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TWENTY ONE PILOTS a La Prima Estate: la sintesi alchemica che sovverte il festival

Twenty One Pilots alla La Prima Estate Festival 2026 di Lido di Camaiore
Twenty One Pilots alla La Prima Estate Festival 2026 di Lido di Camaiore foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Articolo di Umberto Scaramozzino | Foto di Andrea Ripamonti

Dopo cinque giornate all’insegna del relax e del claim “Più che un festival. Una vacanza“, La Prima Estate chiude la sua edizione più ricca e riuscita con la sua giornata più complessa e sentita. È il momento dei Twenty One Pilots, che a Lido di Camaiore portano l’unica data italiana in programma per questo tour. Oltre sedicimila persone e un fandom che scombina leggermente le dinamiche spensierate del festival toscano, tra campeggi imprevisti, code e corse per la transenna.

Al netto di una giornata messa a dura prova dal caldo asfissiante e da un pubblico difficile ed esigente, il concerto del duo di Columbus, Ohio, è eccezionale, senza mezzi termini. Rispetta l’altissimo standard che Tyler Joseph e Josh Dun hanno stabilito ormai diversi anni fa, aggiungendo quel pizzico di mestiere che si addice a uno dei live act più rilevanti del pianeta. Ogni singola cosa che accade sul palco — e il numero di cose che accadono, piccole o grandi che siano, è impressionante — ha un suo perché. Fa tutto parte della celebre “lore” dei Twenty One Pilots, ovvero quell’insieme di narrazioni, simboli e riferimenti culturali che circondano la loro discografia e la trasformano in un’unica, grande saga.

Nulla sembra sfuggire al controllo di Tyler Joseph, che oltre a essere il demiurgo di uno degli universi musicali-narrativi più articolati e ambiziosi, è anche un frontman raro, per doti tecniche e intensità interpretativa. Canta magistralmente in ognuno dei tanti stili offerti dal repertorio, alternando rap, screaming e aperture melodiche con estrema disinvoltura. C’è chi pensa che potrebbe tranquillamente avviare un progetto interamente hip hop e chi crede che dovrebbe darsi al post-hardcore, ma in entrambi i casi probabilmente manterrebbe intatta la sua credibilità. Il che è già di per sé qualcosa di straordinario, senza che questo debba necessariamente concretizzarsi.

Twenty One Pilots alla La Prima Estate Festival 2026 di Lido di Camaiore foto di Andrea Ripamonti

Josh Dun è il Samvise perfetto per il suo Frodo (o il Torchbearer perfetto per il suo Clancy, per restare nella lore). Oltre a essere un metronomo che pesta la batteria senza mai risparmiarsi, ha la capacità di spalleggiare Tyler Joseph con un’energia perfettamente complementare. Proprio come il suo alter-ego diegetico, è lo spirito guida che indica la via e permette all’altra metà del power-duo di sviscerare tutto ciò che i Twenty One Pilots hanno da dire. Ne risulta una sintesi alchemica di hip hop, rock, elettronica, reggae e pop, senza soluzione di continuità. Musica alternativa per chi ascolta pop, ma anche pop per chi ascolta musica alternativa. Il trionfo dell’ibridazione che è ormai la direttrice lungo cui si muove la musica.

Tra fuochi d’artificio, fiamme, salti funambolici e improbabili palchi alternativi sorretti dai fan, lo show corre a velocità forsennata, dando ovviamente rilievo all’ultimo album in studio: “Breach“. Tra le nuove canzoni spicca senza dubbio “Center Mass”, scritta e prodotta insieme a Daniel Fasano (batterista dei dARI e di mezza scena pop rock italiana) che viene avvistato tra il pubblico. E se state pensando che “il multiverso è un concetto di cui sappiamo spaventosamente poco” (cit.) sappiate che non siete gli unici.

Ovviamente non vengono trascurate le hit che conoscono anche gli ascoltatori occasionali, perciò non mancano “Ride” e “Stressed Out”, ma neanche “Heathens” e “Jumpsuit”. Verso la fine della scaletta c’è anche una chiusura di un cerchio che per chi è riuscito a godersi entrambi i weekend del festival è portentosa: Jack White, il primo headliner di questa edizione de La Prima Estate, appare sui megaschermi per avvisare la platea che sì, lui stesso dà il permesso a Tyler Joseph e Josh Dun di suonare la sua “Seven Nation Army”, la stessa che proprio lui aveva regalato al pubblico pochi giorni prima. E i due la padroneggiano, come già accaduto lo scorso novembre durante la cerimonia di introduzione alla Rock & Roll Hall of Fame, con rispetto, gusto e foga, in egual misura.

Twenty One Pilots alla La Prima Estate Festival 2026 di Lido di Camaiore foto di Andrea Ripamonti

Purtroppo il set riservato all’unica leg europea del Breach Tour, quasi interamente inserita nei festival, raggiunge la breve durata di un’ora e mezza, per un totale di venti pezzi, quasi senza pause. Nel tour indoor americano i brani erano ventotto e questo scarto fa male soprattutto quando ci si rende conto delle assenze più pesanti, prima fra tutte “City Walls”, uno dei pilastri dell’ultimo album in studio. Oltre a una mera questione quantitativa, a risultarne indebolito è l’intero apparato narrativo, che rispetto a quanto visto nel Clancy Tour di due anni fa resta sullo sfondo. Ma va bene così perché, mettendo in secondo piano un concept così mastodontico, riescono ad alleggerirsi e a risultare addirittura più divertenti del solito.

Che i Twenty One Pilots siano uno dei progetti musicali più apprezzati e amati degli ultimi vent’anni è cosa nota, ma le valutazioni diventano ancora più assolute quando si prende in considerazione la connessione tra pubblico e band. Sono pochissime le fanbase nel mondo, ma forse persino nella storia, che competono con quella del duo americano, con tutti gli eccessi e le storture che ne possono derivare. Il legame tra la loro musica e i loro fan è infatti talmente viscerale da aver reso la cosiddetta “Skeleton Clique” una sorta di famiglia smisuratamente allargata, tanto disfunzionale quanto totalizzante.

Tutto questo è indicativo di qualcosa di fondamentale: la musica dei Twenty One Pilots non è solo un fenomeno pop e mainstream, bensì un mondo che la formidabile mente creativa di Tyler Joseph ha partorito e nel quale sempre più persone decidono di entrare. E ogni piccolo passo fatto all’interno di Trench, il continente immaginario al centro della lore, è parte di un viaggio di sola andata. Per chi non compie lo sforzo di analizzare a fondo la portata di questo movimento, magari intraprendendo anche un percorso fuori dai bordi discografici, può risultare difficile comprendere le ragioni che portano così tante persone a connettersi con l’opera, con l’artista, ma anche tra di loro. Ed è qui che arriva il bello: approfondire potrebbe non bastare. Con i Twenty One Pilots, al di là dei gusti, c’è una sorta di test di ingresso nascosto. Per usare un paragone banale, è un po’ come la distinzione tra maghi e babbani della saga letteraria di Harry Potter: alcuni, semplicemente, non sono in grado di vedere.

Twenty One Pilots
1 Comment

1 Comment

  1. Francesca Degani

    01/07/2026 at 19:49

    Bel pezzo, complimenti. L’ho letto con piacere, e sí, noi fan dei Tøp ci sentiamo molto connessi, da qualcosa che va al di là del semplice gusto musicale.

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