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Reportage Live

PASSENGER: fotogallery, scaletta e reportage del concerto di Milano

Articolo di Matteo Pirovano – Foto di Fabio Bottiroli

Può una canzone cambiare la vita dell’artista che la scrive?
La risposta al quesito è lapalissiana e nello specifico di Passenger, al secolo Michael David Rosenberg, sicuramente affermativa.
“Ah, una delle band che conosci giusto tu…” hanno insinuato gli amici quando mi hanno sentito parlare del concerto di scena al Fabrique di Milano.
Ma ognuno di loro si è ricreduto non appena ho canticchiato (seppur stonando) il ritornello del suo pezzo più famoso, quello che, appunto, ha l’onda d’urto in grado di catapultarti dalla strada ai palazzetti.
Si, perché “Let Her Go” (e non “Let It Go” per la quale Michael maledice simpaticamente Frozen), forte dei suoi 492 milioni di ascolti su Spotify, la conoscono davvero tutti!
Non è stato molto diverso stasera nella cornice di un Fabrique praticamente sold out, dove tra un pubblico eterogeneo composto da giovani e meno giovani (dai 16 ai 70!) ho trovato veri fan del cantautore inglese, ma anche molti casuali spettatori.
Ai miei fianchi due fulgidi esempi: a sinistra un ragazzo che conosceva tutte le parole delle canzoni, a destra un gruppo di ragazze che, come molti altri nel pubblico, hanno addirittura confuso, al suo ingresso sul palco, il bravissimo Gregory Alan Isakov, opener di serata e intero tour, con Michael, tributandogli un’inaspettata ovazione.
A proposito di Isakov vanno sicuramente spese due parole.
Di origine sudafricana ma trasferitosi negli Stati Uniti giovanissimo é ora “cittadino del mondo”.
I suoi molteplici spostamenti negli anni lo hanno reso una sorta di cowboy giramondo e le sue canzoni ne sono inevitabilmente influenzate, veri e propri tasselli del suo personale viaggio, il viaggio di un cantastorie, un cantautore col cappello e la chitarra che racconta del mondo con dolcezza e incisività.
Lo stile vocale ricorda molto da vicino quello di Leonard Cohen con il quale condivide la capacità di rendere belle le cose più semplici.
Si presenta sul palco munito di mini amplificatore e chitarra acustica per regalarci un set composto da 6 pezzi che convincono un pubblico che lo accompagna più volte con il battito di mani durante le sue esecuzioni.
Promosso a pieni voti anche se mi auguravo suonasse “If I Go, I’m Goin”, una delle mie canzoni preferite degli ultimi anni.

Sono da poco passate le 21.30 quando Passenger si presenta sul palco, carico come una molla, accompagnato da una band composta da un tastierista, un batterista, un bassista e un secondo chitarrista.
È la prima volta di Michael con una band dallo split del 2009 del gruppo con il quale si era timidamente affacciato sul panorama discografico inglese.
Solitamente gli artisti dalla matrice marcatamente folk risultano essere più significativi nella dimensione intimista chitarra/voce, contrariamente a ciò lo show di Passenger sembra invece guadagnarne.

Milano é la prima data del lungo tour che, prima in Europa e successivamente in Australia, Asia e Nord America, porterà Michael e band in giro per il mondo fino ad Aprile inoltrato, al fine di promuovere il nuovo lavoro “Young as the Morning, Old as the Sea” uscito da meno di una settimana per Black Crow Records.

La promessa iniziale è quella di una setlist con diverse canzoni estratte dal nuovo album, e in effetti alla fine saranno ben 8 su 16 totali.
Sebbene recentissimi i pezzi del nuovo disco sembrano essere già stati ben assorbiti dal pubblico che da la sensazione di conoscerne per la maggior parte tutte le liriche.
La prima parte dello show, come da incipit di Michael, è imperniata sull’esecuzione dei nuovi brani, intervallati da un paio di “concessioni” al passato discografico di Passenger rappresentate dalla corale “Life’s for the Living” e la ritmata “27”, dall’incedere tipicamente rock’n’roll, dedicata a tutti gli artisti, siano essi musicisti, pittori o attori, una citazione per nulla velata al tristemente famoso “27 club”.
Un convinto battito di mani accoglie quindi la nuovissima “Anywhere” che anticipa la delicata “Everything” prima della quale Michael chiede al pubblico di fare silenzio.
Il momento intimista continua con la successiva, triste, “Travelling Alone”, una dolce canzone appena sussurrata, dagli accordi gospel che sembrano provenire da un tempo passato.
Con il divertissement di “I Hate” lo show riprende la giusta carica di allegria per scortarci dritti verso l’attesissima “Let Her Go”, cantata a pieni polmoni dall’intero pubblico, facendo due soste lungo il percorso con la nuova, ipnotica, title track e la graziosa “Beautiful Birds”, nata dalla collaborazione con la cantautrice Birdy.
Una fedele cover di ”Losing My Religion” dei REM e lo spauracchio Trump, citato nel testo modificato ad hoc di “Scare Away The Dark”, chiudono il main set di Passenger, richiamato a gran voce sul palco dal pubblico al grido di “sing loud now“ per un bis composto dalla nuova “Home” e l’ormai classica “Holes”.
Si conclude così una bella serata di musica, quella vera, senza fronzoli, che ti guarda dritta negli occhi senza nascondersi dietro vesti luccicanti, spogliata, nuda, anzi, appena vestita solo della sua essenza più profonda, enunciata da un ragazzo qualsiasi, nato artisticamente sulla strada ormai abbandonata, ma solo fisicamente.

PASSENGER – scaletta concerto Milano – 28 Settembre 2016

Somebody’s Love
If You Go
Life’s For The Living
When We Were Young
27
Anywhere
Everything
Travelling Alone
I Hate
Young As The Morning, Old As The Sea
Beautiful Birds
Let Her Go
Losing My Religion
Scare Away The Dark
– – – – – – – – – –
Home
Holes

Written By

Nasco il giorno di San Valentino del 1978, e forse proprio per questo sono, da sempre, un nostalgico romantico. Apro per la prima volta gli occhi a Genova, ma non riesco a definirmi Genovese a tutti gli effetti pur essendole visceralmente legato. La mia vita è stata vissuta al confine tra la provincia ligure e quella Alessandrina, mi piace considerarmi un apolide della collina. Appassionato di musica sin dalla giovanissima età, cresciuto tra i dischi dei miei, diviso tra Black Sabbath e Led Zeppelin, seguo la musica da sempre. Sono ormai più di vent'anni che coltivo la passione dei concerti, una delle poche a non essere mai calata nel tempo. Sono un Vespista e un Jammer, chi ha una di queste due passioni sa cosa esse significhino. Nella vita lavorativa mi occupo di tutt'altro, le mie passioni sono la mia linfa e la mia energia, sono ciò che riempiono quel bicchiere che, per mia fortuna, riesco sempre a vedere mezzo pieno.

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