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Reportage Live

Loud and Proud Fest 2022: il report del Day 4 (Gli Atroci, Longobardeath)

Articolo di Jennifer Carminati

Sul palco del Legend Club per il quarto e ultimo giorno del Loud and Proud Fest 2022 un evento divertente per onorare quello che dovrebbe essere sempre uno spettacolo dal vivo, ovvero una gran festa fatta di sorrisi e spensieratezza. Per esser presi sul serio bisogna sapersi prendere per il culo, e le band in scena questa sera lo sanno bene.

A dare il via alla grande serata conclusiva del LaP Fest ci pensano i Ligera ’73, una tra le più longeve e inossidabili rock band custodi della vecchia Milano alcolica e non solo. Ci regalano un concerto al fulmicotone, un “Rocchenroll fuorilegge” (album del 2013) fuorimoda e fuori dai soliti canoni a cui siamo abituati. Cantato e urlato in italiano con qualche incursione in dialetto nel Ligera sound c’è un po’ di tutto, hard rock duro, blues e molto punk. La voce di Bruno non sempre è chiara e pulita, coperta dal volume degli strumenti forse troppo alto, ma il suo atteggiamento onstage alla Skiantos (Freak Antoni da lassù credo concordi con me) e la sua sagoma che ricorda il fumetto La Linea non fanno pesare il disguido tecnico e sa intrattenere in maniera divertente e mai sopra le righe, provando anche a coinvolgere le poche decine di astanti scendendo dal palco e cantando tra loro. In un paio di canzoni lascia il microfono al bassista Cristiano, non da meno come carisma. Tra un Vai col ruvido e un R’n’R e moltiplichiamoci la mezz’ora a loro disposizione scorre via liscia e lo show si conclude con il brano manifesto “Non ci sto dentro più”.

Setlist Ligera ’73:

  1. Mors tua vita mea
  2. Dr.Rock
  3. Randa Rocker
  4. Lunedi
  5. E allora vai
  6. Non succede niente
  7. Rose tattoo/RnR outlaw
  8. Le risposte
  9. Non ci sto dentro più

Che l’immagine è parte dello show, i The Killerfreaks lo sanno bene. Qualsiasi artista rock dovrebbe avere, a mio parere, un abito di scena, o perlomeno avere una vera attitudine rock nella vita di tutti i giorni, che gli permetta di salire sul palco e trasmetterlo live. Nati vent’anni fa dall’idea di creare una band visibilmente eccentrica che si rifacesse a mostri sacri come Alice Cooper, Twisted Sister e W.A.S.P, “i fenomeni da baraccone assassini” hanno nel loro sound principalmente un rock potente con influenze punk, metal e ovviamente glam. Dietro la scelta del loro nome, vi è un concetto profondo: la loro intenzione è quella di portare avanti “la rivincita dei reietti”, degli emarginati, di tutti quelli che magari anche solo per tatuaggi, piercing e capelli lunghi vengono visti come strani o diversi e pertanto spesso confinati ai margini della società. Insomma, molte delle persone qui presenti sicuramente hanno vissuto almeno una volta nella vita questa brutta sensazione, me compresa, per il semplice fatto di essere particolari e distinguersi dalla massa. Qui al Legend invece questa sera al “circo dei The Killerfreaks” ci si sente a casa e liberi di essere come si è senza pregiudizio e giudizio alcuno. Dopo il loro primo demo del 2005 e numerosi cambi di formazione, realizzano il loro primo album nel 2011, mentre la loro ultima creazione “A Load of Rott’n’Roll” risale ormai al 2017. Lavori in corso per quanto riguarda la realizzazione del terzo album, che i fan attendono con ansia. A seconda della canzone si passa da sonorità più festaiole a sfuriate veloci e selvagge, con tematiche horror, il tutto in modo leggero e spesso ironico. Come noto ai loro fans i The Killerfreaks parlano principalmente di tre cose: sesso, zombie e…sesso con gli zombie! E ricordandoci che “l’importante è venire” ci presentano “B.B.B.” in cui Mefisto ricorda l’incontro con una ragazza definita appunto con questo acronimo, a voi il compito di interpretarlo. In “Horns up & Videotapes” tutta la nostalgia per i film horror degli Anni ’80 presentata sotto forma di un’ autoironica baraonda. Micidiali per potenza e impatto visivo, con azzeccatissimi effetti scenografici che fan subito Capodanno ci offrono un vero e proprio Freakshow nella mezz’ora scarsa purtroppo a loro disposizione. Ci salutano ricordandoci che in fondo siamo tutti quanti dei Killerfreaks and we are proud to be.

Setlist The Killerfreaks:

  1. My name is Jason
  2. Vampires suck
  3. Horns Up& Videotapes
  4. Halloween night
  5. B.B.B. (busty bondage bitch)
  6. Rock’n’roll zombies
  7. Killerfreaks
Longobardeath

Tra una birra e una chiacchiera con le crews si fanno le 22 circa ed ecco che la salita sul palco della combriccola del Ul Mik viene sottolineata con applausi e urla dai tanti fans pronti tra le prime file, e tutti corriamo dentro al locale per unirci a loro. I Longobardeath, dal 1993una vera milanes hard-rochenroll band, qui sono di casa e molti, se non tutti, conoscono il loro goliardico trasheggiare lombardo. La tradizione meneghina, si fonde con il trash nella sua accezione più classica, l’hard rock, il metal, il folk e punk. Autodefinitesi laureati all’università della strada si son fatti le ossa e il Padulo surfando in motoraduni, feste della birra e dell’uva, pubs e osterie, bettole e nei peggiori bar de Milan! Il loro approccio infiamma facilmente, soprattutto in sede live, occasione difatti sfruttata egregiamente dall’intera band anche questa sera. Mattatore della performance è lui e solo lui: Ul Mik, che tiene banco dall’inizio alla fine intramezzando i brani dei loro otto album con tante, simpatiche filastrocche tradizionali. Setlist divertente di cui mi son piaciute particolarmente “l’ass de picch” dove mancava solo la “bisca” sul palco, e la celeberrima “polenta violenta”, ovviamente da buona bergamasca quale sono, potrei quasi farmelo tatuare a moh di motto. Ci offrono poi un ottimo gutin di “Bonarda Bastarda”. Ul Marco e l’Andy vanno giù belli dritti alternando riff e assoli e non mancano di salutare la semper fidelis “Mariuccia”. Al grido di “W la gnocca ma niente plastica” ci propongono di creare un partito dell’amore avente come leader La Cicciolina nazionale ovviamente. E ricordandoci che meglio essere concisi che circoncisi ci propongono una versione al fulmicotone di “All you can shit …Pirla!“. La setlist che di solito finisce con una fetta di succulenta polenta questa sera si arricchisce di altre due da loro definite rotture di coglioni, direttamente dalla loro personalissima versione de la Milano fashion week, ci ricordano che ol vernissage l’è un bel rebelot e invitano i Ferragnez ad abbandonare la citylife per andare a vivere a Vergate sul membro, stessi servizi offerti, garantito dal Ul Marco. Se proprio debbo trovare un pelo nell’uovo, la necessità di parlare ininterrottamente in dialetto l’ho trovata a tratti forzata e non del tutto naturale. Detto questo, i Longobardeath hanno cucinato il pubblico a dovere e sono a tutti gli effetti co-headliner degli amici Atroci pronti a seguirli a ruota sul palco.

Attivi dal 1995, Gli Atroci sono i pionieri di quel metal parodico e demenziale che nel tempo è diventato un vero e proprio sottogenere. Dopo due demo “La capra vagante” (1995) e “L’era del Metallo Bianco” (1996) autoprodotte e numerose esibizioni live, pubblicano nel 1999 il loro primo album omonimo a cui collabora anche Freak Antoni, già omaggiato questa sera. Nel 2004 pubblicano il loro secondo album “L’armata del metallo” che vede, tra gli altri, la collaborazione di Pino Scotto. Una battuta d’arresto per loro quando nell’estate del 2011 purtroppo viene a mancare Oscar Bandiera, l’Orrendo Maniscalco, bassista della band fin dagli esordi. Dopo un lustro l’uscita di “Metallo o morte” del 2009 mentre dovremo attendere altri 10 anni per il loro ultimo album “Metal Pussy” del 2019, presentato al L’Alchemica nella loro Bologna.

Non c’è da stupirsi per la folta affluenza di pubblico perché Gli Atroci sono una band che spesso piace anche a chi il metal non lo ascolta quotidianamente, sanno divertire più generazioni di fan, dai ragazzini ai pensionati, e non è un modo di dire, erano tutti presenti stasera compreso mio padre (UC, Ulisse Carminati,firma imprescindibile per tantissimi metalhead) solidissimo in prima fila a supportare gli amici di una vita. Gli Atroci han superato egregiamente le loro nozze d’argento di carriera e in “Rivolta metallara totale” ci ricordano come continuino stoicamente la loro lotta contro i truzzi e i falsi metallari. Nelle loro canzoni parlano del metallaro medio, sempre a caccia (ovviamente fallimentare) di donne, puzzolente di sudore, innamorato solo della musica e della birra; sanno creare facilmente una connessione empatica con il pubblico, quasi un gioco che trova la sua apoteosi nei live set della band, e che adesso è arricchito di altre carte, veri e propri inni come “La Birra (Tanta)” a cui spetta l’intro della serata. La voce principale lo sappiamo è quella del Profeta che parte di rosa vestito con tanto di manette di peluche in cinta e finisce in mutande, non chiedetemi come sia stato possibile ma così è andata. Il Nano Merlino e il Boia Malefico ci intrattengono con i cori e i loro siparietti divertenti, ma sanno anche fare i solisti e lo dimostrano sul finale il primo, perché non c’è superbonus che tenga per dipingere una grande parete ci vuole un grande “Pennellen” e nella maideniana “La vendetta della faraona “il secondo, che durante lo show arringa la folla con una serie di Scream for me seguiti dai nomi di alcuni fra i più nomi più ignoti di paesini della provincia milanese. Per introdurre “Curati la gotta” ci ricordano che non fa male solo il covid ma anche e soprattutto la mancanza di metallo (e dei capelli per alcuni). Al monito dall’alto di Damiano dei Maneskin invece spetta l’intro di “i 10 metallamenti”, di cui il fondamentale resta sempre il decimo: non rompere i coglioni. E dopo aver offerto ben 5 buoni cumulabili per un amplesso con loro all’esiguo pubblico femminile in sala, perché si sa “dove c’’è metallo c’è sega”, parte una versione de “il drago infuocato”. Siparietto pubblicitario per la loro offerta commerciale basata su tre pilastri fondamentali: prezzi da ladri, qualità di merda e neanche a dirlo scortesia a fiumi. Tra le altre amenità proposte al merchandising anche l’imperdibile limited edition della loro birra, che neanche ve lo sto a dire come si chiama. E siccome finchè c’è metallo c’è speranza tutti ci mettiamo in ginocchio per l’intro di “I guerrieri del metallo” cantata a squarciagola dai presenti. Nella setlist c’è spazio anche per il singolo estratto dall’ultimo album “Probably risk to die”, brano in perfetto stile Atroci, che riscuote il successo meritato. Anche loro hanno un partito non lo sapevate? Tutti i “fratelli nella fede” sono chiamati Il 25/09 a votare il sole con le borchie per un’Italia piena di birra e gnocca. 

Immancabili live i loro cavalli di battaglia “Volevo un taglio semplice” e “Peppino l’usuraio” che scatenano un subbuglio generale nelle prime file e un pogo scatenato dietro. Ci salutano con la solita minaccia di rivederci presto ma noi tutti ce lo auguriamo proprio perché anche voi ci fate schifo e ci piacete così. Gli Atroci hanno indubbiamente creato negli anni una sorta di loro mondo, una peculiare comicità che non lascia impassibili regalando sorrisi e divertimento, il tutto con le loro indubbie capacità tecniche. Sono davvero un pezzo importante per il metal di questo Paese e abbiamo ancora bisogno dei loro “Rutti mostruosi”, a conferma che, forse, se si è metallari non si cresce mai davvero, e menomale direi.

Setlist Gli Atroci:

  1. La birra (tanta)
  2. Rutti Mostruosi
  3. Curati la gotta
  4. I dieci metallamenti
  5. Volevo un taglio semplice
  6. I guerrieri del metallo 
  7. Rivolta metallara totale
  8. Il drago infuocato 
  9. La vendetta della faraona
  10. Fratelli nella fede
  11. Prabably risk to die
  12. Peppino l’usuraio
  13. Pennellen

Va così a chiudersi nel migliore dei modi questa terza edizione del Loud and Proud Fest. Serate come queste fan bene allo spirito e scaldano il cuore. Che altro dire, se non che abbiamo visto ottime band con una buona affluenza di pubblico in un’atmosfera godibilissima grazie alla professionalità di Bagana e Legend Club Milano. 

Non resta che dirvi: see you in 2023 per l’edizione #4 del LaP Fest.

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