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Reportage Live

Gli SHAME ci hanno dato tra le mani una nuova pagina del post-punk e noi ci siamo tagliati le dita.

Gli Shame a Milano hanno confermato la loro strategica posizione nella gerarchia della nuova era del post-punk. Il focus su Cutthroat, ultimo disco ci ha fatto capire che sebbene facciano gli smargiassi sul palco, non riescono proprio a nascondere una sorprendente profondità emotiva dimostrando non solo di essersi evoluti musicalmente ma di avere superato il prevedibile live da grattugioni con arte e sentimenti veri.

Shame in concerto in Santeria Toscana 31 di Milano Novembre 2025
Shame in concerto in Santeria Toscana 31 di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Articolo di Serena Lotti e Marzia Picciano | Foto di Andrea Ripamonti

La performance di ieri sera degli SHAME in Santeria Milano, unica tappa italiana del loro tour è stata una gomitata nello stomaco ma senza rottura delle strutture intra-addominali. Una carezza in un pugno avrebbe detto Adriano Celentano.

Il quintetto arriva come una sberla che non ti aspetti, una violenza gratuita quanto necessaria per farti carburare per un’altra settimana verso il weekend che magari farai a letto a cercare di riprenderti dalla vita, ma anche se cosi’ fosse, siamo sicuri che sotto sotto l’urlo e lo sturm und drang che ti porti nelle tasche saranno ancora li’ pronti a farti male mentre ti rigiri nelle piumone.

A rigor di logica gli Shame dovrebbero essere una grattugia arrugginita che ti scortica le carni ma la band è abituata a disattendere le aspettative e ora vi spieghiamo perchè. Dai pub di South London gli Shame hanno rapidamente scritto una nuova pagina nella storia del punk rock inglese, aggiungendo al quadretto una brutale aggressività con performance dal vivo deliranti ed esplosive.

Con album come Songs of Praise, Drunk Tank Pink e il più recente Cutthroat, hanno dimostrato una costante evoluzione sonora, allontanandosi dalle ruvidità per promuovere ed accogliere una più composta struttura e una nota di malinconia, potendosi così avvicinare a band del calibro di Idles e Fontaines D.C.

Cutthroat arriva come una prova di maturita’ ed elaborazione del sound che gli Shame hanno realizzato nel corso degli anni, complice probabilmente una rinascita musicale del post punk made in Brits-land (ascoltare Quiet Life e quello scanzonatissimo I am a coward don’t you know? per confermare) che abbiamo oggi il piacere di vivere.

Cutthroat e’ un disco interessante perche’ e’ una sorta di antologia del sound inglese, o meglio di quello che gli inglesi hanno insegnato al mondo di saper fare, dopo la meat pie e la monarchia, in maniera eccellente – parliamo della musica, ovvio – a cui mischiare con l’attenzione di un piccolo chimico anche l’indie vero deli USA, quello antologicamente raccolto da Micheal Azzerad, per dire. Lo shoegaze sotteso dei refrain di Nothing Better, i Pavement nascosti in Spartak, i Beastie Boys di Afterparty o la voglia matta di urlare “letting the days go by/let the water hold me down!” prima di ogni ritornello di quella pazzita’ ben riuscita di Limpiao. Tutto senza scendere di livello – punk, ovvio. Ecco a voi il post-punk, signori.

Cutthroat e Charlie Steen tra sarcasmo e profondità

In Italia per un’unica data imperdibile, in occasione dell’uscita del loro nuovo album Cutthroat, prodotto da John Congleton (St. Vincent, Angel Olsen), il quintetto di Windmill Brixton si presenta in una calda serata autunnale al massimo livello.

Gli Shame li avevamo potuti solo immaginare cercandoli tra gli alberi del Kozel Carroponte e le travi di ghisa in apertura dei Fontaines D.C. lo scorrso giugno, ma abbiamo dimenticato in fretta le brutture di quella sera. Chi c’era sa. Composti dal trascinante frontman Charlie Steen in mezza tuta gold, collarino ecclesiastico e a petto nudo (il parallelismo con Sebastian Murphy dei Viagra Boys è inevitabile ma qui c’è meno panza e zero tatuaggi), accompagnato da una sezione ritmica decisamente acuminata, gli Shame sono bravissimi a bilanciare il pumped up giovanile e il sarcasmo con una profondità davvero interessante su temi sociali e paturnie personali.

Provenienti dalla scena musicale popolare londinese non c’è da stupirsi che si anche sul palco della Santeria si sentono a loro agio nel far succedere le cose alle proprie condizioni, fa parte del loro DNA. E finalmente ce li possiamo godere.

La Scaletta: l’assalto elettropop del nuovo disco

Il live si apre con ben sei brani in sequenza di Cutthroat, tra cui spicca Axis of Evil, che si distingue per il suo potente sfondo elettropop e l’uso incisivo dei synth, un pezzo degno del piu’ ispirato Alex Kapranos, lanciato come una bomba di suono splatter (che non fa emergere pero’ la costruzione spiraleggiante del pezzo) che serve fondamentalmente ad aizzare il pubblico gia’ stipato contro i fotografi. Le dinamiche ritmiche, guidate dalla batteria di Charlie Forbes e dal basso tagliente di Josh Finerty, creano l’atmosfera perfetta in pezzi come Nothing Better e Cowards Around che seguono scioltissimi ad educare il popolo al suono. L’ultima, con il suo focus sull’ingiustizia sociale, mette in risalto la forza espressiva della performance vocale di Charlie Steen, confermando la capacità della band di coniugare energia e contenuto.

Dallo spleen degli Smiths al Post-Punk del futuro

Gli Shame non hanno paura di bilanciare la loro spavalderia con la tenerezza che essa nasconde. Momenti più malinconici e riflessivi con le ballad Spartak e Quiet Life, fanno rallentare questo Falcon umano senza far perdere il mood.

Questo spleen così crepuscolare, che certamente pesca dall’eredita degli Smiths, è la chiave del loro successo e li distingue da molti contemporanei post-punk, perchè li mette alla ricerca di un nuovo ordine, un nuovo senso della vita.

Il finale è un assalto. Gli Shame chiudono con la tripletta Water In The Well, Angie e l’ultima, la delirante Cutthroat, il brano che dà anche il nome all’album, è Shame al loro meglio: sfacciati, audaci, stronzissimi. Steen si butta sul pubblico ma lo stage diving è un pò timido e risale subito sul palco farsi consolare dal basso martellante di Josh Finerty e dalle influenze alla Kasabian.

Shame: figli del qui e ora

Ci siamo fatti un bagno di rumore e sudore rumore con un pubblico omogeneo nello spirito, con quote agee a testimoniare l’apprezzamento trasversale del gruppo di cunts. Charlie Steen, forse l’incarnazione archetipale del concetto di “British Boy” nel bene e nel male, e’ nella sua mezza tuta gold inizia col botto, nonostante verso la fine sembra percepire la prova fisica – poco importa, la band e’ in botta con Sean Coyle-Smith che quasi corre istericamete sul palco. Bisogna dirlo: peccato per chi ha apprezzato la poliedricita’ del disco, che la resa live non riesce a far percepire precisamente. O meglio cosi, stretti, sudati, e soprattutto, incasinati, forse e’ questo il senso del punk?

Gli Shame del resto sono figli dell’immediatezza, del qui e ora, petto e pacco in fuori, polmoni pieni d’aria e palle dure, ma con sufficente anima pop da non farsi ghostare dal pubblico al prossimo concerto. Il live in Santeria? Fresco, divertente, coinvolgente e mai noioso. In sintesi, se la scena post-punk attuale offre molta black poetry i cinque di Windmill Brixton promettono anche un’introspezione audace che sarà pure adolescenziale e per noi lontana anni luce dai problemi dei “grandi”, dal momento che viene sapientemente controllata, è capacissima di sferrarci un pugno in faccia e farci divertire al tempo stesso.

Insomma in 90 minuti, il quintetto inglese ha dimostrato frenesia ma coerenza, abbinando la propria abilità musicale a una presenza scenica forte e credibile. Per concludere gli Shame sono una band incredibilmente catchy perchè sanno interpretare se stessi in vesti sempre diverse e qualunque sia la vostra versione preferita ricordate la promessa che vi faranno: più il pit sarà cattivone più amore verrà dispensato sotto palco perchè una volta sperimentata la fortissima fiducia che gli Shame offrono, sarà difficile non rincorrere quella verità e quella comfort-zone per sempre.

Grazie mille a Enzo Lorenzi per la collaborazione e per l’opportunità.

Clicca qui per vedere le foto degli SHAME a Milano o sfoglia la gallery qui sotto.

Shame

SHAME – La scaletta del concerto di Milano

  1. Axis of Evil
  2. Spartak
  3. Nothing Better
  4. Lampião
  5. Cowards Around
  6. Snowday
  7. Concrete
  8. Born In Luton
  9. Tasteless
  10. One Rizla
  11. Fingers of Steel
  12. Adderall
  13. Plaster
  14. Water In The Well
  15. Alphabet
  16. Angie
  17. After party
  18. Cutthroat
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Milanese, soffro di disordini musicali e morbosità compulsiva verso qualsiasi forma artistica. Cerco insieme il contrasto e il suo opposto e sono attratta da tutto quello che ha in se follia e inquietudine. Incredibilmente entusiasta della vita, con quell’attitudine schizofrenica che mi contraddistingue, amo le persone, ascoltare storie e cercare la via verso l’infinito, ma senza esagerare. In fondo un grande uomo una volta ha detto “Ognuno ha l’infinito che si merita”.

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