Articolo di Nick Matteucci | Foto di repertorio di Claudia Mazza
Il ritorno di Xavier Rudd a Roma, città che lo ha sempre accolto nel migliore dei modi, inizia con un piccolo brivido per gli spettatori che intorno alle 21 iniziano a gremire l’Orion. “Ma è lui? È già iniziato?” serpeggia il panico tra quelli che sono ancora in fila all’ingresso. In effetti la voce ed il sound sembrano identici, sul palco però ad esibirsi con un affascinante set chitarra e voce è Finojet.
Il ragazzo è davvero troppo simile al main act che gli succederà, ma nulla è casuale. Si tratta infatti proprio del figlio di Xavier Rudd. Magari tu che leggi lo sapevi, ma chi sta scrivendo (lo ammetto candidamente) no, così come tanti altri. Una mela che non è decisamente caduta lontano dall’albero, con accezione positiva.
L’atmosfera si scalda con un pubblico composto in gran parte da fricchettoni presi bene, tra più e meno giovani e coppie con i figli al seguito, si respira una bella armonia. Non potrebbe essere altrimenti, perché è pur sempre un lunedì sera, ma tutti sanno perfettamente perché sono qui, ovvero ciò che questo artista sa regalare nei suoi spettacoli dal vivo.
La prima volta che vidi Xavier Rudd, la sera in cui l’ho scoperto, risale al lontano 2008, era in apertura a Ben Harper, al quale rubò la scena, così come il cuore di molti.

Ormai l’australiano non è più una sorpresa, il suo stile si è definitivamente consolidato e grazie all’enorme successo di Follow The Sun è ormai un nome che non si può non conoscere. Non a caso l’altra sera Rudd era ospite speciale di Zucchero all’Arena di Verona, dove i due hanno duettato proprio sulle note della sua hit. Tuttavia a giudicare da come il pubblico canti anche canzoni molto vecchie, i fan della prima ora sono decisamente la maggioranza.
Dopo anni di sperimentazioni, tra tour in trio, progetti paralleli e quant’altro, l’assetto da one man band è quello che si confà maggiormente al musicista, che si destreggia tra voce, chitarra, lap steel guitar, banjo, batteria, basso, tastiere, armonica e ovviamente il didgeridoo. Giocando con loop sapientemente miscelati con uno stile vocale evocativo e toccante, il tutto viene massimizzato da un ottimo lavoro del fonico, che rende la resa dello show potente e coinvolgente.
La scaletta è una sorta di greatest hits che non lascia fuori praticamente nulla della carriera di Rudd, oltre 20 anni caratterizzati da un’inconfondibile ispirazione e un’attitudine che oggi come ieri ha un che di “alieno”. In realtà talmente “terrestre”, nel senso di connessione alla (Madre) Terra, da risultare alieno nella frenetica superficialità moderna.
Inizialmente ascoltare brani come Storm Boy, con quel “we’re just living in this beautiful world” nel ritornello, fa uno strano effetto in un momento storico così drammatico, in cui il mondo appare tutt’altro che bello. Qualcosa però progressivamente cambia. Non c’è retorica, né proclami, soltanto un artista che ha scelto da sempre di evocare attraverso le sue note e la sua voce la spiritualità e la naturalità.

È con questa semplicità che l’australiano prende per mano l’ascoltatore, curando le sue vulnerabilità per riaccendere una fanciullesca speranza da qualche parte nell’anima.
Funziona in brani più intimi e struggenti come Spirit Bird, così come nelle canzoni spensierate, tipo Let Me Be o Messages, che regalano leggerezza e pace interiore, mentre tracce quali Culture Bleeding o Lioness Eye, in cui a dominare la scena sono il didgeridoo e le percussioni, proiettano gli spettatori in una dimensione tribal-surreale, popolata da aborigeni spaziali danzanti.
Nella produzione di Rudd però c’è spazio anche per la denuncia sociale, come dimostra Ball and Chain, impreziosita tra l’altro da uno special in cui omaggia Bob Marley con Get Up Stand Up.
Non manca anche qualche brano dall’ultimo lavoro Where To Now, del quale si mette in evidenza Shake It, per la sua vena funk che si aggiunge alle già svariate influenze che compongono lo stile dell’australiano.
In definitiva Xavier Rudd non è uno che ti vuole convincere che nel mondo e nella vita sia banalmente tutto bello, ma mentre sei lì ad ascoltarlo, in quel momento, per qualche attimo ti puoi liberare dei pesi, delle tribolazioni e tutto il resto, credendo che possa esserlo. Riuscire a farlo oggi e in maniera autentica è davvero un’impresa per pochi.

XAVIER RUDD – La scaletta del concerto di Roma
Let Me Be
Energy Song
Culture Bleeding
We Deserve To Dream
Storm Boy
Ball And Chain (Bob Marley – Get Up, Stand Up snippet)
Morning Birds
Messages / Guku
Spirit Bird
Breeze
Stoney Creek
Lioness Eye / Flag
Come Let Go
Follow The Sun
Shake It
Magic




























