO

Luna Piena
Ricominciamo tutto
Contatto
Fino all’imbrunire
La prima volta
Per uno come me
Nuvole e lenzuola
Sing-hiozzo
Solo 3 min
Estate
L’immenso
Via le mani dagli occhi
Meraviglioso
Mentre tutto scorre

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