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VINICIO CAPOSELLA: la recensione del concerto a “La Mia Generazione Festival” di Ancona

Vinicio Capossela ha fatto tappa ad Ancona all’interno de La Mia Generazione Festival, alla sua terza edizione, il cui direttore artistico è Ermanno Giovanardi.

L’originalità del cantautore modenese è stata confermata anche in questa occasione, già perché Capossela ha deciso di non portare ad Ancona una tappa del suo Pandemonium, spettacolo con cui sta girando in questo periodo, ma ha deciso di allestire un set unico per questa data e per questo festival nel capoluogo marchigiano, intitolandolo “Ma a chi paragonerò questa generazione?”.

Nella suggestiva cornice del teatro delle Muse, Capossela, accompagnato dall’ottimo polistrumentista Alessandro ‘Asso’ Stefana (la sua ombra da più di 15 anni), ha suonato per tre quarti d’ora, avendo come punto di riferimento il tema del festival, vale a dire, le generazioni e in particolare quella di chi negli anni ‘90 aveva tra i 20 e i 30 anni. Il concerto è iniziato con “Brucia troia”, seguito dal folk d’oltreoceano de “L’altra parte della terra folk Americana” e da “Il povero Cristo”, introdotta da una battuta sulla differenza tra i poveri accusati di portare le malattie e i ricchi che con i loro miliardi ammorbano il mondo, tutti brani suonati con chitarra e banjo.

Tuttavia, l’omaggio alla generazione, o meglio alle generazioni, Capossela l’ha fatto con “Radiocapitolazione”, un esperimento che ha deciso di riutilizzare per questa occasione che consiste in un flusso di coscienza/spoken word cui si è lasciato andare, accompagnato da un sottofondo di discorsi di Kerouac, lanciati da Stefana. In questo spoken word, oltre ad aver omaggiato la Beat Generation e soprattutto all’andare, a “La strada” dello stesso Kerouc e al jazz degli anni ‘40 e a quanto fosse influenzato dai ritmi africani, sottolineando l’importanza di Charlie Parker, ha fatto un salto di alcuni decenni, arrivando a definire Jeff Buckley “l’eroe della nostra generazione”.

Per la conclusione si è seduto al piano per un uno-due “Non c’è disaccordo nel cielo”– ”Solo mia non sei”. La seconda è stata introdotta dalle citazioni dei La Crus e degli Almamegretta di “Sanacore”, ma poi ha spiegato quanto nei suoi viaggi musicali e non solo, ha incrociato la Kocani Orkestar, che gli hanno ispirato quest’ultima canzone, cui ha dato un arrangiamento particolarmente intenso, non esitando ad affondare sul pianoforte.

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Vittorio Lannutti, ricercatore/sociologo delle migrazioni, counsellor, con una grave, cronica ed irreversibile dipendenza da rock.

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