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Interviste

Wake up, it’s a TANGERINE DREAM: o dell’eternità dell’idea di una band

RockOn per Worm Up, la nuova rassegna di musica (alta) di pre-riscaldamento alla stagione di concerti milanesi, incontra alcuni dei protagonisti della kermesse. Nella prima telefonica Thorsten Quaeschning dei Tangerine Dream in concerto a Teatro Del Verme il 4 luglio per la loro ultima fatica ci racconta come si sopravvive a sè stessi, grazie all’idea di una band. E all’AI.

Studiando al liceo (classico) il mondo greco, ho pian piano realizzato tra me e me come gli antichi abitanti del Peloponneso avessero trovato un escamotage molto utile alla disfatta della morte, di cui avevano ben chiara la tragedia che rappresenta (oltre all’insopportabile vecchiaia, è un inferno senza possibilità di riscatto quello che ci hanno tramandato). Era l’acquisizione del Kleos, tramite l’Aretè, ovvero della fama gloriosa e positiva che sopravvive, come gli Dei, all’avvizzimento delle carni, al cedere della memoria, e si tramanda di padre in stirpe. In breve: sii bravo e famoso e non morirai mai, nemmeno i tuoi figli. Un pó come i Tangerine Dream.

Lo penso davvero quando sento al telefono Thorsten Quaeschning, oggi leader prescelto dalle volontà dello scomparso (nel 2015) Edgar Froes, ovvero il genio (di quello si tratta) fondatore di un gruppo che ha cambiato tanti membri, non per sfizio ma per necessità evolutiva legata all’evoluzione della produzione musicale della stessa band o dovremmo dire brand, perche il marchio di fabbrica rimane, anche se in maniera decisamente meno scontata di quello che si crede. Stiamo parlando della probabilmente principale e sicuramente piu longeva band della Kosmische Music, del Krautrock, dell’elettronica o per dirla a sentimento, di creatori di sentimenti sotto forma di suoni e soprattutto di incredibile successo. Come diavolo si fa a iniziare nel 1967, in Germania, e continuare a rimanere sulla cresta dell’onda fino ad oggi, con più di 24 membri passati nel gruppo e almeno cento dischi registrati? Non sbagliano a definirsi “leggendari”.

Thorsten insieme agli ultimo oggi membri della band Hoshiko Yamane e Paul Frick tornano in Italia dopo l’ultima apparizione nel 2022, la prima data è il 27 giugno a Napoli e quindi il 4 luglio al Teatro Dal Verme in occasione di Worm Up! La rassegna di concerti di preparazione alla stagione di live milanesi nata dalla collaborazione tra Dal Verme, Ponderosa Music and Art e I Pomeriggi Musicali (seguirà il TOdays) che vuole educare i meneghini a un ascolto cosciente di veri e propri gioielli della produzione internazionale di musica. I Tangerine Dream da questo punto di vista sono dei mostri sacri per cui non basta un’intervista a dire tutto. Prima di tutto perchè innovatori di default capaci di raggiungere un consenso da parte di critica e pubblico non da poco (insieme poi a quella new wave di Kraftwerk e Einstürzende Neubauten che arriverà gia una decina di anni dopo) non rimanendo mai gli stessi, anche fisicamente e questo sicuramente conta. Due, perchè hanno regalato delle colonne sonore immortali (primo fra tutti il synth veloce di Love On A Real Train di Risky Business, nella mia umilissima visione). Tre, perche hanno avuto un fondatore che ha di fatto settato le regole per il Kleos e l’ha inseguito per tutta la sua vita, realizzando il concetto di “servire la musica”. Ma ce lo siamo fatti spiegare da Thorsten.

Alla domanda “sei felice di venire in Italia?” ride considerando come in generale apprezza molto il Sud Europa per i concerti rispetto alla Germania, dove c’è poco movimento fisico. “I luoghi di musica classica sono ad esempio l’Opera, in Germania, e gli spettatori non sono mai sicuri di quando devono o possono battere le mani, quindi generalmente aspetteranno fino alla fine dell’intero spettacolo”. (spoiler: sono almeno 2 ore e 50 pezzi). Vado quindi dritta con la prima domanda: come si sentono ad essere degli highlander della musica internazionale, o meglio, come fanno a esserlo con un successo tale?

Forse perchè facciamo principamente musica strumentale, gli ultimi 4 album o 5 hanno anche voce umana o cantato, e quindi è più aperta, più cosmopolita. E poi perchè è un grande onore essere una band tedesca che puó suonare ovunque in giro per il mondo, senza copiare. Non vorrei sembrare poco carino, ma stavo leggendo un libro la scorsa settimana, e si parlava delle band di maggior successo della Germania, come i Kraftwerk e gli Scorpions, Rammstein, e c’era una citazione simpatica, diceva che è come se gli Scorpions vendessero la Coca Cola tedesca!” ridacchia “Perchè per questo libro gli Scorpions copiano la musica rock britannica e americana. Ma io penso che noi – Tangerine Dream – cerchiamo di non copiare nulla e, nel mio mondo, questa è una buona cosa. Cerchiamo di trovare suoni, codici, sequenze e anche forme diverse, vedi che alcune delle nostre tracce durano dai cinque ai dieci minuti… è molto insolito e molto poco radio-friendly”. Ancora: sii te stesso, duro e puro, e vivrai in eterno. Sempre vero? Magari per loro è diverso, ma alla fine vedete cos’è successo a un’altra band che ha mandato 8 minuti di canzone in FM: OK Computer rimane ancora tra gli album migliori di sempre. E questo alla fine è il modo per fare musica liberamente, no?

Assolutamente. Ed è proprio un pó la struttura classica ideale, hai più tempo per scorrere l’introduzione, più tempo per esprimere note e voti più a lungo, e in un buon mondo, si percepisce di più l’atmosfera, quindi a volte è possibile in 3 minuti e mezzo… e so che questi siamo noi! È molto naturale. Ed è assolutamente fantastico. Ci permette di provare più temi”. Ce ne da dimostrazione concreta con la loro musica. “Se ascolti il ​​primo disco è degli anni ’70, Electronic Meditation, e se poi senti qualcosa degli 80s c’è Tangram, e poi ancora gli anni ’90, arrivi a sentire una band abbastanza diversa, eppure se ascolti da un album all’altro, riesci a vedere proprio una sorta linea rossa di congiunzione, c’è una specie di progresso e un provare diverse cose.” Un progresso certamente aiutato dalla tecnologia, di cui sappiamo che sia Froese che Thorsten, il suo eletto matrixiano, sono grandi fan. “Se nel nel ‘74 c’era la scala della sequenza, negli 80 inizia la storia dei sintetizzatori… alcune cose erano impossibili all’inizio degli anni ’70. Possiamo fare più cose e più tipi di cose e cambiamenti fondamentali, anche sequenze in forma libera sul palco, era possibile anche all’inizio degli anni ’80 o alla metà degli anni ’80 perché c’erano più computer. È fantastico avere l’opportunità di creare la musica che ci piace e riteniamo che sia molto meglio che provare semplicemente a “punch a baseline” per qualcosa di già pronto”.

Non darsi mai per scontati, e creare costantemente per non essere un prodotto pronto, l’antitesi per molti versi dell’attuale sistema discografico, dove ció che piace spesso è un porto sicuro per ingrossare le fila di un piacere dell’eterno uguale. Questo i Tangerine Dream lo sanno fin troppo bene e lo sapeva anche il loro fondatore, perció ha preferito creare una sorta di legacy da tramandare come un fuoco sacro piuttosto che piegarsi ai dettami della musca contemporanea.

Penso che il concetto principale che Edgar ha voluto lasciarci… è che abbiamo creato le regole per molte cose, a seconda delle scale, e di conseguenza ci è stata data l’idea di programmare gli step sequencer, e tutte le regole vengono da Edgar. Io vengo dalla musica classica e suono musica rock, krautmusic quindi tutto ciò che riguarda quel tipo di musica elettronica, l’ho imparato da Edgar stesso. Probabilmente il miglior insegnante che avrei mai potuto avere, perché lo ha inventato lui! Quindi l’idea che quel concetto e/o l’idea stessa potrebbe essere più forte dei membri coinvolti nella band e potrebbe vivere più a lungo di qualsiasi membro, è un concetto sufficientemente forte e dettagliato. E ora siamo qui. Non si tratta semplicemente di fare le stesse cose per sei-sette o otto ore da qualche parte, l’idea è sempre quella di avere un concetto su note e strutture, ma usando tipi di sound design e influenze contemporanee di oggi, in modo che anche ogni nuovo membro, o meglio i punti di forza di ogni nuovo membro, abbia un enorme impatto sul futuro dei Tangerine Dream”. E qui arriva il concetto alla base dei Tangerine.

La musica è un pó come la nostra religione. È più come un modo di servire la musica” piuttosto che altro (come andare nel pubblico e chiedergli cosa ne pensa, ci scherza su) “e questa è la cosa grandiosa. Edgar è sempre con noi con le regole, il concetto e tutto il resto. Degli ultimi album (come Quantum Gate e Raum) ho molti suoi hard disk con nuova musica inutilizzata e composta appositamente per quell’album”. In entrambi gli album Thorsten ci spiega di aver di fatto ri-arrangiato con gli altri membri della band quello che era l’infinitamente prolifica produzione di Froese, tanto da pensare che gli abbia dato materiale per altri cento dischi (dice Thorsten, almeno valido per 20 anni), mantenendo le melodie, che rimangono sempre sopra, eppure senza che questo vada a limitare la capacità degli attuali membri di portare del nuovo. Questo anche grazie al software Melodyne che permette di aggiungere note e cambiare il tempo su una base esistente in una maniera cosi efficace che non sarebbe stato possibile ottenere dieci anni fa (da qui il future enthusiast). “Per Quantum Gate (2017, il primo album senza Froese) abbiamo lavorato sostanzialmente integrando le basi di Edgar, in maniera orizzontale, componendo intro o outro, o verticale, e aggiungendo melodie e suoni su quanto avevamo a disposizione”. E alla fine è quello che fanno anche nei live, conferma. C’è una regola sempre. Nulla è lasciato al caso o all’improvvisazione, che invece “è molto più jazz e contemporaneo. Ci mettiamo d’accordo su tonalità e tempo e andiamo” e perforemeranno i brani non sotto gli anni ’80 perchè difficili da riprodurre con la tecnologia odierna, si saltano completamente gli anni ’90 (scelte artistiche) e si torna con i 2000 e gli ultimi album. Il tutto come detto per almeno due ore di kosmische traume.

Rimane da chiedersi (o chiedergli) se la musica di oggi che non abbia le stesse nobili aspirazioni (e qui potremmo far fuori buona parte della produzione attuale, anche la più amata dai critici, e senza alcuna cattiveria, ma tale è il livello) è destinata ad essere abbandonata per poi venir ripescata per qualche playlist di nostalgia. Senza considerare quello strano fenomeno che è l’applicazione dell’AI in musica, non ancora compreso se quale scherzo o potenzalità. Thorsten per fortuna è una persona troppo schietta per non dire come la pensa.

“Non vorrei sembrare arrogante… È che ci sono così tante cose buone in giro, ma anche così tante cose ‘generiche’ in giro realizzate anche senza l’intelligenza artificiale, che direi che suonerebbero come un’intelligenza artificiale generica. Anche se è possibile seguire al 100% le regole della musica da classifica radiofonica, a un certo punto bisognerà cercare di riempirla con contenuti, colori e strofe…e poi l’AI non è niente male, se venisse usato bene ma, parola mia, probabilmente sarebbe meglio se potessi usarlo per le pulizie a casa!” Su spiega meglio: “il fatto è che se consideri tutta questa evoluzione tecnologica e inizi a vedere che l’intelligenza artificiale può farti qualsiasi canzone come avrebbero fatto, che so, i Beatles, alla fine stai solo mescolando tutte le regole e allora… dov’è il genio? Alla fine si tratta di copiare  e copiare, solo questo, non generiamo niente di nuovo… come se stessimo scrivendo i diari di qualcun’altro”. O vendendo Coca Cola tedesca, direi.

Esatto, mi risponde. “Faccio finta che tu possa rivivere le cose provate da qualcuno che scrive quella musica, ma non è vero. Probabilmente potrebbe sempre essere la via di mezzo di due o più eccellenti brani di musica esistente. Questo può essere un problema, immagino. Soprattutto per i più giovani”, soprattutto se si perde tutta la visione avant-gard, sperimentale, insomma. E chiude. “L’idea di copiare i diari di altre persone ti dà la sensazione di essere un pó malvagia e sbagliata”. Invece dovremmo cercare di ricordarci dell’emozione dal vivo, del sentire un pezzo dal vivo, nella sua unicità.

Sarà così che si diventa immortali? Non lo so, ma Thorsten ed Edgar probabilmente erano più vicini a un Dio greco di quanto potessero immaginare. E noi possiamo solo prendere appunti.

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Dall’Adriatico centrale (quello forte e gentile), trapiantata a Milano passando per anni di casa spirituale, a Roma. Di giorno mi occupo di relazioni e istituzioni, la sera dormo poco, nel frattempo ascolto un sacco di musica. Da fan scatenata della trasparenza a tutti i costi, ho accettato da tempo il fatto di essere prolissa, chiacchierona e soprattutto una pessima interprete della sintassi italiana. Se potessi sposerei Bill Murray.

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