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Interviste

Petardo degli Indianizer e Tobjah dei C+C=Maxigross sono in un tour insieme, e ce lo siamo fatti raccontare

Tega è assai lieta di presentare “Panfobia di un pellegrino“, un concerto sinergico di Tobjah e Petardo (Riccardo Salvini). Dopo anni di collaborazioni tra le loro band (C+C=Maxigross e Indianizer), i due musicisti hanno deciso di condividere nuovamente una parte di questo comune viaggio senza meta. L’occasione è la presentazione dei rispettivi dischi solisti, due visioni distinte ma complementari, due facce della stessa medaglia: La via di un pellegrino (Tobjah) è la metà luminosa, Panfobia (Petardo) quella tenebrosa. Come la notte e il giorno si susseguono eternamente, entrambe avvolte da ciò che non si può spiegare.

Noi li abbiamo seguiti in tour, e ci siamo fatti raccontare come sta andando. 

Come vi siete conosciuti? E quando una realtà come Tega è diventata la casa di entrambi?
Petardo: Non ricordo esattamente quando ci siamo conosciuti, ma ricordo che circa dieci anni fa quando suonavo ancora con i Foxhound abbiamo condiviso il palco della collinetta durante un MIAMI Festival. Il giorno dopo ci arrivò un messaggio da parte dei Maxigross in cui chiedevano se avessimo trovato una chitarra che avevano dimenticato lì dopo il concerto. Capii subito che c’erano molte cose in comune fra noi.
Tobjah: Dopo esserci incrociati saltuariamente in giro ai festival coi C+C (ricordo un brevissimo incontro al Miami di dieci anni fa dove suonava coi Foxhound), poi abbiamo suonato (assieme agli Indianizer) in un deserto Spazio 211 di Torino nel 2016 e da allora siamo rimasti costantemente in contatto. Dopo aver pubblicato nel novembre 2020 SALE dei C+C (con la nostra TEGA) e aver raccontato perché volevamo che il disco rimanesse su Bandcamp, ci hanno presentato quel disco meraviglioso che è Radio Totem, il loro primo album in italiano, dedicato all’amico Teo Givone nonché storico Indianizer, ed è stato un onore per noi poterlo pubblicare. Quindi questa del tour in duo è solo l’ultimo passo di questo cammino (per il momento)!

Quali sono le influenze musicali che hanno accomunato entrambi? E quelle che invece sicuramente vi dividono?
Petardo: In macchina durante questo tour stiamo ascoltando molta musica, ovviamente. Secondo me ci accomunano la psichedelia, il gusto per le armonizzazioni, una certa sensibilità verso il groove e la voglia di comunicare un messaggio silente ma potente. Per citare qualcosa di più specifico direi Crosby, Stills, Nash & Young, l’amore per la dub music, Panda Bear e gli Animal Collective, Brian Eno; e poi la ricerca ironica e spasmodica di musica improbabile, al limite del kitsch. Forse ci separa il metal, ma non saprei perché siamo entrambi decisamente onnivori, musicalmente parlando.
Tobjah:
Al di fuori dei generi musicali effettivi, che forse sono evidenti ad un orecchio esterno (ma non ne ho certezza), io sento che quello che ci unisce è proprio l’approccio aperto e accogliente che mettiamo alla base di questa collaborazione. Abbiamo così poche date a disposizione per questo tour che non c’è tempo per perdersi e concentrarci su quello che non funziona, anzi. Sono proprio le nostre differenze che abbiamo messo al centro del palco.

Come avete trovato l’equilibrio giusto per un live insieme, un live unisse i vostri mood spesso opposti? La via di un pellegrino di Tobjah è un disco luminoso e Panfobia di Petardo, come leggiamo, è la metà tenebrosa.
Petardo: È stato un processo naturale, anzi direi che fin dal principio abbiamo scommesso sul fatto che avrebbe potuto funzionare. Ci conosciamo ormai da tempo e già con Indianizer e C+C=Maxigross abbiamo avuto modo di capire che siamo figli di una matrice comune, anche se gli stili sono differenti. Dunque per quanto mi riguarda era quasi ovvio che saremmo riusciti a trovare un equilibrio. Aggiungo una chiusa che può sembrare arrogante, ma non è quello l’intento: a entrambi piace soprattutto ascoltare prima di essere ascoltati. Questo aspetto ha reso più facile trovare un equilibrio.
Tobjah: Canzoni ombrose e spigolose possono unirsi a sogni morbidi e fluttuanti per creare un’esperienza vera, e rischiosa nel senso che non garantiamo nessun risultato specifico, in primis a noi stessi. L’unica condizione prestabilita sta proprio alla base, come dicevo prima, della fiducia reciproca. Il resto è contrasto vitale!

Come siete stati accolti sinora?
Petardo: Molto bene! Le persone che ci hanno ascoltato sono rimaste colpite dall’idea e dal fatto che sia così efficace l’alternarsi delle due diverse facce della stessa medaglia – come se i brani fossero stati scritti apposta per questi eventi. Inoltre gli ospiti che ci accompagnano e che ci accompagneranno nei prossimi live (Marco Giudici, Sasso, Laura Agnusdei, Duck Chagall, Lac Observation) sono favolosi e riescono ad inserirsi perfettamente nel contesto aggiungendo sempre qualche sfumatura in più.
Tobjah: Direi molto bene dal punto di vista di “ascolto”. La gente ci è sembrata curiosa e interessata al contrasto che gli portiamo davanti, compresa l’improvvisazione con chi ospitiamo, per sua natura inevitabilmente imprevedibile. Dal punto di vista di affluenza di pubblico mediamente bene considerando che siamo dei nomi “piccoli”. A Milano, città spesso difficile per mia esperienza, non è andata particolarmente bene in generale, ma considerando le condizioni specifiche della serata (era un giovedì, ha diluviato fino alle 21) siamo comunque contenti. Torino invece, dove Riccardo Petardo giocava in casa e l’ospite era Anthony Sasso, è andata decisamente bene: il Magazzino era pieno il giusto per creare un’atmosfera tesa e intensa.

C+C=Maxigross e Indianizer potrebbero fare un disco insieme? Ci accontenteremmo anche solo di Tobjah + Petardo!
Petardo: Chissà! L’idea sicuramente è nell’aria e potrebbe accadere. Lasciamo che sia il naturale percorso delle cose a darci la risposta. 
Tobjah: Direi proprio di sì! 

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