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Reportage Live

SHAME: il liberatorio ritorno a Torino

Shame in concerto all'Ippodromo delle Capannelle Roma foto di Emanuela Vh. Bonetti 2025
Shame in concerto all'Ippodromo delle Capannelle Roma foto di Emanuela Vh. Bonetti 2025

Articolo di Umberto Scaramozzino

Sono passati quattro anni dall’ultimo passaggio degli Shame a Torino e nel frattempo è cambiato tanto, quasi tutto. Quell’anno non solo c’era ancora il Todays, che nel 2025 non vedremo, ma il festival torinese era anche l’unica manifestazione nazionale ad aver ingannato il suo tempo. In pieno Covid, quando – da seduti – a malapena si riuscivano a vedere dal vivo i soliti cinque o sei artisti italiani che osavano andare in tour, il Todays aveva annunciato una lineup meravigliosa, internazionale, sorprendentemente quasi senza compromessi.

Su una cosa non poté fare nulla neanche quel festival: evitare i posti a sedere. Perciò chi ebbe la fortuna di vedere quel live degli Shame, totalmente insperato ma accolto come l’acqua nel deserto, visse il profondo contrasto tra il desiderio di lasciar fluire quelle indomabili pulsioni post-punk e il vincolo di una sedia che sembrava una prigione dorata. A modo suo, uno dei concerti più unici mai visti.

Oggi quel vincolo per fortuna non c’è più, siamo liberi di correre da una parte all’altra dell’area estiva di sPAZIO211, lo stesso posto di quattro anni fa, questa volta per un neonato festival chiamato Monitor – la crasi di tre parole chiave: Mondo, Italia, Torino. E quella fetta di “mondo” sventola una bandiera inglese sul palco, per il ritorno in città degli Shame. Loro invece non sono cambiati molto, anzi: diedero il massimo quattro anni fa, danno il massimo oggi.

Partono con “Tasteless” e ritroviamo subito tutti gli stilemi: Charlie Steen che sorride e muove iconicamente le spalle a tempo, mentre Josh Finerty (ora biondo) corre e salta mettendo a dura prova il suo basso. Eddie, Sean e “l’altro Charlie” fanno il loro e completano il quadro di una band irresistibile, incontenibile, forse la più genuinamente divertente della scena post-punk inglese. I nuovi brani dal vivo oltretutto si rivelano molto buoni, scongiurando anche parzialmente quell’effetto stantio di un repertorio troppo simile a tanti altri repertorio, troppo simile a se stesso.

Non inventano nulla, non stravolgono nulla, ma gli Shame sono una comfort zone alla quale è difficile rinunciare. La loro grande forza risiede poi nella tenuta del palco, con Charlie Steen che si erge a solidissimo frontman e trova nel contatto strettissimo con il pubblico la sua inesauribile fonte di energia. Charlie è Superman, il pubblico è il Sole. Si lancia, surfa, si solleva come uno scalatore sorretto dalle mani e dalle spalle dei suoi fan, galvanizzati da una performance come sempre esplosiva.

A differenza del 2022, questa volta gli Shame riguadagnano anche la possibilità di ricevere indietro dal pubblico tutta la vitalità e l’entusiasmo che irradiano dal palco. E così è: la platea di sPAZIO211 è vorace. Tra pogo, crowd surfing e i balli più scoordinati che riusciate a immaginare, la città di Torino ritrova una delle sue band totem e chiude con passione un conto in sospeso che occupava la mente da diversi anni. Che liberazione.

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