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Interviste

Voci da ROCK CONTEST. Intervista ai FRY DAYS

Articolo di Marzia Picciano

I Fry Days (si, lo penso anche io, bel gioco di parole) sono un quintetto (Luca Salvagno, Paolo Zerman, Jack Castellani, Federico Autieri) dai capelli lunghi e dalla storia interessante.

Si formano nel 2011, cominciano subito a suonare (e suonano, nel senso che menano, West Johnny è un pezzo che richiama la golden era di Serge Pizzorno e Tom Meighan, e ci confermano: i primi 3 dischi dei Kasabian li hanno macinati), sia in Italia che all’estero (Olanda e Romania) lanciano un LP, I Hear Colors nel 2017 e poi silenzio. Insomma, almeno anagraficamente sono dei veterani.

Ma anche di contenuti. Ci dicono che nel progetto Fry Days hanno sempre cercato di esprimere musicalmente ciò che gli piaceva ascoltare, senza limiti di genere, anzi cercando di imparare da tanti mondi musicali anche lontani dal loro. Per quanto poi certo, si parte sempre dal macrogruppo rock, ma sempre in evoluzione.

Ora sono al lavoro sul nuovo disco, si chiamerà UV, ed uscirà il prossimo anno. Nel frattempo sono a RockContest. E ne sono anche sopresi.

“Gli altri artisti hanno portato dell’ottima musica sul palco, non pensavamo avremmo passato il turno. Però nonostante non suonassimo da un anno, abbiamo sentito una bella energia sotto il palco, questo ci ha dato tanta carica. Siamo felici che anche i giudici se ne siano accorti!”

E invece. Sarà che le band ormai se si guarda i talent TV non vanno per la maggiore. Anche perchè l’individualismo vince nel capitalismo, e tenere insieme una band è complesso.

“Il nostro gruppo Whatsapp si chiama “Fradei”, che sia è una storpiatura del nome della band sia significa “fratelli” in veronese. Questo per dire che come “fratelli” la nostra unione è di lunga data e come tale ha degli alti e bassi, dei momenti di maggior vicinanza e dei momenti di lontananza, in cui siamo sempre tornati a fare musica assieme perchè è ciò che più ci piace fare.

Ora che vi siete ritrovati, cosa ne pensate del genere musicale, se si può definire così, che fate, in un mercato musicale sempre più mainstream anche nel rock?

“Diciamo che non siamo mai stati interessati al mainstream, oltre all’ascolto passivo a cui più o meno inevitabilmente siamo esposti. Per noi fare musica ha sempre significato creare qualcosa che ci rappresentasse e di cui essere orgogliosi. Se poi veniamo ascoltati da tante persone siamo solo che felici.”

Quindi si va ad aprire nicchie.

“Le nicchie di oggi sono il mainstream di domani.”

Grande verità.

“Crediamo che sia giusto seguire il proprio percorso artistico in maniera libera, perchè seguire il mainstream vuol dire continuare a correre verso qualcosa che non raggiungerai mai. E questo penso che distingua il modo in cui fai musica in una maniera molto più netta del genere musicale: pur nelle diversità di genere è bello essere accomunati dalla stessa filosofia che sta dietro alla creazione dell’arte.”

Questo si lega in qualche modo anche al cantare in inglese?

“Cantare in italiano è troppo spaventoso! No però diciamo che la stragrande maggioranza della musica che ascoltiamo è anglofona, per cui il suono che pensiamo si adatti meglio alla nostra musica è quello dell’inglese. Inoltre ci piace pensare che i nostri testi possano essere compresi da più persone.”

E del disco nuovo, potete darci qualche dettaglio in piu?

“Abbiamo iniziato a scriverlo qualche giorno dopo il release party di “I Hear Colors” nel 2017 dopo che Luca (Salvagno) si era trasferito nel Regno Unito. Abbiamo deciso di farlo completamente in autoproduzione e registrarcelo da noi perchè non avevamo i soldi per poterlo fare in studio. È stato (e ancora adesso è) un processo lungo costellato da vari inciampi (cuori spezzati, traslochi all’estero, pandemie, ecc.) ma anche un lavoro di comprensione e affinamento del nostro sound. Dentro c’è garage rock, psycadelic rock, krautrock, stoner, grunge e chitarrismi tuareg/west africa, il tutto condito da arrangiamenti elettronici synth/noise in stile Black Moth Super Rainbow e Octopus Project. Speriamo di farvelo sentire a breve!”

Domanda di rito. Cosa vuol dire Rock Contest per voi?

“I contest per noi sono sempre stati l’occasione di incontrare tante persone nuove, tanti musicisti e tanti addetti ai lavori da cui sono nate belle amicizie e collaborazioni. Rock Contest è capitato un pò per caso, ma è stata l’occasione di tornare su un palco e ripartire a suonare insieme e ci sta piacendo davvero tanto!”

Written By

Dall’Adriatico centrale (quello forte e gentile), trapiantata a Milano passando per anni di casa spirituale, a Roma. Di giorno mi occupo di relazioni e istituzioni, la sera dormo poco, nel frattempo ascolto un sacco di musica. Da fan scatenata della trasparenza a tutti i costi, ho accettato da tempo il fatto di essere prolissa, chiacchierona e soprattutto una pessima interprete della sintassi italiana. Se potessi sposerei Bill Murray.

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