Intervista a BOOSTA: la musica è un’esigenza

di Stefania Clerici

Un nuovo album inedito firmato dai Subsonica, Mentale Strumentale, un tour rinviato, alcuni progetti in un limbo e  la voglia – tanta- di fare sempre musica. Abbiamo fatto una chiacchirata con Davide Dileo, artisticamente Boosta, il tastierista e fondatore del gruppo, per parlare di questi tempi e di quelli che verranno.

ROCKON: È uscito venerdì scorso, dopo 16 anni dall’essere stato registrato, “Mentale Strumentale” definito come un viaggio artistico e illuminante, tra scenari sonori tratteggiati con synth analogici, percussioni esotiche, strumenti acustici e multieffetto.  Quanto queste sonorità senti attuali e quali invece sono in qualche modo diciamo “invecchiate”?
BOOSTA: La sorpresa più grande di questo album uscito dopo tanti anni dall’essere stato registrato è che non si è affatto impolverato. Questo perchè un disco particolare. C’è sì infatti una musica da consumo più veloce che rimane più nel suo tempo e ne esce facilmente, e altra musica che rimane di più. Ascoltando il disco mi sono accorto che anche dopo 16 anni non cambierei niente, anche perchè è una fotografia di quello che eravamo all’epoca. Certo, abbiamo fatto Microchip temporale che però è un altra visione di lavoro, perchè l’idea era di far rinascere i testi, mentre Mentale strumentale è come se fosse la polaroid del tuo cassetto dei ricordi… cosa faresti? La riscatteresti di nuovo con una pellicola diversa o con una reflex ultimo modello? No, è come è, bella e al suo posto. I brani sono tutte fotografie di come eravamo a quel tempo e anche gli strumenti che abbiamo usato -benchè abbiano cosi tanti anni- fanno parte ancora adesso della nostra musica e continuiamo a suonarli. C’è il calcio delle ossa dei Subsonica in questo disco: l’elettronica ma non solo, l’utilizzo di strumenti acustici insieme a quelli elettronici, una delle firme del nostro gruppo, nato come una sfida di musicisti che volevano avere la stessa botta della dance hall e dei dj.

ROCKON: L’album è un viaggio di andata e ritorno nello spazio, dal “Decollo” al “Rientro in atmosfera”. Qual è il brano che fa più “viaggiare” e perchè?

BOOSTA: Premetto che l’album mi piace veramente tutto e non posso dire che ci sia un brano preferito, perchè se di viaggio si parla alla fine il viaggio lo accetti per tutto quello che è, infatti questo è un disco di flusso. Il fatto che sia solo strumentale in questo periodo sociale che stiamo vivendo è importante: non avere parole ti permette di ascoltarlo senza preconcetti, puoi essere te stesso, puoi essere abbandonato nei tuoi pensieri senza essere distratto, è davvero una colonna sonora di questo tempo… quindi è difficile individuare un pezzo “preferito”. Io personalmente amo molto “A come addio” perchè è molto struggente, però adesso è così… forse la prossima settimana sarà un altro pezzo. Questa è un po’ una cosa da anni ’90, quando ti andavi a scegliere e comprare un disco. Quello era “il disco della settimana” o “del mese” e lo ascoltavi, e riascoltavi e consumavi, quindi magari al primo ascolto ti piacevano alcune canzoni, ma dopo 4 giorni te ne piaceva di più altre. I dischi “duravano” di più perchè li ascoltavi in profondità, adesso c’è sì il vantaggio di poter accedere a tutta la musica da tutto il mondo, ma lo scotto che si paga, soprattutto per le persone che non vivono la musica in maniera viscerale, è di ascoltarla superficialmente.

ROCKON: Viaggiare stando fermi, una delle possibilità che ci vengono offerte dalla musica:  tu come e dove stai vivendo il lockdown? Hai consigli di ascolto per i nostri lettori?
BOOSTA: Sto vivendo questo lockdown con responsabilità, perchè pur avendo lo studio a poche centinaia di metri da qui, resto a casa. Lo sto vivendo con difficoltà sì, ma anche consapevole di avere fortuna, per ora va tutto bene, anche se è un’altalena. C’è da dire che per noi artisti, come per altre categorie, diventa complicato però ipotizzare un futuro perchè non sappiamo quando potremo tornare sul palco e da che parte si ricomincerà. Per noi e tutte le persone che lavorano nel comparto musicale, che ricordiamo ha perso in Italia più di 1 migliaio di euro, è una situazione complicata. Di contro, c’è la voglia di immaginare, creare, scrivere… si vive come dicevo su un’altalena, la giornata diventa molto più lunga e la notte si dilata, sembra di avere molto più tempo. Per quanto riguarda gli ascolti sento molta musica strumentale, il consiglio che dò è di ascoltare tutto ciò che vi va di scegliere: è bello capitare sulle playlist, ma un esercizio meraviglioso sarebbe quello di fermarsi e chiedersi “di che cosa ho voglia ora?”, pensarci e andare a cercare quello di cui hai bisogno, prendendosi cura della propria colonna sonora. La mia, come dicevo, è molto strumentale: Chilly Gonzales, quindi pianoforte, ho rimesso sul piatto un vinile di un concerto live meraviglioso, quello di David Garrett a Colonia, e mi godo molto spazio musicale per pensare. Meno canzoni e più spazio. Quando ho bisogno di un po’ di ritmo vado a riprendermi un po’ di collezioni dei dischi che faceva la Wackies negli anni ’70,  con roba raggae.

ROCKON: Ti è capitato di comporre?
BOOSTA: Si, compulsivamente… non so se diventeranno qualcosa o rimarranno lì. Ho visto che in queste settimane molti artisti si sono attivati in dirette sui social, ad ogni ora, mostrando anche molto della loro vita privata. Ma io non sono così, lo trovo un po’ poco romantico e poco nelle mie corde. Ho affrontato delle piccole challange da solo, sperimentando qualcosa su Instagram che ti permette di pubblicare video di massimo un minuto. Ho quindi creato questa pagina, 9 minuti. La parte video è stata curata da Valentina Pozzi, già regista di videoclip come quello di Niccolò Fabi, che ha ascoltato i miei brani composti in queste settimane e ad esse ha accorpato la sua creatività con i video.

ROCKON: Sarà possibile secondo te un ritorno alla normalità e se sì come nel mondo musicale o bisognerà adattarsi ad altre dinamiche? Penso soprattutto ai live: voi stessi, come molti artisti, avete posticipato il tour in autunno… ma lo vedete realizzabile?
BOOSTA: Temo che il tour sarà un po’ più in là, spero realizzabile ma l’organizzazione la vedo molto fumosa perchè non abbiamo risposte di alcun tipo. Credo che ci sarà una grande necessità di tornare insieme e penso che appena si potrà sarà un’esplosione di concerti ed eventi, bisognerà poi vedere con quali forze si rimetterà in piedi la macchina perchè oggettivamente molte persone del comparto, penso ai proprietari di locali, ai ragazzi che lavorano nei tour, stanno vivendo una situazione difficile. Sarà un problema ricostruire dalle macerie, anche perchè la cultura e nello specifico la musica verte in difficoltà da tanto tempo… ed è un peccato perchè in questo periodo i concerti stavano tornando a diventare una bella voce nel bilancio famigliare delle persone. Sarà sì più difficile, ma la musica è un’esigenza non è un orpello. La cultura anche è un’esigenza. Se qualcosa possiamo tirar fuori da questa tragedia è proprio questo: quanto bene fa la musica come calmante sociale, penso ai flash mob sui balconi, ma anche ai grandi concerti in streaming. La musica ha raccolto anche tanti soldi: musicisti, artisti, cantanti, ballerini, si sono prestati alle raccolte fondi per comprare macchinari utili a sostenere l’emergenza. Anche noi nel nostro piccolissimo ci tengo a dire che le royalties di Mentale strumentale vanno alla Fondazione Caterina, una nostra amica mancata qualche anno fa, che ora sul territorio si occupa di comprare gli strumenti per gli ospedali di Torino e provincia. Piano piano una piccola parte la stiamo facendo anche noi: con una piccola vena polemica dico che il nostro comparto è stato ignorato, però a qualcosa anche socialmente serviamo. Per definirci una società civile dobbiamo anche comportarci in maniera responsabile.

ROCKON: Tra i vari progetti che hai seguito, c’è anche la colonna sonora di una serie tv, per 1992 e 1993. ci racconti come nasce un “tema” per la tv e se vorresti ripetere questa esperienza magari per il cinema?
BOOSTA: A me piace molto scrivere per immagini, mi sento a mio agio. La sigla è nata in un modo molto semplice, con l’idea “pensando all’americana” cioè creare un motivo che ti rimandasse alla serie. Ci si affeziona alla serie, ai personaggi e a quello che vedi, ma anche alla musica che è una parte fondamentale, perchè amplifica la portata e l’emozione connessa al titolo. Recentemente mi è capitato di partecipare ad una “chiamata alle armi” per film e serie prodotte ad Holliwood. È un mercato enorme e c’è molto bisogno di musica originale, sono molto contento di lavorare anche all’estero perchè passa poco dal tuo nome ma tanto da quello che produci e fai. Valgono i famosi “5 minuti” che hai per essere ascoltato, questo mi diverte molto perchè ti poni una sfida con te stesso, rimane sia un esercizio ma anche una fontana di creatività che magari prenderà altre forme. Sai alla fine faccio musica, quindi non è importante come, dove e quando uscirà… l’importante è farla.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.