Connect with us

Ciao cosa stai cercando?

Reportage Live

NICK CAVE a La Prima Estate: l’irripetibile si ripete

Nick Cave & The Bad Seeds in concerto all'Unipol Forum di Milano 2024 | foto di Marco Arici
Nick Cave & The Bad Seeds in concerto all'Unipol Forum di Milano 2024 | foto di Marco Arici

Articolo di Umberto Scaramozzino

Ogni volta che un giornalista deve raccontare un concerto la tentazione di ricorrere al sintagma “rito collettivo” è sempre troppo forte. E a caderci sono in tanti, decisamente troppi, al punto da aver reso respingente l’idea stessa di pensare a quelle due parole maleficamente magnetiche. Nel caso di Nick Cave, però, non è un’iperbole, ma neanche una metafora. Il paradigma si ribalta ed è il termine “concerto” a diventare l’alternativa lessicale, scavalcato persino da “liturgia”, altrettanto abusata. Però è così, indubbiamente: tra quello che accade davanti al suo palco e quello che accade con qualunque altro artista c’è una differenza sostanziale, che risiede nell’intensità e nella sacralità che permea ogni istante vissuto.

A Lido di Camaiore, per il day 1 del secondo weekend del festival La Prima Estate, Nick Cave non arriva neanche alla fine del primo verso della prima strofa di “Get Ready for Love” ed è già sulla passerella a cercare il contatto con la sua gente. Le mani che si sollevano verso l’elegante figura dai capelli corvini e dagli occhi di ghiaccio aumentano, secondo dopo secondo, espandendosi a macchia d’olio. Il pubblico vive in simbiosi quella che gli antropologi chiamano “effervescenza collettiva” — se non altro più originale del rito. Un concetto meraviglioso che prova a spiegare la magia di un gruppo di persone unite dallo stesso identico pensiero o dalla stessa emozione. Le sensazioni individuali iniziano a rimbalzare da una persona all’altra, contagiando tutti e amplificandosi.

Nick Cave passa più tempo a contatto con i fan che davanti all’asta del microfono o al suo pianoforte, percorrendo senza sosta e senza alcun accenno di fatica la passerella. Sul palco c’è un altro spettacolo pressoché imperdibile, con la band in clamoroso stato di grazia, trainata dal solito Warren Ellis che, pur cercando di restare defilato, talvolta riesce perfino a distrarre dal suo frontman. Non che gli altri musicisti meritino meno attenzioni, dato che ogni membro dei Bad Seeds non si risparmia e confeziona l’ennesima performance ad altissima intensità. Scegliere cosa guardare sarebbe quasi impossibile, ma grazie alle straordinarie doti da catalizzatore del cantante australiano spesso non c’è neanche possibilità di scelta.

Nick Cave and the Bad Seeds in concerto al Rock en Seine 2022 | Parigi | foto di Andrea Ripamonti

Sulla toccante “O Children”, forse, anche chi passeggiava per il lungomare di Lido di Camaiore, ignaro della magia in corso tra gli alberi del Parco BussolaDomani, deve aver girato la testa in direzione di Nick Cave. Afferra la mano di un bambino in transenna, lo solleva con attenzione, canta per lui, finché quest’ultimo con estrema dolcezza non si lascia andare in un abbraccio che commuove l’intero festival. E anche in questo caso il trasferimento emotivo è immediato, a conferma di un contesto che potremmo definire irripetibile, se non fosse che con Nick Cave questo miracolo sembra ripetersi a ogni occasione.

Alla vigilia della serata toscana, data unica italiana di questo tour, aleggiava il timore che King Ink e soci potessero essere costretti a tagliare la loro lunghissima scaletta per restare nello slot da headliner del festival. Per questo verso lo scoccare della mezzanotte, dopo una rapida introduzione della band (con particolare enfasi su Colin Greenwood, bassista dei Radiohead) mentre la solennità del cupo rintocco macabro introduce “Red Right Hand”, c’è chi pensa di essere a un passo dal congedo. E invece no: i nostri proseguono, sforano, dilagano in una scaletta di ventuno brani che risulta tra le più lunghe dell’intero tour. Si chiude con “Into My Arms”, con Nick Cave rimasto solo sul palco per il gran finale.

Di recente, parlando dei lavori in corso per il nuovo album con i Bad Seeds, Nick Cave ha parlato del suo bisogno di fermarsi, di tornare a occuparsi delle sue cose in relativo silenzio, «con attenzione a ciò che mi circonda, e libero dalle opinioni incessanti degli altri, per il bene dell’anima». Un silenzio che diventa necessario anche a chi ha assistito al concerto, per ritrovare la propria individualità e lasciar sedimentare tutte le sensazioni vissute in due ore e mezza di musica. Diventa necessario rendersi conto del regalo di questo artista, che non si risparmia mai, ma soprattutto non dà mai, neanche per un secondo, l’impressione che si tratti di un copione o di ordinaria amministrazione. Ché di ordinario, qui, non c’è proprio nulla.

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Scopri anche...

Reportage Live

Articolo di Umberto Scaramozzino | Foto di Andrea Ripamonti Dopo cinque giornate all’insegna del relax e del claim “Più che un festival. Una vacanza“,...

Reportage Live

Articolo di Umberto Scaramozzino La seconda giornata del secondo weekend del festival La Prima Estate, forse il più ricco di tutto il cartellone, vanta...

Reportage Live

Articolo di Umberto Scaramozzino L’ultima volta in cui ho visto un artista suonare su un palco con la t-shirt della nazionale italiana di calcio...

Reportage Live

Articolo di Umberto Scaramozzino Quando il festival La Prima Estate annunciò questa seconda giornata del suo primo weekend, molti di noi rimasero spiazzati. Qualcuno...