Connect with us

Hi, what are you looking for?

Reportage Live

PUNK IN DRUBLIC: il racconto e le foto del festival al Carroponte di Milano

Foto di Matteo Scalet | Articolo di Costanza Garavelli

È il cuore metallico di Carroponte quello che ha deciso di fare battere di nuovo dopo due anni di attesa ieri sera Fat Mike, storico frontman dei Nofx, pietra miliare del punk californiano e mondiale, dagli anni ‘90 ad oggi. Con il suo progetto one-day festival “Punk in Drublic” tratto dall’omonimo album del ‘94, col quale in soli tre anni ha raccolto un consenso planetario. Lì, sul confine tra Sesto San Giovanni e Milano, la storia del punk rock ha infiammato i cuori dei fedelissimi, riunendo sul palco eccellenze della scena punk come Pennywise, Ignite, Me First and The Gimme Gimmes, Bombpops, Pulley, Days’n’Daze e ovviamente i Nofx.

L’ apertura a questo tripudio di artisti, è in mano al progetto emergente Pinc Loud, progetto musicale tra New York e Cile (che promette di portare il suo contributo nella lotta gender fluid, attraverso l’energia della musica e la presenza scenica in vestiti femminili). In successione Day’s and Daze e Bompops, unica band femminile della line up, che richiamano sotto di loro gli irriducibili presenti già da inizio festival.

Sono le 17,30 e il cielo preme, sopra l’ampio scheletro arrugginito del Carroponte, schiacciando giù tutte le sue nuvole in una cappa umida da togliere il fiato, quando i Pulley accedono al palco. L’arena sottostante comincia a riempirsi e vibrare sul serio, a dispetto della temperatura soffocante. Scott Radinsky domina la scena con tutta la sua fisicità da ex giocatore di baseball, dando un primo assaggio di quella che sarà l’atmosfera attesa per la serata. Si gode il suo pubblico, seppur non ancora alla sua massima capienza, tenendoselo stretto con una carica che dei suoi 54 anni non ha proprio niente.

Stemperano la carica i Talco, unico gruppo italiano nel tour europeo, subito in successione, con il loro ska-punk, ammorbidendo il pubblico, improvvisamente trascinato dai primi accenni di pogo ad ancheggiamenti a ritmo di tromba e sassofono e testi pronti alla rivoluzione.

Ma è solo l’inizio. È un cielo che inizia a spegnersi e la massa di gente che inizia a spingersi un po’ più in là, un po’ più stretta, il quadro che accoglie gli Ignite. É il debutto italiano di Eli Santana,che eredita il posto d’onore di frontman della band da Zoli Teglas, e se la gioca davvero bene. Voce potente, molto simile al suo predecessore, che permette una fluidità nel cambio di formazione e presenza scenica da oscar. Capelli nerissimi, lunghi fino a metà schiena gli conferiscono quell’allure metal che effettivamente trova conferma nei suoi esordi con gli Holy Grail, gruppo trash metal dei primi 2000. E il palco lo tiene come se non avesse fatto altro nella vita. Al di sotto un pubblico che si muove con lui, accendendosi nei primi circle pit e sulle note di “A Place Called Home” si infiamma in un primo pogo sostanzioso e feroce. Eli è anche l’unico delle band presenti a sventolare una bandiera Ucraina, stretta nel pugno con rabbia, mentre dedica al popolo martoriato dalla guerra il brano “Sunday bloody sunday”degli U2, con un coinvolgimento emotivo trasmesso come una scarica elettrica al suo pubblico che ha reagito spingendosi ancora più sotto il palco, come un’onda, rispondendo al richiamo del sound hardcore che per troppo tempo avevamo aspettato. Dopo la loro performance, i presenti sono stravolti dall’intensità dell’ultima ora e si disperdono lungo il perimetro allungato del parco, in fila per una birra o alla ricerca di un po’di frescura delle aree verdi che circondano l’arena.

È presto tempo per “THE cover band” come si autodefinisce ridendo al momento delle presentazioni Spike dei Me First and The Gimme Gimmes. L’entrata in scena è sensazionale per il pubblico nostrano, infatti esordiscono con “Meraviglioso” di Modugno ovviamente rivisitato in chiave punk rock come del resto tutti i brani seguenti, un susseguirsi di grandi classici degli anni ‘50, ‘60, ‘70, che fanno rivivere vecchie glorie tra cui Dolly Parton con Jolene , Willie Nelson con “on The road again” per arrivare ad Elton John e portare il pubblico alla chiusura con “O sole mio” cantato a squarciagola non solo dal frontman (tra l’altro con un insospettabilmente perfetto accento italiano),ma da tutti i presenti ormai completamente in pugno alla band.

Le cose si fanno serie, come le nuvole ormai minacciosamente gonfie sopra Sesto San Giovanni, all’arrivo dei due set più attesi di tutto il festival. E’ tempo di Pennywise,icona del punk californiano anni ‘90 che vengono accolti dal pubblico con tutta l’energia che negli ultimi anni non aveva potuto sfogarsi, al quale loro rispondono con tutto l’hardcore che hanno. Non deludonoil pubblico, a questo punto decisamente sostanzioso, nemmeno per un istante. Il frontman Jim Lindberg chiama a sé incitando la folla sottostante, ipnotizzata dalla ruvidità profonda della musica che la band riversa sul palco con l’urgenza tachicardia tipica del punk, di buttare fuori, di far sentire, facendo tutto il rumore possibile, il dissenso verso un vissuto diingiustizie politiche e sociali troppo presenti in questo mondo. L’area concerti a questo punto è pronta a scoppiare, sulle note di pezzi storici come “Fuck Authority” e “My Own Country”, che accendono i cori del mare di braccia alzate sottostante. Spezzano giocando con cover dei Sublime e AC/DC, e successivamente chiamata sul palco la cantante delle Bombpops, la loro personale versione di “Stand By Me”. portare tutti dentro una dimensione nostalgica e accorata con “Bro Hymn”, dedicata alla perdita del primo bassista della band Jason Thisk,mentre qualche goccia di pioggia cade. Lo show è una botta al cuore per tutta la vecchia guardia che si ritrova alla chiusura del concerto completamente fatta di Pennywise.

L’attesa dei Nofx è gonfia di eccitazione, è la degna chiusura di questa adrenalinica edizione del Festival e Fat Mike fa il suo ingresso in gonnella nera scatenando il boato dei suoi fan e l’inizio di un pogo insostenibile. Nell’area sotto al palco non c’è più lo spazio nemmeno per uno spillo, e la folla è diventata un unico corpo che si muove nervosamente spinta dai primi riff di Melvin e dal tasso alcolemico sempre più spinto. Fat Mike si diverte, gioca con il pubblico e il resto del gruppo, tra siparietti e battute tra ironia e contenuti un po’ più impegnati: sono presenti, e solidi sul palco. Aprono con “Dinosaurs will die”, portando tutti dentro alla storia del punk melodico. Il tiro furioso di Erik Sandin avvia il crowd surfing. Sul palco cominciano a volare scarpe, rose e un paio di boxer da uomo che Fat Mike raccoglie mentre il ritmo dei pezzi, non cede nemmeno per un secondo. Saluta Milano e ci prende un po’ tutti per il culo, tra una canzone e l’altra, allentando di poco il pogo sempre più esteso. Si susseguono pezzi della portata di “Franco Un-American” e “Bob”passando per la cover dei Rancid “Radio”, ma mancano incredibilmente all’appello i brani iconici della band come “Don’t call me White” e “Linoleum”, lasciando tra il pubblico un alone di disappunto e svariate urla di richiesta, presto superate alla chiusura del festival con “Kill all the white man”. Restano sul palco un’ora e mezzo abbondante e nonostante la sentita mancanza di un paio di pezzi, confermano la loro posizione nell’olimpo del punk rock, salutando un’intera generazione non più giovanissima, ma ancora pronta a tenere accesa quella passione per la musica che questo festival ha saputo far riemergere in tutta la sua potenza, come una terapia per questi ultimi due anni di astinenza. 

Clicca qui per vedere le foto del Punk in Drublic / Nofx (o sfoglia la gallery qui sotto).

02 - NOFX

NOFX – la scaletta del concerto di Milano

Dinosaurs Will Die
Day to Daze
Bob
Perfect Government (Mark Curry cover)
Murder the Government
The Brews
Six Years on Dope
72 Hookers
Eat the Meek
The Quitter
Leaving Jesusland
I Love You More Than I Hate Me
Idiots Are Taking Over
Falling in Love
Les Champs-Élysées (Joe Dassin cover)
Seeing Double at the Triple Rock
Radio (Rancid cover)
Franco Un-American
The Separation of Church and Skate

Encore:
Herojuana
Whoops, I OD’d
Stickin’ in My Eye
Kill All the White Man

PENNYWISE – la scaletta del concerto di Milano

Fight Till You Die
My Own Country
Rules
Same Old Story
My Own Way
Time to Burn
Same in the End (Sublime cover) (Snippet)
T.N.T. (AC/DC cover) (Snippet)
Pennywise
Society
Living for Today
Broken
Fuck Authority
Stand by Me (Ben E. King cover)
Bro Hymn

Written By

1 Comment

1 Comment

  1. bebo

    24/05/2022 at 17:07

    linoleum è stata ritirata e sostituita, eventualmente, da linewleum.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Social Network

facebook logo
instagram logo
twitter logo
flickr logo
youtube logo

Prossimi Concerti

Pistoia blues 2022

Instagram

Scopri anche...

Reportage Live

Ritorno live per il rapper milanese per la seconda data del Capitale Tour che girera l'Italia questa estate.

Reportage Live

Foto di: Lara Bordoni Il 18 Giugno arriva sul palco del Carroponte di Sesto San Giovanni il rap crudo e vero di Noyz Narcos...

Reportage Live

Foto di Pamela Rovaris Dopo la tournée estiva del 2021 che l’ha portata a soli 19 anni in tutta Italia con 27 date che...

Reportage Live

Foto di Lara Bordoni MECNA e CoCo si preparano a portare sui palchi di tutta Italia “BROMANCE”, il loro joint album, uscito venerdì 22...