Articolo di Emanuele Tamaglini
Potrebbe essere la giornata ideale per Joe Newman.
Ritrovare a Roma il caldo della California. Dal Northwest di Los Angeles, esattamente dalle colline “hipster” di Echo Park è ripartito infatti per riprendere quel filo musicale lasciato chissà dove all’indomani della messa in pausa degli Alt-J.
L’occasione promozionale è l’uscita di ‘The Canyon’ debutto solista a nome JJerome87. Che, è bene chiarirlo subito, non cambierà le sorti dell’artista di Leeds, non cambierà quelle degli stoici fan accorsi tra le spire dell’aria condizionata del negozio specializzato dell’Esquilino a Roma e non cambierà nemmeno le sorti di un mercato discografico scivolato in una preoccupante atrofizzazione generale ad ogni livello.
Joe Newman sembra uscito da quel piccolo e assolutamente rivalutabile film di 40 anni fa che si intitolava (guarda caso) proprio Echo Park.
Newman allora novello Tom Hulce: bermuda, cappello trucker e camicia dal forte sapore estivo, pronto a bussare sui nostri cuori, come il protagonista di quel film (Jonathan) bussava alla porta della bella May interpretata dalla dolcissima Susan Dey. Le colline sono le stesse.
I sentimenti più intimi avvolgono un disco semplice, personalissimo, che racconta storie di vita e paternità, di quotidianità scandita da una narrazione onestamente sincera. Newman introduce ognuno dei sei brani che presenta in questo pomeriggio canicolare, accompagnato da una sorridente tastierista e dalla sua chitarra elettrica, JJerome87 fa breccia piano piano.
Gli scaffali di legno che lo circondano non sono certo scenografia evocativa, ma il piacere nell’ascoltare dal vivo alcune delle perle dell’album è davvero tanto. Momenti da circoletto rosso che rispondono al nome di Two Hearts (la gioia di un padre), Track and Field e Last Man Alive (quella che preferisco).
Applausi dei presenti e momento firmacopie a cui rinuncio volentieri. Piazza Vittorio non è il Sunset Boulevard e un po’ me ne dispiaccio.





















