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Reportage Live

Buttateci la vostra miseria addosso: i GARBAGE sono ancora lì a guardarci le spalle

L’inizio del tour della band che ha segnato la crescita di tanti (sicuramente della sottoscritta) è una bomba. Al Magnolia il 26 giugno i Garbage tornano con la carica giusta, Shirley è perfetta e noi siamo ancora ragazzini nelle nostre camerette da mettere a fuoco.

Foto di Andrea Ripamonti

Articolo di Marzia Picciano | Foto di Andrea Ripamonti

È un momento imprecisato del 2001, io sto per entrare fisicamente nella pubertà e mentalmente lo faccio al momento dell’acquisto, da parte di mia madre, che mi vedeva vorace di letture soprattutto di testi di canzoni straniere (per migliorare l’inglese, ovvio), del mio primissimo Musica Tutto, la cui copertina vedeva in primo piano loro, chi, quelli che andró ad incensare per il concerto di ieri 26 giugno al Magnolia, i Garbage, che erano già una mezza specie di istituzione che passava dai novanta agli ‘00 con la nonchalance di quelle band che al cambio del millennio “ce l’hanno fatta” con il super pezzaccio (“GO BABY GO GO” è entrata nelle nostre menti, pubblicità e luoghi comuni, e viva la SIAE) e se ne escono con questo pezzo, Androginy, che di fatto rappresenta la mia prima forma di interlocuzione e contatto con la musica alternativa.

Potete capire quindi l’importanza per me di vedere Shirley Manson e soci (Duke Erikson, Steve Marker e Butch Vig, accomapagnati da una new entry al femminile), a Milano, in questa straordinaria occasione, i 20 anni di Beautiful Garbage (il mio primo CD acquistato fuori dalla capacità di influenza dei miei), tra l’altro l’inizio di un tour europeo, e anche loro sono emozionatissimi ma non per questo da meno o timidi anzi, se proprio devo dirla tutta, la spontainetà della Manson mi ha talmente conquistato che se potessi le chiederei il numero per andare a prenderci birre quando non è in Scozia. Ovviamente Androginy non era in scaletta, non la fanno mai, ma per tornare al concetto fulcro (ovvero, io e il mio svezzamento adolescenziale) non posso negare di aver scoperto in quel momento di semi infanzia di essere molto di più di quanto avessi pensato, nel bene e nel male. Un individuo nell’ansia di affermarsi nel mondo.

Romina Falconi in concerto al Circolo Magnolia di Milano foto di Andrea Ripamonti

Ora, non ricondurremo l’intero concerto a un episodio personale, ovvio, eppure non credo che le persone presenti ieri al Magnolia fossero cosi lontane da questo pensiero. Alla fine dei conti, nonostante il pubblico fosse un pó più âgée della sottoscritta (ci hanno scherzato loro stessi, sia chiaro) non sarebbe strano pensare ai Garbage come i cantori di incompresi specialissimi e sentimenti scuri, quelli con i bassi tendenti all’autolesionismo per essere chiari, di derivazione grunge. Del resto, prima di Netflix e della sua immane produzione di commedie psico-pedagogiche volte a rappresentare la normalità della diversità oggi, qualche anno fa c’erano band di rockettari che si guardavano le scarpe mentre facevano ballare le casse e poi c’era lei, la fulgida Shirley Manson, ipnotica e feroce nell’essere schietta ma anche dolorosa.

Apre lo show Romina Falconi, che al di là di quello che potrebbe sembrare un accostamento singolare, ha in comune con i Garbage proprio quello, la verace ferocia nascosta nella voglia di cantare. Romina è sempre fantastica, forse un pó sorprendente per il pubblico dei Garbage, ma essendo artista in tutto e per tutto ha saputo convincerli anche grazie alla sua band e al suo fanclub dei Biondissimi (ma per esaltare Romina, meglio rinfrescarvi la memoria su quello che ho visto qualche mese fa alla Santeria). Del resto, come non poter accostare l’ironia di “ma quale sex tape? Sembra sia tornata di moda la scabbia” allo stridore di “If I had a dick, would you blow it?

Garbage in concerto al Circolo Magnolia di Milano

E insomma di questo stiamo parlando. Di un grande ritorno, consolatorio. Perchè dopo l’opening di Crush #1 e Godhead, i Garbage inanellano subito I Think I Am Paranoid e Cherry Lips e ti chiedi veramente dove ti vogliano portare, di che morte farti morire. Che belli i primi duemila! Doveva cambiare tutto e tutti cercavano il nuovo, di non essere uguali a se stessi, essere rock richiedeva una certa dose di autodistruttività e soprattutto non si rischiavano mischioni con le casse dritte. Non c’è solo la saudade della rovina sul palco, ma anche tanti pezzi più recenti, che non venivano ancora suonati, molti lo sono stati per la prima volta. Ha detto la leader: portiamo la nostra musica migliore (e infatti in encore suonano persino Milk).

Shirley entra in quest’abito che sembra un tulle isterico, come lei del resto che a partire dal primo pezzo comincia a segnare circoli sul palco del Magnolia, preda di un tormento che poi è quello che dilania ogni pezzo che canta, a partire dalla sua stessa voce, perfetta e teatrale. È in grandissima forma e non lo nega. Il concerto sarà un dialogo costante, il che non è male soprattutto se si tratta di rispolverare gli angoli della nostra memoria, quando vivevamo in un mondo che non aveva ancora imparato a smussare i poligoni nel rendering digitale, nè tantomeno quelli delle nostre vite disastrate. Del resto, dice tante volte che è scozzese che onestamente viene da chiederle se non sia davvero una merda (cit.) e comunque ne uscirebbe qualcosa di unico da qualsivoglia risposta.

Garbage in concerto al Circolo Magnolia di Milano

Alla fine i Garbage mettevano tutto dentro e tutto insieme. Era assolutori e risolutori delle nostre peggiori “devianze”, se cosi possiamo chiamare i nostri modi d’essere sconquassati, quando l’unico concetto mediaticamente diffuso di salute mentale era Ragazze Interrotte. Prima di attaccare Bleed Like Me Shirley lo dice chiaro e tondo: if you haven’t been a cutter, you won’t get this song. Hanno fatto altro che dirci che era ok non essere ok, peró senza il pudore, o paura, di chi non vuole entrare nel dettaglio: hanno affondato come disperati le mani nelle pattumiere che ci portiamo in corpo, hanno sdoganato per primi il bello di non essere nè bianco, nè nero, ed è il motivo per cui li amiamo. Pour your misery down on me è il national anthem di chi ha giustamente detto di noi millennials: non abbiamo conosciuto nè la grande guerra, nè la grande depressione.

Del resto Shirley non è una che va troppo per il sottile, ci dice che è old fashioned. La devastante ironia che trasuda la sua voce graffiante su questi toni di ferro tutti diretti al nostro chakra ombelicale è esattamente la stessa che produce il suo cervello quando parla, perche davvero, non gliene puó fregare di meno di essere una people pleaser. Per questo non si trattiene dal raccontarci l’altro lato di un pezzo come Why Do You Love Me, quando un certo Dave Grohl gli ha permesso di continuare a essere quello che erano e non deviare, come voleva la loro label, su un hip hop rap che non gli apparteneva (con tutto il rispetto per il genere, eh).

Garbage in concerto al Circolo Magnolia di Milano

La sua felicità è contagiosa, stona un pó con il nero di molti dei loro pezzi ma poche volte vedi qualcuno così contento di essere a Milano a suonare: ringraziano tutti, i promoter, gli organizzatori, ovvio il pubblico. E come tutti noi millennials legati ai ricordi della sua musica, chi da più tempo, chi da meno, non possiamo immedesimarci in quel giocosissimo rock elettrico di When I Grow Up e in Shirley che ci urla che forse la sua testa è still immature, and maybe doesn’t want to grow up, maybe I never want to grow up. Oddio, stare qui ad ascoltarli, a ritrovare la me indifesissima dei miei dodici anni, mi fa ancora desiderare di più di non crescere, assolutamente. Rimanere in questa eterna giovinezza mentale. Vivere perennemente il presente.

In breve, un gran concerto. Davvero. Senza nostalgie ma con l’immensa voglia di rivivere, senza malinconie, ancora una volta, quel guazzabuglio di incertezze e friccicorii malati che ci animavano anni fa, quando potevamo andare vestiti interamente di denim senza sentirci male. E sentirci liberi. Grazie Shirley, grazie Garbage, ieri eravamo bellissimi, una Beautiful Garbage.

Clicca qui per le foto dei Garbage in concerto a Milano o sfoglia la gallery qui sotto

Garbage

GARBAGE – La scaletta del concerto di Milano

#1 Crush
Godhead
I Think Ìm Paranoid
Cherry Lips (Go Baby Go!)
Special (Acustica)
The Men Who Rule The World
Metal Heart
Run Baby Run
Hammering in My Head
The Creeps
The Trick Is To Keep Breathing
Bleed Like Me
Stupid Girl
Wolves
No Gods No Masters
Cities in Dust (cover Siouxie and the Banshees)
Push it
When I Grow Up
Why Do You Love Me
Vow

Encore
Milk
Only Happy When It Rains

Romina Falconi – La Scaletta del Concerto di Milano

Ringrazia Che Sono Una Signora
L’Amante
Sex Tape
La Solitudine Di Una Regina
Magari Muori

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Dall’Adriatico centrale (quello forte e gentile), trapiantata a Milano passando per anni di casa spirituale, a Roma. Di giorno mi occupo di relazioni e istituzioni, la sera dormo poco, nel frattempo ascolto un sacco di musica. Da fan scatenata della trasparenza a tutti i costi, ho accettato da tempo il fatto di essere prolissa, chiacchierona e soprattutto una pessima interprete della sintassi italiana. Se potessi sposerei Bill Murray.

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