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Reportage Live

TROPEA a Milano, ovvero: viaggio nel nuovo nuovo che ci parla di qualcosa che fu

TROPEA è una città o una cipolla: strato dopo strato ci raccontano dove è andata a parare la musica nazionale e internazionale nel corso degli anni, o meglio lo raccontano alla GenZ. La prova del primo album e del fatto che anche le nuove leve hanno nostalgia di qualcosa che non conoscono. O forse si.

Articolo di Marzia Picciano | Foto di Rossella Mele

Quando pensate a una giovane band italiana, chi vi viene in mente? È quello che mi sono chiesta non appena mi sono accorta di aver etichettato automaticamente i Tropea come band per giovani (si io, l’anziana di 35 anni – add irony).

Nel momento stesso in cui ho fatto questo ragionamento, riconoscendone la totale fallacia, mi sono detta: vedere per credere, andiamo in Santeria Toscana il 22 febbraio e vediamo se ha ragione il mio schema mentale fatto di archetipi e stereotipi o al contrario la verità è che vedo troppi vecchi sui palchi.

Cosa vuol dire essere in una band oggi se hai meno di o appena 30 anni? Dipende. Soprattutto se nella tua carriera artistica nasci e vivi a Milano e poi ti incroci con un talent show di quelli più gettonati, in breve, finisci a Xfactor, dove insomma penso la domanda posta con maggiore insistenza sia proprio questa: di che morte (artistica) vuoi morire e di cosa deve sapere la tua carne?

Pietro Lupo Selvini, Claudio Damiano, Domenico Finizio (Mimmo) e Lorenzo Pisoni (Piso) nel 2022 ci sono passati e sono arrivati agli ultimi step, sotto l’egida di Ambra Angiolini. Poi, una volta finito, la prova reale, fuori dagli schermi. Ne esce un album, nel 2023, dopo aver inanellato e registrato diversi singoli, Serole, la città nell’astigiano dove si sono chiusi i quattro milanesi per scrivere, riarrangiare e registrare. Si, perche nel disco ci sono cose nuove e poi tanto del passato. Sono arrivati con il bagagliaio già pieno di pezzi da diversi anni, mai messi insieme in un disco vero e proprio, pezzi in inglese, e poi in italiano, una sperimentazione interessante dove hanno preso e messo insieme un sacco, ma veramente un sacco di cose. E si sente, Serole ha tanti stili dentro, a volte fatichi a seguire il flow, ma del resto l’estote parati dei Tropea è chiaro: una band che vuole immaginarsi come in un pajama party ha già dichiarato che a loro del flow non gliene frega nulla.

E non che questo li renda meno autentici, anzi. Se c’è una cosa che ho imparato vedendoli ieri sul palco, alla sesta delle loro date del tour, è che autentici lo sono davvero, come lo sono tutti i ragazzi che si mettono in gioco in un’industria, diciamolo, a perdere. Non dimentichiamoci che dall’altra parte del diluvio c’era chi ha speso fior di quattrini per vedre Kanye Ye West ballare il suo disco in un colossale listening party nel parterre di Assago. Meno male che non si puó fermare il futuro, no?

Ecco, se il futuro fosse nelle mani dei Tropea, sarebbe scanzonato, come il loro concerto ieri. Avevo immaginato una folla piu nutrita (ma si esibiscono con Kanye e il diluvio a Milano!) tuttavia l’effetto c’è, sono circondata da universitari o appena ex tali in delirio nostalgico da Tropea. Si, perchè a me questi ragazzi sembravano tutti nostalgici. È evidente quando, nel mezzo del concerto, parte Lost In Singapore, che per tutta la parata fatta ad introdurla sembra essere stata davvero scritta al bancone del Picchio (per non milanesers, andate in via Melzo).

Ma andando con ordine, si inizia con Ti Amerei (dal vivo chiaramente Obstacle 1 degli Interpol) e poi è come se i Tropea io, noi, li avessimo sentiti in soundtrack sempre. Ma come? Semplice. Gallipoli suona esattamente come dovrebbe essere una colonna sonora di qualsiasi film di e con Edoardo Leo (in vacanza in Puglia, romani in vacanza nella antica Apulia) che sfuma non appena Finizio, ottimamente trasformato in Serge Pizzorno, rompe il ghiaccio a fine primo set di 3 canzoni con alcune frasi e domande verità. Dopo aver salutato il pubblico e chiesto quanti erano qui per la prima volta (in che senso? In Santeria o da voi?), avendo visto parecchie mani alzate ne era sorpreso (pure io: ma che università fate che non siete mai stati in Santeria a Milano?). Poi ha fatto una sorta di raccomandazione per gli astanti di aver cura dei boomer, zoomer e millennials. E allora ho capito che anche Edoardo Leo ha chiaramente una crisi di mezza età.

Alla quarta canzone mi rendo conto che le sfumature live dei Tropea tradiscono la postproduzione dei loro pezzi su Spotify. È stato più o meno come catapultarmi indietro nel tempo all’università e mettermi in testa di preparare in due settimane l’esame di Diritto Privato senza aprire il Torrente, studiando solo dal compendio. Pietro, Claudio, Domenico e Lorenzo sono un Bignami compresso di tutte le sonorità possibili della musica italiana e non solo, in cui siamo passati da una live di La Discoteca che era tutto Alan Sorrenti fino alla coverizzata di Curami dei CCCP mista a Technicolor. Dal classico set da band per tutte le stagioni ad assoli di sax, flauto traverso e sintetizzatore (qui Pietro Lupo fa da guida). Dobbiamo attendere metà concerto però per vederli scaldarsi per bene (l’apparizione di Marco Castello funziona anche se prende più energie di quello che pensavano persino loro), dopo All My Kind e Drama Kid dove si lanciano in una sessione only instrumental di una certa importanza.

Attenzione, però, potrei sembrare la classica matusa millennial, una di quelle che, come dice Contessa, di nascosto invidia. Tutt’altro, o meglio, si, un pó invidio. Ho sempre invidiato quelli che riuscivano a preparare l’esame in due settimane e poi per bravura e anche un discreto livello fortuna lo passavano a pieni voti. Ecco i Tropea sono così. Sarà il fattore C, sarà che sono bravi, e sarà che la TV gli ha dato lo slancio necessario e nel 2023 hanno sformato piu singoli loro che molte altre band italiane.

Detto ciò non posso ignorare una piccola, a mio avviso, pecca. Rimango nel mood contessiano alla vista dei suoi pariolini, qui sono i pariolini milanesi, sono comunque gli ultimi veri romantici loro e io a questi ragazzi sul palco della Santeria pago il tributo del rispetto di chi ci è salito, ci ha messo la faccia e suona. Ma è come se ieri fossero rimasi chiusi in una bolla che sa ancora di, ecco, troppo scanzonato, una specie di microcosmo interessantissimo per un potenziale rosicone che sta vedendo svanire la sua Golden Age: quello dell’eterna giovinezza (condita di accento milanese). Cantano una canzone mai entrata in live dal riff beatlesiano, My Girl, e cristallizzano tra loro e il pubblico, uno specifico pubblico, una specie di trasmissione e ripetizione di messaggi e simboli esclusive. Rischiano di perdersi una parte di pubblico, quello che artisti come Mahmood o la maggior parte del panorama trap ha conquistato cercando, con successi e insuccessi, di comunicarci. Ma forse ai Tropea non interessa e va bene così.

Del resto passiamo troppo tempo persi nell’ analisi di noi, del target, a chi stiamo parlando e perché e questi ragazzi forse lo sapevano ancora prima di farsi prendere da Sky, figurarsi cosa rappresenta per loro stare sul palco della Santeria. Continuerò a sentirli in cuffia per sentirmi più parte della loro festa che copre tutti i generi musicali, il jukebox di quell età impalpabile che altri non è che i vent’anni e non posso che ringraziarli nel continuare a proporre alle folle di ragazzi Giovanni Lindo Ferretti, anche se è chiaro che rimarrà nelle nuove generazioni in forma di canzoni simbolo come oggi si ascolta Maracaibo tra i 50enni. Ma questa è solo colpa nostra, di noi folli disperati del post boom economico senza guerra nè grande depressione, chiusi nel nostro individualismo genetico che ci impedisce di parlare col nuovo. Alla fine, mi sono anche stancata di vedere i baby boomer sul palco.

Clicca qui per vedere le foto del concerto di TROPEA a Milano o sfoglia la gallery qui sotto:

TROPEA

TROPEA – La scaletta del concerto di Milano

Intro

Serole (Insieme a te)

Ti Amerei

July

Gallipoli

Discoteca

Parole

Technicolor/CURAMI

Ribellione

Tu Credi Che

La versione Migliore

Blu

All My Life

Drama Kid

Lost In Singapore

My Girl

Cringe Inferno

Semplice

Encore

Identikit

Which One

Written By

Dall’Adriatico centrale (quello forte e gentile), trapiantata a Milano passando per anni di casa spirituale, a Roma. Di giorno mi occupo di relazioni e istituzioni, la sera dormo poco, nel frattempo ascolto un sacco di musica. Da fan scatenata della trasparenza a tutti i costi, ho accettato da tempo il fatto di essere prolissa, chiacchierona e soprattutto una pessima interprete della sintassi italiana. Se potessi sposerei Bill Murray.

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