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Reportage Live

SUNN O))): come lo racconti un concerto così?

Articolo di Umberto Scaramozzino

No, sul serio: come lo racconti il concerto dei Sunn O)))? Partendo dal presupposto che anche la definizione stessa di concerto andrebbe messa in discussione. Anche perché canzoni in senso stretto non ce ne sono. C’è chi – da sempre – parla di “esperienza”, per smarcarsi del problema e scivolare nella mastodontica zona di comfort rende vendibile quasi ogni cosa. E poi sì, certo, si potrebbe parlare di viaggio sensoriale, ma la verità è che sarebbe l’ennesimo tentativo vano, dato che i sensi arrivano fin dove possono. Lasciamo infine perdere l’abusatissimo “rituale collettivo”, almeno questa volta. Ché magari non per tutti, ma sicuramente per molti, quest’ora e mezza è l’occasione per allontanarsi quanto più possibile dai vincoli, sociali e non. Porre una distanza siderale tra sé e gli altri, tra sé e tutto il resto, e vibrare a contatto con un diapason percosso da un martelletto divino.

Ecco forse un primo, timido tentativo di descrivere il live della band di Seattle. La similitudine col diapason è difficile da ammaestrare, ma è efficace nel momento in cui accosta lo strumento musicale alla sua funzione terapeutica. Avete mai visto quei trattamenti in cui si ricorre proprio al diapason per favorire il benessere psicofisico?  Le vibrazioni sonore veicolate non agiscono in superficie, ma penetrano in profondità. Arrivano prima di tutto alla struttura ossea per poi raggiungere i muscoli e gli organi interni in quello che comunemente viene definito un “massaggio cellulare”.

Quindi davvero si sta cercando di paragonare la musica dei Sunn a un massaggio? Ecco, non proprio. La modalità è simile, ma il risultato è imprevedibile. Perché quando la loro musica distorta passa dal nostro scheletro ai nostri organi, non lo fa per rilassarci attraverso l’armonizzazione delle frequenze delle nostre cellule. Nossignore: lo fa per sconquassare. E infatti negli anni sono proliferati i racconti più mirabolanti e disparati sugli effetti dei concerti dei Sunn sulla gente. Roba che neanche nella promozione dei film horror americani: dagli svenimenti al vomito, dagli orgasmi alle allucinazioni.

La verità è che all’Audiodrome di Moncalieri, in provincia di Torino, mentre Stephen O’Malley e Greg Anderson appaiono e scompaiono suonando le loro chitarre sotto alla coltre di fumo che avvolge tutto il locale, il pubblico nasconde le proprie reazioni nei luoghi più oscuri e inaccessibili. Qualche testa ondeggia, qualche occhio si chiude, qualche collo si sgranchisce e qualche mano si alza a emulare le corna di Ronnie James Dio che compaiono ogni tanto sul palco. Quasi tutti si aggiustano i tappi per le orecchie, per paura che l’esposizione diretta possa essere fatale.

Dopo tanti anni passati a cercare di amalgamare altri elementi, da qualche tour i Sunn hanno deciso di tornare alle origini e implodere nuovamente nel binomio che ha dato origine a tutto. Persino le litanie di Attila Csihar, che per quasi quindici anni è stato fedelissimo turnista, non servono più. La cosmogonia dei Sunn O))) si intitola Shoshin Duo e si rifà al buddhismo, da anni il percorso spirituale abbracciato da O’Malley. Il concetto – a differenza delle sue implicazioni –  è molto semplice e prevede due soli musicisti sul palco, con le loro chitarre e le relative distorsioni. Nient’altro, se non un muro di amplificatori che fa da sfondo alle figure incappucciate. Una backline massiccia, imponente: sembra una catena montuosa, solo che “non sono montagne… Quelle sono onde!”, come direbbe Matthew McConaughey in Interstellar. Onde sonore, che sembrano arrivare per spazzare via tutto ciò che si pensa di conoscere sulla musica, specialmente quella dal vivo.

Il termine “shoshin” che descrive la formazione diventa quindi centrale: indica l’apprendimento con la mente del novizio, perciò presuppone l’abbandono di ogni conoscenza pregressa per accogliere l’esperienza con apertura mentale assoluta. In soldoni: anche chi è stato a centinaia di concerti, anche chi ha già partecipato a un live dei Sunn, anche chi era convinto di sapere esattamente a cosa andava incontro, deve necessariamente ricredersi. Senza melodie, ritmi, parole o qualsiasi altra struttura nota, i due americani sfidano le leggi della musica e dell’intrattenimento con la brutalità del drone doom metal e con la purezza della mentalità buddista.

Che il live dei Sunn O))) non sia per tutti è ovvio, eppure spesso accade che qualcuno si faccia tentare mosso dalla curiosità di provare in prima persona quello che gli altri non riescono a descrivere. E in fondo è questo l’unico vero messaggio che può arrivare da un articolo del genere. Non leggetene, non fatevelo raccontare, né tantomeno spiegare. Andateci, rigorosamente con i tappi per le orecchie e il rischio di annoiarvi. Però andateci, almeno una volta nella vita.

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