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Interviste

30 anni (e qualcosa…) di carriera: intervista ai PUNKREAS

XXX e Qualcosa..Tour Summer Edition è l’occasione di ritornare a vivere la musica dal vivo con quella forza che solo i Punkreas sono in grado di sprigionare dal palco, sulle note di una colonna sonora che ha accompagnato la band e tutti coloro che l’hanno sempre supportata, in oltre trent’anni, in giro per l’Italia, dai centri sociali ai cori delle manifestazioni, fino ai grandi festival internazionali.

Per l’occasione abbiamo fatto quattro chiacchiere con Paletta… scopriamo insieme cosa ci ha raccontato:

State festeggiando i 30 anni (e qualcosa) di carriera, pensate di avere ancora qualcosa da scoprire e di cui sorprendervi?

Assolutamente sì. La cosa meravigliosa è che comunque dopo 32 anni salire sul palco sembra sempre come se fosse la prima volta. Adesso sono diminuiti i tempi di tremore delle gambe, prima duravano due canzoni adesso invece passano 30/40 secondi.

E’ ancora molto emozionante e la sorpresa è continua, perché nel corso del tempo abbiamo vissuto un triplo cambio generazionale. Quelli che adesso sono davanti, attaccati alla transenna e che pogano, sono i figli di quelli che sono indietro, in fondo e sono quelli che ci hanno visto praticamente per trent’anni, quindi una continua evoluzione.

Il concetto di punk’s not dead secondo me è ancora più che realistico.

La sorpresa è quella di vedere ancora tanta gente che ha voglia di concerti, voglia di live, soprattutto dopo questi due anni di pandemia che ha fatto capire che cosa vuol dire non avere degli spazi di aggregazione, come può essere un concerto.

Hai anticipato un pò la domanda successiva parlando dei figli che vengono ai concerti con i padri… siete nel bel mezzo di un lungo tour estivo: chi è il pubblico che viene a vedere i vostri live oggi?

Esatto, molti figli sono stati tirati su bene dai genitori (risata ndr). Anche perchè poi, secondo me, l’emozione che ti può dare vedere un concerto, comunque con delle chitarre, con degli strumenti, non te lo può dare nessun altro genere musicale. E sono anche molto contento perché ho notato che in tanti si stanno avvicinando alla musica e le sale prove stanno riprendendo a riempirsi.

L’unica grande pecca è che rispetto a quando abbiamo iniziato c’era un tessuto di centri sociali che ci permetteva di girare tutta l’Italia. Si riusciva a fare due/tre concerti per ogni regione, perchè comunque c’era un centro sociale o uno spazio autogestito che permetteva a tutti i gruppi di suonare. Purtroppo in questi anni alcuni stati sgomberati, alcuni hanno chiuso, e sono rimasti in piedi pochissimi locali che magari fanno fatica economicamente. A loro, magari, conviene di più fare un djset, o chiamare una cover band pagandoli in piadine, rispetto ad organizzare un concerto con cinque elementi più tre tecnici e tutto quanto. Chiaramente vai a capire anche i gestori, riescono a campare di più mettendo uno con una consolle che facendo girare nove cristiani con il furgone.

E poi la pandemia ha poi dato la mazzata finale…

Certo, locali con i i padroni dei muri che non gliene fregava niente che c’è stata la pandemia e volevano comunque due anni di affitto con i gestori che hanno portato a casa zero, in tanti hanno chiuso e tanti dovranno lavorare sei anni per ripagare quei due anni che sono stati fermi. Anche noi siamo stati abbandonati: non hanno capito che la categoria non sono solo i musicisti, perchè meno male anche noi che siamo comunque operai della musica ce la siamo cavata con qualche soldino che avevamo tenuto da parte come le formichine, però in mezzo al settore ci sono i tecnici, i baristi dei locali, i lucisti, i fonici, i facchini, tutte persone che comunque hanno una famiglia e si sono dovuti reinventare.

Qualche giorno fa avete suonato in compagnia degli Offspring e nel corso degli anni avete aperto per tantissime band punk e rock: quale concerto ricordi con più piacere? Hai qualche aneddoto da raccontare?

Il concerto del Carroponte è stato uno dei più belli degli ultimi anni, la gente era tutta presa bene. Anche le band, nonostante fossero gruppi storici come Offspring, AntiFlag e Lagwagon, nel backstage sono stati gioviali, si stava tutta insieme, erano contenti anche loro di questa situazione.

Un concerto indimenticabile è stato con i Rage Against Against the Machine in concerto all’Heineken Jammin’ Festival di Imola per il tour di The Battle of Los Angeles. E poi quella volta con Sex Pistols a Torino quando c’erano 80.000 persone e mentre stavamo suonando da una parte del palco che ci guardavano c’erano Steve Jones, Paul Cook e Glen Matlock. Johnny Rotten no perchè era nel suo camerino con le sue paturnie (Risate ndr). Non potevamo credere che tre leggende della musica stavano seguendo il nostro concerto e alla fine ci hanno detto “great job guys”. Ma che cazzo, incredibile.

Poi abbiamo suonato con i Metallica, un altro concerto che mi ha emozionato tantissimo è stato con i Primus al Filaforum, un gruppo allucinante.

Forse uno dei ricordi più belli è stato all’Indipendent Days quando abbiamo suonato con Joe Strummer e i Mescaleros. Ad un certo punto si è avvicinato piano piano chiedendoci se poteva sedersi lì a mangiare con noi e le maestranze. E alla fine ci siamo fatti una bottiglia di vino insieme.

Abbiamo parlato dei migliori concerti… invece c’e’ una vostra canzone alla quale sei più legato? Ti va di confidarci il perché?

Io preferisco sempre le nostre prime canzoni, quelli dei primi anni ’90 fino al duemila. Sono quelle canzoni che ai nostri concerti non possono mai mancare. Io personalmente sono molto legato ad “Aca Toro” perché è un inno internazionale e prende quasi tutti, ha il suo potere popolare.

Cosa ne pensi dell’attuale panorama musicale nazionale, dominata dalla musica rap / tra?

Come dicevo prima, preferisco molto ascoltare della musica suonata, ma nonostante tutto ci sono comunque degli spunti interessanti che purtroppo si contano solo su una mano. Il rap che mi ha segnato è sicuramente quello dei 99 Posse, degli Assalti Frontali. Adesso mi piace abbastanza Willie Peyote perché comunque pur essendo rap ci mette dentro anche un’anima musicale, un’anima molto più vicina al genere dei Punkreas rispetto agli altri. D’altraparte devo ammettere che se per fare un successo, per vedere tanti ragazzini che cantano devi usare sempre la parola fica e la parola coca, sinceramente secondo me sono poco fantasiosi e per quello che forse non riesce a prendermi tanto questo genere.

Progetti per il futuro? Dopo l’esperimento di “Funny goes acoustic” è in programma un nuovo disco?

Durante la pandemia non riuscivamo a stare fermi e abbiamo pensato di coronare questo sogno, perchè era da un pò che ci era venuto in mente di fare i nostri grandi successi in chiave acustico. E, grazie alla collaborazione di Roberto Bovolenta, il primo chitarrista e fondatore degli Amici di Roland, abbiamo pensato di realizzare “Funny Goes Acoustic”.

Nel frattempo, sempre in questi due anni, abbiamo continuato a scrivere nuove canzoni e c’è molto materiale in pentola. Noi vorremmo fare uscire un disco nel 2023 e secondo me stiamo azzeccando delle canzoni che la gente apprezzerà. Quindi non ci siamo mai fermati, anche perché comunque, essendo il nostro lavoro, cercavamo di pensare ad un futuro meno catastrofico, e quindi cercare di farci trovare pronti nel momento giusto.

PUNKREAS – XXX e Qualcosa..SUMMER TOUR
06.07 – RUGBY SOUND, LEGNANO (MI)
07.07 – ROCK’N BEER, SAN GENESIO (PV)
09.07 – FOOL FESTIVAL, MORROVALLE (MC)
16.07 – MELASONO MUSIC FEST, CENAIA (PI)
22.07 – ROCK SUL SERIO, VILLA DI SERIO (BG)
23.07 – PERAROCK, PERAROLO DI ARCUGNANO (VI)
29.07 – ART&SOUND, CAVAION (VR)
30.07 – RESET, FENER (BL)
24.08 – FESTA DI RADIO ONDA D’URTO, BRESCIA
25.08 – AMA MUSIC FESTIVAL, ROMANO DEGLI EZZELINI (VI) w/Ska-p
26.08 – FROGSTOCK, RIOLO TERME (RA)
27.08 – LATISANA & MUSIC, LATISANA (UD)

foto credits © elena di vincenzo

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