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BRUCE SPRINGSTEEN – Wrecking Ball

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Dopo le mediocri uscite di “Magic” e soprattutto di “Working on a dream” il rocker statunitense come sanno fare soltanto i grandi, è riuscito a riprendersi alla grande e a 62 anni ha sfornato un ottimo disco. Considerando la sua carriera e l’età non avrebbe potuto fare di meglio, anzi a dirla tutto, dopo il precedente lavoro in studio e soprattutto dopo il decesso del suo amico di sempre Clarence Clemons temevo che avrebbe smesso o che si sarebbe adagiato su quel pop soporifero ‘da pensionati’. Invece no! Il grande artista nel momento in cui c’è da denunciare una crisi sociale e mondiale e di dire a chi sta in basso che c’è ancora speranza, è presente. Come fece con “The rising” per stimolare il popolo Usa a sollevarsi e a cercare il dialogo con i musulmani, allo stesso modo con “Wrecking ball” si è assunto il ruolo e la responsabilità di essere il cantore della speranza e della rinascita. D’altronde le recenti frequentazioni di Pete Seeger devono avergli insegnato molto in questo senso, anche se lui non si è mai tirato indietro quando si è trattato di mettere la faccia nelle questioni sociali e politiche di una certa rilevanza, a partire dalla battaglia contro il nucleare del 1980, passando per la denuncia dell’assassinio di Rodney King e per il sostegno ai candidati democratici alla Casa Bianca. Il cambio di rotta di “Wrecking ball” rispetto ai due lavori precedenti è stato segnato soprattutto dal cambio di produttore, via Brendan O’Brian e dentro Ron Aniello, che ha anche suonato gran parte degli strumenti. In studio, infatti, per questo disco, delle E Street Band sono entrati soltanto Max Weiberg per suonare in tre brani, Charlie Giordano, presente in moltissimi brani, Clemons per un paio di canzoni, le due donne, la moglie Patti Scialfa per i cori e la Tyrell per suonare in quattro brani e fare i cori in alcuni altri e Little Steven a cui il Boss ha chiesto di suonare il mandolino e fare i cori in un solo brano. Per il resto hanno suonato moltissimi session man, tra i quali una consistente sessione fiati, e un suo caro amico, l’ex Rage Against The Machine, Tom Morello. Musicalmente la rinascita di Springsteen si evidenzia per due fattori fondamentali: il recupero del rhyhtm’n’blues e del folk irlandese. Sono questi due elementi, insieme al pop-rock che ultimamente lo ha caratterizzato, le chiavi di volta e dell’ottima riuscita di “Wrecking ball”, disco nel quale ha anche deciso di rifare due pezzi “Land of hopes and dreams” e uno dei brani più belli che ha scritto negli ultimi dieci anni, “American land”. La scelta di pubblicare nuovamente queste due canzoni non è casuale, data la forte impronta politica ed emotiva che hanno e la pertinenza che hanno in questo momento storico. Springsteen non ha peli sulla lingua, così nell’esaltante folk celtico-scozzese, con tanto di cornamuse, “Death to my hometown” si scaglia contro le banche che si sono preso tutto: case, fabbriche, ecc. Così come nel folk-rock, che vira verso un soul che cresce nella seconda metà del brano, “Easy money”, non esita a prendersela con chi vuol fare soldi facili. Tuttavia, due sono i temi ricorrenti nel disco: la speranza e la necessità di solidarietà. La speranza è presente nel folk-blues-soul “Shackled and drawn”, nella quale c’è la visione ottimistica che verranno momenti migliori, in “Wrecking ball”, un r’n’b in crescendo nel quale Springsteen ci ricorda che “i tempi duri vanno e vengono” e nel gospel rock di “Rocky round”. La necessità di solidarietà, invece, è il tema cantato nel pop-rock di “We take care of our own” e soprattutto nell’intimissima ballata “This depression, con Morello all’assolo finale, nella quale il boss usa l’azzeccata metafora della necessità di amore in una situazione di depressione, che simboleggia il bisogno dell’altro quando si è in difficoltà. In questo modo Springsteen ricorda la necessità di ripartire insieme dal basso. Tra speranza e solidarietà Springsteen rispolvera il senso di giustizia di Tom Joad in “Jack of all trades” nella quale canta il desiderio e la frustrazione di chi è rimasto senza niente, a differenza del banchiere che si è ingrassato, e se avesse un fucile si farebbe giustizia da solo. Adesso lo aspettiamo trepidanti per il tour di questa estate, quando a giugno sarà in Italia per tre date.

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[/one_half]BRUCE SPRINGSTEEN – Tracklist di Wrecking Ball:
1. We Take Care of Our Own
2. Easy Money
3. Shackled and Drawn
4. Jack of All Trades
5. Death to My Hometown
6. This Depression
7. Wrecking Ball
8. You’ve Got It
9. Rocky Ground
10. Land of Hope and Dreams
11. We Are Alive
BONUS TRACKS
12. Swallowed Up (In The Belly Of The Whale)
13. American Land

Vittorio Lannutti

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