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Loud and Proud Fest 2022: il report del Day 1 (Battle Beast, Future Palace)

Articolo di Jennifer Carminati

Loud and Proud Fest atto terzo, si torna in quel del Legend Club di Milano, dopo l’edizione dell’ottobre 2021 (la prima edizione del LaP Fest del 2019 invece si tenne allo Slaughter Club di Paderno Dugnano). La Location scelta, nel Parco Nord, è comodamente raggiungibile con la Metro 3 e vicinissima alla superstrada Milano-Meda, nonché alla Tangenziale Nord. Quindi non ci sono scusanti per non esserci anche se siamo a inizio settembre, le vacanze son finite, siamo tornati al lavoro e la voglia la sera sarebbe spesso quella di una birra comodamente seduti sul divano ad ascoltarselo il metal e non a vederlo dal vivo. Invece alzate le chiappe ed accorrete a dare il vostro supporto alla ripresa definitiva si spera degli spettacoli dal vivo anche per la stagione autunno-inverno 2022.

Personalmente arrivo a piedi al club circa all’orario di cena e dalle scale del cavalcavia che attraversa viale Enrico Fermi, intravedo già una piccola schiera di metallari che affolla il suo bellissimo giardino.  Sotto un cielo di fine estate che minaccia pioggia (ma non è un problema visto che il concerto si terrà nel locale al chiuso) tra una birra, una piadina, e tanti abbracci di amici, lo spazio esterno si popola di persone che attendono solo di assistere a quella che sarà la prima di una quattro giorni all’insegna del party metal.

Per chi non lo sapesse Loud and Proud è un sito di professionisti del Metal, nato per volontà della Redazione di quello che fu Metal Maniac. Veterani e nuove leve che hanno descritto e fotografato i momenti più significativi della storia di questa musica. Sono orgogliosa quanto loro di parlare con voi e per voi di questo genere musicale in molte delle sue sfaccettature che sarà in scena in queste serate meneghine. 

L’età degli astanti è eterogenea, al LaP non sono accorsi solo i lombardi e giovanissimi, ma anche un pubblico più maturo e di varia provenienza geografica, con qualche incursione anche internazionale, sicuramente per questa prima serata dove, al seguito dei Battle Beast, ci sono metal viking fans affezionati provenienti da oltralpe.

Ad inaugurare questa terza edizione del LaP Fest ci pensano i tedeschi Future Palace, band di alternative rock / post – hardcore capitanati dalla FrontWoman Maria, presentatasi sul palco con una minigonna che lasciava poco spazio all’immaginazione, per la gioia del pubblico maschile delle prime file. Essendo al loro primo concerto in Italia, più volte durante lo show ci ricordano chi sono e da dove vengono. Fanno bene a farlo perché sicuramente non sarò un concerto che ricorderemo negli anni a venire. Non per altro, gusti personali a parte, ritengo poco professionale suonare live con delle basi caricate dove l’unica cosa di “live” veramente è la voce e parti della batteria. Dubito fortemente il chitarrista suonasse davvero. Detto questo, lei ci crede veramente in quello che fa e lo si vede dal suo, se pur acerbo, carisma e, saper intrattenere e coinvolgere il pubblico incitandolo a fare cori o semplicemente alzare le mani a ritmo. Ecco, a proposito di questo, a tratti ho avuto il dubbio se essere capitata per sbaglio in una discoteca (seppur rock) o essere ad un festival metal, ma questo è un altro discorso. Cantano principalmente pezzi tratti dal loro ultimo album ‘Run‘ del 2022 ma propongono brani anche dal loro album di esordio ‘Escape’ del 2020. Dopo circa 45 minuti, sulle note di “Paradise”, si congedano (finalmente posso dirlo?) con l’augurio per tutti noi di non perdere la speranza per un future paradise per l’appunto. Nel frattempo, una folla sempre più numerosa si è radunata davanti al palco, e dopo aver ascoltato il trio berlinese attende quelli che sono i veri protagonisti della serata.

Ed ecco alle 21.45 in punto, introdotti da cori vichinghi e immersi nei fumi scenici che, per altro, ci accompagneranno per tutto lo show facendoci sentire immersi nella scighera milanese, salire sul palco il sestetto finlandese, che, dopo aver calcato i palchi di tutto il mondo accanto a band come NIightwish, Sonata Arctica, Sabaton, e tanti altri, torna oggi con il “Circus of Doom” European Tour, a recuperare la data italiana annullata lo scorso marzo. Vincitori della Wacken Metal Battle nel 2010, i Battle Beast si sono aggiudicati un contratto di distribuzione con Nuclear Blast che ha consentito loro di sbarcare oltre i confini finnici con il loro acclamatissimo debut album ‘Steel’ del 2012.

Anche il loro ultimo lavoro in studio, portato in scena principalmente questa sera, fonde il vero heavy metal al pop e rock, il tutto abbinato alla voce unica di Noora Louhimo, vera anchorwoman dello show, che si presenta sul palco con lo stesso outfit del video di ‘Wings of Light”, con tanto di corna da Lucifero glitterate per quel tocco glam che non guasta mai. Indubbiamente hanno mangiato spesso a pranzo Iron Maiden e a cena Judas Priest, con merende di pop e rock degli Anni ’80 ma il condimento è tutto loro. Lo spettacolo scorre fluido per circa un’ora e mezza con riff granitici, voci al limite del falsetto, epici cori alla stregua del miglior Ronnie James Dio, riferimenti ad un tempo che fu per i veterani presenti e assoli veloci ma al contempo melodici e orecchiabili per i più giovani.

Nulla da dire a livello di coinvolgimento, questi nordici non sono per nulla freddi come la loro terra, ci sanno fare davvero e i presenti assiepati nelle prime file hanno apprezzato la loro professionalità ed il loro evidente trasporto e voglia di essere qui questa sera tra noi. Ringraziano più volte il pubblico accorso in questa serata infrasettimanale che sembra però essere una “Saturday night” e fanno gli onori di casa dicendo che la pronuncia che gli italiani usano per dire il nome della loro band è senza ombra di dubbio “the best in the world”.  Altrettanto buona è la pronuncia con cui il bassista ha cantato in un italiano perfetto oserei direi, un piccolo pezzo della versione di “il mondo è mio” di Gigi d’Alessio, colonna sonora del film d’animazione disney Aladdin. Fortunatamente, prima che mi venisse un mancamento, mini fuochi d’artificio e la diavolessa Noora ripiombano sul palco e mi riportano alla realtà di questa serata. La sua voce, tanto melodica quanto cattiva e graffiante è pressoché perfetta, così come la sua capacità di far saltare, cantare a gran voce e urlare l’entusiasta pubblico che riempie a ¾ il Legend Club. Teatrale e gloriosa la title track posta in apertura dello show, immensa la performance della front woman sulla travolgente “Wings Of Light”, avvolgente e dinamica “Master Of Illusion”. La loro componente power metal è esaltata da tastiere sublimi su “Where Angels Fear To Fly”, mentre gli anni ’80 si sentono tutti in “Russian Roulette”. Seguono a ruota le malinconiche e gloriose “Armageddon” e “Place That We Call Home”.

La scaletta ha visto protagonisti i brani dell’ultimo album ma ha ripescato dal passato con song ruffianissime come “Familiar Hell”. Molto simpatici i siparietti tra i vari componenti della band dove il bassista Eero è sempre il protagonista. Lo show si chiude con l’encore fatta di tre pezzi powerissimi che sconquassano per un’ultima volta, per oggi almeno, il Legend Club. 

Non mi ero avvicinata a questo concerto con grandi aspettative, ma posso confermare il valore intrinseco dei Battle Beast, una band capace di scrivere e suonare canzoni che ti acchiappano, anche se non si è amanti di questo genere come la sottoscritta.

Certe band sembrano proprio costruite per stare sempre in giro in tour e stare su un palco e i Battle Beast sono indubbiamente una di queste.

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