Articolo di Marzia Picciano
ROCK CONTEST apre i primi round di selezioni ufficialmente oggi 28 ottobre e noi di RockOn abbiamo deciso di raccontarvi alcune delle trenta voci che ci hanno colpito di più in vista di questa prima sessione. Quattro progetti molto diversi tra di loro, che ci hanno colpito in modo differente, e che per questo vogliamo ospitare sul nostro sito.
Iniziamo con SantaVittoria, che sarà già in lizza questa sera per il primo live di RockContest.
Di loro dicono solo che “SantaVittoria è la risposta di Davide allo smarrimento, tanto doloroso, quanto necessario, dei vent’anni, l’incapacità di trovare il proprio posto e il rifiuto categorico di provare un cocktail diverso dal Negroni”. Si muovono tra cantautorato, indie e dream pop. Hanno recentemente aperto il live di Giorgio Poi a Cuneo, con cui condividono il sound di un pop delicato ed elegante, forse un pò nostalgico di qualcosa non ancora accaduto, fatto di parole e movimenti quasi epici, quelli adatti a raccontare le nostre piccole relazioni.
Ne abbiamo parlato proprio con Davide Viberi, frontman della band per capire di più.
Nati ufficialmente nel 2022 a Cuneo, esordiscono con il loro primo singolo ufficiale a novembre 2024. Cosa è successo nel frattempo?
“La storia di SantaVittoria è tanto travagliata quanto banale. Il progetto è già nato e morto almeno tre volte prima di nascere per “l’ultima prima volta”.” I giusti presupposti. “Colpa del solito rincorrere se stessi alla ricerca di un qualcosa di perfetto, prima di arrivare all’inevitabile realizzazione che il perfetto è una noia mortale.”
Il progetto nasce tra gli ambienti del Conservatorio di Cuneo con Paolo Bertazzolo e Christian Di Giacomo, e si snoda per altre e diverse realtà, alla fine culminate nella volontà di chiudersi in studi di regstrazione per concretizzare questa volontà di fare qualcosa.
“Abbiamo un background variegato, nel complesso veniamo da diverse esperienze di band con le quali abbiamo girato estensivamente la regione (qualcuno anche di più).“
La componente strumentale è comunque importante nel pezzo di esordio, Mumbai.
“Ora crolla la magia”, dice Davide. “I ritornelli mi terrorizzano. Ho la malsana abitudine di virare verso le strumentale quando sento di non avere più parole buone. Gli altri mi sgridano (giustamente) e mi tengono in riga, ma questa volta l’ho avuta vinta.”
Tornando su Mumbai, possiamo dire che è un pezzo sul disincanto (e delusione), anche feroce nel testo, pur insistendo su un’atmosfera sognata, impalpabile. Molto personale.
“C’è una solidissima base personale (non diciamo quanto). Quando il racconto diventa spaventosamente doloroso però faccio un passo indietro e inizio a ricamare. Certe cose vanno tenute private. Se riesco a mettermi a nudo, mettendo a nudo chi ascolta, senza essere del tutto nudo… penso abbiate capito.”
Percepiamo delle vibes à la Colapesce Dimartino ma anche del collettivo de La Comitiva di Erlend Oye.
Pare quasi di vedervi suonare la nordica Kinkerstraat nelle Langhe.
“Solo ieri riascoltavo Egomostro per l’ennesima volta, quindi c’è senz’altro qualcosa di vero in quel che percepite. Gli artisti che più mi hanno spronato nell’esercizio della scrittura in questi ultimi anni (nel panorama contemporaneo) sono Giorgio Poi e Andrea Laszlo De Simone, la loro influenza può non essere in primo piano ma sono stati essenziali nella mia crescita artistica.”
E quindi come procede la produzione del primo disco?
“Con delicatezza, e dei ritmi che forse non vanno d’accordo con il “modo di fare” di oggi.”
Cosa rappresenta Rock Contest per voi?
“Una partenza che sa di arrivo. Di solito forse si dice il contrario (magari traguardo?), l’autostima non è un punto forte di questo progetto. (Non vediamo l’ora).”



























