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Manuel Agnelli: Ama il prossimo tuo come te stesso.

Capita alcune volte che si pensa di avere talmente tanta familiarità con un artista (con la sua arte in realtà) che quando esce (da questo artista) qualcosa di nuovo, lo consideri come qualcosa che stavi aspettando o che serviva al tuo momento o anche solo alla giornata che stai vivendo. Parliamo del nuovo lavoro di Manuel Agnelli, dal titolo “Ama il prossimo tuo come te stesso”. So da me che gli album non sono dei libri ma sicuramente la musica pone anche delle domande, porta a delle riflessioni, può in alcuni casi indicare un sentiero, che può partire dentro sé stessi e svilupparsi poi fuori. Chiunque ami la musica sa benissimo che il suo compito principale non è quello di darci risposte ma innescare qualcosa dentro di noi, innescare qualcosa che in alcuni casi ci fa anche raschiare il fondo per poi risalire. La musica può darci uno spunto, può porci quella domanda che noi in molti casi non sappiamo formulare ma che ci riguarda profondamente e che riguarda il nostro riflesso nella società. Così quando ho letto il titolo “Ama il prossimo tuo come te stesso” un po’ come se si stesse dialogando con un “vecchio amico” la prima cosa che ho pensato è stata “beh Manuel, ama il prossimo tuo come te stesso è un po’ pesante da gestire perché di riverso mi sono detta e se io non mi amassi abbastanza? E se tante persone non si amassero abbastanza? La società che viviamo, che è riflesso delle azioni di ognuno di noi, è una società frutto di gente che si ama?” Ed ecco allora che parte l’ascolto dell’album. 

Parto ascoltando Guerra e Popcorn, che è un Manuel Agnelli che non si stacca dal suo passato per la rabbia che ha in corpo ed è un brano che rimane costante con la sua scrittura, del tutto trasversale e cruda rispetto a quello che musicalmente ci circonda (un po’ come a dire che Agnelli scrive come se su una ferita ancora aperta voi ci infilaste il dito o il coltello, scrive di carne viva insomma). Così come nelle chitarre stridule di Severodonetsk e Signorina mani avanti. Che fin qui ci potevamo anche accontentare. Ma poi è partita la bellezza assoluta, abbiamo trovato l’amore.

Per prima con Pam Pum Pam che mi ha ricordato l’intensità, la dolcezza e allo stesso tempo le struggenti melodie di Don Backy (eh dovreste conoscerlo bene Don Backy per capire le liriche e le melodie che ha composto e per comprenderne la grandezza). Questi violini, la presenza di questo pianoforte così irrinunciabile, che serve a dare serenità a tutte le anime di Manuel. Ecco, se dovessi spiegare cosa rappresenta la presenza del pianoforte con Manuel Agnelli, penso che sia lo strumento unico in grado di dare il giusto equilibrio a tutto. E poi ci si innamora profondamente del brano che dà il titolo all’album “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Quando l’ho sentita la prima volta ho dato un respiro profondo di soddisfazione e gratitudine per quel pianoforte che non si stacca mai dalla voce di Manuel, anzi che lo insegue sempre e si fa raggiungere anche dai violini che spezzano l’incanto, lo fanno a pezzi per poi ricostruirlo di nuovo attraverso lo strappo vocale che Manuel dà ad un certo punto della canzone. 

Questo “ama il prossimo tuo come te stesso” è un abbandono totale dentro le proprie ferite, fino alla ricerca dei propri slanci vitali. È un distacco da sé stessi per cercare di appartenere ancora di più a quello che è diverso, a quello che un tempo ci faceva paura e che ora accettiamo attraverso un abbandono totale, che è viaggio dentro sé stessi per cercare di capire in fondo quanto c’è di noi stessi negli altri, che sono il nostro riflesso, nel bene e nel male. Alla fine, quando anche solo un brano ti concede di respirare profondamente, di buttare fuori lo sporco e accogliere aria nuova, quello è il momento in cui ci si ama anche, perché è prendersi del tempo per noi stessi, il bisogno di trasformarsi, il bisogno di cambiare per innamorarsi di sé stessi e per riflettere questo amore negli altri. 

Ama il prossimo tuo come te stesso è un album intensamente e magnificamente pieno di crepe (che sono le sue canzoni) e scomodo anche Leonard Cohen, perché sapete più crepe ci sono più il panorama sarà pieno di luce e non ci sarà bisogno di stare aggrappati alla nebbia (come canta Agnelli) ed è un album che parte dalle ombre, perché sono le ombre che in qualche modo ci indicano che c’è luce, dentro e fuori di noi. 

1 Comment

1 Comment

  1. Rossella

    19/01/2023 at 22:26

    Articolo bellissimo. Commento appropriato, condivido pienamente.

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