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Intervista a BRUSCO: «Canto l’Anima per restare umani contro l’indifferenza»

Il nuovo singolo “Anima” in collaborazione con INNA CANTINA è disponibile da venerdì 13 febbraio su tutte le piattaforme digitali.

Il reggae in Italia ha un nome e un volto che, dagli anni ’90 a oggi, non ha mai smesso di raccontare la realtà con schiettezza e ritmo. Brusco, pioniere della scena romana dai tempi della Villa Ada Posse e autore di hit che hanno segnato intere generazioni, torna oggi con un messaggio necessario.

Il suo nuovo singolo, “Anima”, realizzato insieme al duo Inna Cantina, è un invito a restare umani e a non cedere all’indifferenza che sembra anestetizzare la nostra società.

In questa intervista, Brusco ci svela la genesi di questa collaborazione — nata da un legame profondo che dura da oltre quindici anni — e riflette su come sia cambiato il modo di comunicare attraverso la musica nell’era dei social e dei contenuti “mordi e fuggi”.

1.”Anima” è un brano dal sound solare ma con un testo molto denso. Come siete riusciti a bilanciare la leggerezza del reggae con un messaggio così forte contro l’indifferenza sociale?

Il reggae è da sempre un genere molto attento ai temi sociali, anzi la sua forza nei decenni e in tutto il mondo si alimenta proprio della capacità di arrivare ad un pubblico piuttosto eterogeneo grazie al connubio tra i testi e le melodie.  Quindi non abbiamo dovuto fare alcuno sforzo in questo senso fortunatamente.

2.Com’è nata la collaborazione come Inna Cantina? C’è stato un momento preciso in studio in cui avete capito che le vostre voci si incastravano perfettamente?

Io e gli Inna Cantina ci conosciamo da tanto tempo. La prima volta che ho incontrato Jimmy è stato più di 15 anni fa quando, per contribuire alla crescita del reggae a Roma, organizzai un corso per ragazzi intenzionati a cantare il mio stesso genere. Tra i 15 partecipanti c’era anche lui. Sicuramente uno dei migliori. Da quel momento ho sempre cercato di sostenere gli Inna Cantina e con il passare degli anni siamo diventati davvero amici, quasi una crew direi.

3.Il brano parla di non perdere l’umanità in un mondo che sembra “normalizzare” l’odio. Qual è, secondo voi, l’antidoto pratico alla mancanza di empatia che descrivete?

Posso parlare solamente dell’antidoto a cui ricorriamo noi più frequentemente: la condivisione dei pensieri, delle emozioni, dei sentimenti e di tutto ciò che ci fa sentire vivi ed umani con chi ci circonda. 

4.Sei sulla scena dagli anni ’90, dai tempi della Villa Ada Posse. Come è cambiato il modo di comunicare il messaggio del reggae in Italia oggi rispetto ai tuoi esordi?

Il reggae non ha un suo messaggio specifico. È un genere musicale che parla spesso di tematiche sociali ma in realtà affronta, come gli altri generi, gli aspetti più disparati della vita. La differenza rispetto a 30 anni fa sta più che altro nelle modalità attraverso cui il pubblico ascolta la musica, cioè le piattaforme, e al ruolo che la musica in generale riveste nella vita delle persone. Diciamo che le canzoni all’epoca avevano maggiore importanza nella vita di tutti noi. Oggi meno. Infatti durano poco, devono essere più corte e sono gratis. Inoltre per lo più vengono ascoltate attraverso i social network e montate su video che durano pochi secondi.

5.In che modo la Capitale influenza ancora oggi la tua scrittura e il tuo modo di fare reggae?

Innanzitutto nel modo di scrivere, nello slang diciamo. Poi, dato che è qui che vivo e che ogni autore è ispirato da ciò che gli succede intorno, è naturale che Roma e i romani influenzino i miei testi. Ma ci sono tante altre fonti di ispirazione che convergono nella fase di composizione quando si scrive una canzone.

6.”Anima” anticipa il tuo nuovo lavoro in uscita nel 2026. Possiamo aspettarci un album di collaborazioni o sarà un ritorno alle origini più solista?

Ci saranno solamente due collaborazioni, nessun nome altisonante, questo sarà un album che rispecchia me stesso al 100% e le collaborazioni fatte solo per ottenere qualche view in più non credo servano granchè a chi ha una carriera lunga alle spalle e un’identità ben definita. Mi piace lavorare insieme ad altri ma preferisco farlo nei singoli eventualmente. 

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