Il Maestro è tornato dal futuro: GIORGIO MORODER a Milano

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Articolo di Serena Lotti | Foto di Andrea Ripamonti

Suonare a quasi 80 anni suonati. Non è un banale gioco di parole bensì una realtà che in molti hanno toccato con mano al Teatro Ciak di Milano venerdì scorso per la tappa milanese di A Celebration of the 80’s del Maestro Giorgio Moroder. Io compresa. E lo immaginavo che questo concerto sarebbe stato come una seduta da uno psicoterapeuta, quelle sessioni finali in cui finalmente dopo dieci anni di percorso ammetti che a traumatizzarti era stato semplicemente il non potere indossare il body sgambato di Jennifer Beals e scatenarti all’Accademia di Danza di Pittsburgh facendo cadere la mascella di tutte le altre ballerine infami. Il che ti ha reso troppo competitiva ed incapace di ammettere la sconfitta. Ecco conclusa la terapia, bastava un live di Moroder a sconfessare il trauma. Come lo ha generato, lo ha guarito.

Ma questo non è che l’inizio. In qualche modo Giorgio Moroder è sempre stato nella mia vita e ne ha indirettamente condizionato aspettative, sogni, desideri inconfessabili, fallimenti e accettazione del limite (fisico prima di tutto) dove il tutto era legato da un unico filo conduttore. Il cinema degli anni 80. Moroder ne è stato il cantore ma il suo grande merito è stato quello di essere stato in grado di influenzare pesantemente la musica elettronica come fondatore prima, come innovatore e apripista poi, maestro nell’unire la melodia al ritmo in un modo incredibilmente avanguardistico.
Ma andiamo per ordine. E’ un attimo farsi prendere dallo stream of consciousness quando si parla del passato. In un teatro praticamente strapieno ci avviamo verso un palco enorme dove svettano gli iconici baffoni e gli occhiali a goccia del Maestro. Come chiamarlo diversamente? Il Maestro Giorgio Moroder che non ha bisogno di presentazioni ma per le giovani generazioni faremo un veloce recap. Produttore, compositore, dj, pioniere dell’elettronica e della disco music, ammiratore sfegatato dei Tangerine Dream e dei Kraftwerk, Moroder è stato l’uomo dietro le quinte dei massimi successi cinematografici mondiali, firmandone le colonne sonore e facendone decretare il successo su larga scala. Commendatore, detentore di svariati Oscar, Golben Globes e Grammy ha collaborato con Donna Summer (I Feel Love, On the Radio e Love to Love You Baby, Hot Stuff), Cher (Bad Love), Blondie (Call Me), David Bowie (Cat People), Freddie Mercury (Love Kills), Bonnie Tyler (Here She Comes) e Pat Benatar (Here’s My Heart). E’ stato in assoluto il primo a piazzare la musica dance su un battito percussivo ripetitivo abbandonando le rigide regole dell’armonia e inserendo il sintetizzatore al centro della traccia.

Detto questo il nostro viaggio sull’astronave del tempo e dei ricordi può iniziare. Dando un’occhiata veloce intorno a me vedo tanti baby boomers e millennials e quella fascia in mezzo a cui appartengo io, ma anche una rappresentanza consistente di iGen agghindata con outfit improponibili (perchè Moroder in effetti per noi anziani rappresenta il passato ma per loro è un’iconica figura del futuro retrospettivo). Quindi stasera la sfida è tra le pancere contenitive e gli hot pants in ecopelle, ma sento che vinceremo la sfida del playback più selvaggio e performante: del resto Non è la Rai ha fatto scuola in tema di tecniche del labiale.
La nostalgia mi assale subito e se lo spleen già andava a vele spiegate ora si impadronisce di tutto il mio IO più recondito. La song theme di Fuga di Mezzanotte si diffonde nell’aria come una nebulosa satura di idrogeno. Un film che ha segnato la mia adolescenza già turbata per sua natura e mi ha angosciato per tutti gli anni a venire…(lo vidi di nascosto e senza il consenso dei miei genitori) e che mi ha fece odiare la Turchia ma innamorare di Paolo Bonacelli. Colonna sonora che valse a Moroder il primo Oscar nel ’79.
Lui, da headliner, arriva acclamato a gran voce e spezza subito quell’aria diventata greve e malinconica con una scoppiettante Looky Looky accompagnato da quattro coriste/cantanti (tre donne e un uomo) tanto eccezionali nelle doti canore ed interpretative quanto inguardabili nei look, con outfit a cavallo tra avanguardistiche vallette della Corrida e le protagoniste di una telenovela con Grecia Colmenares, soffocate da fiorelloni, balze, cinturoni e lustrini. Anyway, a parte le pettinature che sfideranno le leggi della fisica, le cantanti di Morodor renderanno giustizia e onore alle varie Irene Cara, Donna Summer e Blondie. Pazzesche.
Moroder si racconta come un perfetto padrone di casa citando il Cantagiro con Celentano, la sua esperienza a Monaco, il mitico studio Musicland e dei suoi ragguardevoli clienti (dai Led Zeppelin a Rod Stewart) finendo liscio sui 78 orgasmi di Donna Summer protagonisti del pezzo successivo, Love to Love You Baby con un synth spinto al massimo e un groove trascinante seppur riscritto per una versione pseudo orchestrale. Ed è qui che il playback sulle bocche di tutte le donne presenti inizia a prendere vita e si perfeziona sull’arrivo di The NeverEnding Story. L’attivazione sistematica dell’effetto neurone specchio qui è assicurata e non farà altro che crescere esponenzialmente sino a fine live. Un wallpaper digitale di bizzarri sistemi solari e luci caleidoscopiche che insieme alle luci degli smartphone del pubblico pagante ci trasporteranno direttamente sul dorso di un Falkor in fuga dal Nulla che avanza.
Siamo caldi, le gambe sono ricettive e pronte per le proposte successive in scaletta, una Bad Girls scatenata e roboante, On the radio e la bellissima Chase in cui sentiremo un Moroder fuori campo raccontare se stesso, e dalla regia diventare attore ed interprete con Together in Electric Dreams in cui canterà con il vocoder…«My name is Giovanni Giorgio but everybody calls me Giorgio».
Ma è con il prossimo brano che tutte le aspettative riposte in una serata che sta rivelando scoppiettante e catartica devono e pretendono di essere soddisfatte. Con Flashdance…What a Feeling! che ancora oggi ha la straordinaria capacità di far sognare chiunque, a partire da uomini e donne di ogni età fino all’intera gamma faunistica del nostro pianeta, imenotteri compresi. Intere generazioni che se ne sono andate in giro con scaldamuscoli e maschere da saldatore pur di mantenere vivo e bollente il sogno del ballo. Tutta colpa del Maestro anche qui che si è portato a casa un Oscar e i sogni meravigliosamente infranti di milioni di ragazzine.

Voliamo leggeri fino all’arrivo di uno dei momenti più attesi (io l’ho atteso come un passaggio vivificatore dato il peso di questo forsennato back in the days) e sentire questo brano eseguito dal vivo è pazzesco. Giorgio Moroder non è stato solo l’hitman per eccellenza degli anni 80 prestato al mondo del cinema. Moroder, che come disse Brian Eno “inventò il suono del futuro” è stato anche il padre della disco elettronica influenzando un numero incredibile di band e diventando un’icona del genere.
In Random Access Memories i Daft Punk gli dedicheranno una delle tracce dell’album (con cameo proprio suo), Giorgio by Moroder, riportandolo alla ribalta sulla scena dance mondiale. Il maestro racconterà “I Daft Punk mi contattarono per una collaborazione. Andai in studio e gli chiesi cosa dovessi suonare. E loro mi risposero… “Nulla, devi solo raccontare la tua vita” e vale la pena a questo punto ricordare l’insegnamento che troviamo in questo brano, dove la voce di Giorgio si racconta “Una volta che hai liberato la mente dal concetto di armonia e correttezza della musica, puoi fare quel che vuoi” tra velleità retrofuturiste e un ipnotico synth. Stupenda.

Passando così sulle due hit di Take My Breath Away e Danger Zone, che hanno aiutato il buon Tom Cruise/Maverick a far innamorare senza fatica sia l’attizzante Kelly McGillis sia tutte le adolescenti ai primi pruriti oltre che a conquistarsi un posto nell’olimpo dei piloti salvapianeta in autentico stile mito americano, il Maestro ci conduce verso il pezzo electro disco music per eccellenza e che ai tempi lanciò l’elettronica come musica da discoteca, una stupenda I feel love con il sintetizzatore spinto ai livelli e sul ritmo del basso adagiarsi la calda voce della corista che è bravissima nel tenere testa al mito di Donna Summer. Un’esecuzione arrangiata per orchestra che è anche e soprattutto una celebrazione, Giorgio ne costruisce pezzo dopo pezzo chiedendo prima un beat, poi un echo, un riverbero, un delay e così via fino a dare vita ad uno dei brani che non è che un incredibile esempio di armonia sintetizzata in bilico tra un’identità totalmente campionata e una natura sensuale ed erotica.
Il momento del ricordo continua, prima con un toccante omaggio a Donna Summer che abbiamo visto e sentito nella versione originale di MacArthur Park, ora si ferma sulle immagini di David Bowie che interpreta Cat People (scritto da David Bowie e Giorgio Moroder per la colonna sonora de Il bacio della pantera) con quelle atmosfere goth rock e il cantato inconfondibile del Duca Bianco che ancora fanno male se pensiamo alla recente scomparsa di un artista immenso che ci manca terribilmente. Giorgio che non smetterà mai di raccontarsi e raccontare secondo una modalità anche didascalica e necessaria per uno come lui che ha vissuto almeno dentro 3 epoche mitiche, ricorderà che il brano fu inserito nella colonna sonora di Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino.
Andiamo in chiusura con tutto il pubblico che scende nel parterre e inizia a cantare e a ballare bulimicamente Hot Stuff e Call Me con Moroder che da maestro delle cerimonie, lascia il vocoder e il pianoforte e si lascia andare a questa funky-disco che crea dipendenza, scende sul palco diventando interprete di se stesso, cantando, ballando, abbracciando le sue coriste e accompagnandoci all’interno di un ideale Studio 54 tra selfie e qualche lacrima accompagnandoci verso la fine di questa roboante e malinconica festa del passato, rievocando un’epoca incredibile che fa sognare ancora tutti e in cui quel suo pizzico di genio e quella formula di avanguardia e talento artistico hanno contribuito a rendere migliore.
Giorgio Moroder è tornato. Ma dal futuro, non dal passato.

Clicca qui per vedere le foto di Giorgio Moroder a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto).

Giorgio Moroder

GIORGIO MORODER – La setlist del concerto di Milano

(Theme from) Midnight Express
Looky Looky
Love to Love You Baby (Donna Summer cover)
The NeverEnding Story (Limahl cover)
Bad Girls (Donna Summer cover)
On the Radio (Donna Summer cover)
Chase
Together in Electric Dreams (Philip Oakey & Giorgio Moroder cover)
From Here to Eternity
Flashdance. What a Feeling (Irene Cara cover)
Giorgio by Moroder (Daft Punk cover)
Take My Breath Away (Berlin cover)
Danger Zone (Kenny Loggins cover)
Right Here, Right Now
I Feel Love (Donna Summer cover)
Cat People (David Bowie cover)
MacArthur Park (Jimmy Webb cover)
Last Dance (Donna Summer cover)
Hot Stuff (Donna Summer cover)

Encore:
Call Me (Blondie cover)

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