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Cinema

Moonage Daydream: il documentario che DAVID BOWIE si merita

Abbiamo visto in anteprima il primo documentario autorizzato dedicato alla memoria di David Bowie, un viaggio di sola andata attraverso una delle rockstar più iconiche del mondo.

Non nutro particolare fascino per i biopic, specialmente se hanno come protagonisti artisti della scena musicale, li trovo pigri, disonesti e, peggio ancora, mortalmente noiosi. I cinici tentativi dei registi di sfruttare la continua popolarità delle rockstar in declino per ottenere un facile numero di spettatori, hanno dato vita ad alcuni dei film mainstream meno edificanti e più sopravvalutati a memoria d’uomo. Oltre a strazianti performance di mimica esagerata da parte di alcuni dei nostri interpreti più famosi.

Di tanto in tanto arriva però un’eccezione che conferma la regola come I’m Not There, di Todd Haynes, in cui sei attori diversi, tra cui Cate Blanchett, interpretano Bob Dylan, rappresentando sfaccettature alternative del carattere dell’uomo in diverse fasi della sua iconografia.

Questa volta troviamo qualcosa di più audace, più cinematografico e ancora più riuscito: Moonage Daydream, un esperimento per catturare su pellicola parte del fascino ultraterreno dello straordinario David Bowie.

Moonage Daydream è scritto, diretto, montato e prodotto dal regista americano Brett Morgen, già noto per The Kid Stays in the Picture, il suo affettuoso omaggio al produttore hollywoodiano Robert Evans, e per Cobain: Montage of Heck, sull’infelice frontman dei Nirvana. Il nuovo film di Morgen non è tanto un montaggio quanto un collage: un caleidoscopio di filmati di concerti, frammenti di interviste, video pop, spezzoni di film e psichedeliche esplosioni di pirotecnia visiva.

Il titolo si riferisce all’omonima canzone dell’album di Bowie del 1972 The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars ma si potrebbe anche dire che descrive la sensazione che Morgen ispira con il modo impressionistico in cui rende sullo schermo la vita e l’arte di un’icona leggendaria.

I mezzi con cui Morgen raggiunge il suo obiettivo sono, se non altro, sorprendenti da vedere. Per il film, la David Bowie Estate ha dato a Morgen accesso a un’infinità di registrazioni, filmati, disegni e diari rari, e lui non ha esitato a mostrarli sullo schermo. Moonage Daydream intreccia filmati più noti  con performance concertistiche inedite, riprese alternative di canzoni e altro materiale d’archivio.

Ma non tutto in Moonage Daydream è opera di Bowie. Sebbene la colonna sonora sia dominata dalla sua produzione (con le sue canzoni remixate per ottenere il massimo impatto di rock da arena), il documentario include anche le ispirazioni culturali di Bowie, con montaggi di spezzoni di vecchi film come Metropolis, Scorpio Rising, 2001: Odissea nello spazio e molti altri, oltre a spezzoni di film con Bowie protagonista, come The Hunger, Labyrinth e The Prestige.

Credo che il modo in cui il film sia stato creato sia tale che, se sei un fan sfegatato, c’è abbastanza materiale nuovo per saziarti, mentre se sei un occasionale, vedere il viaggio in una sola seduta è illuminante.

Nel film ci sono diversi temi. Bowie, per esempio, non può mai stare fermo, deve sempre reinventarsi. Così, dopo il successo interplanetario di Ziggy Stardust , ci sono anni decadenti trascorsi a Los Angeles, poi c’è il ritiro a Berlino per ridurre il rock n’ roll alle sue particelle subatomiche con gli album “Low”, “Heroes” e “Lodger”. Successivamente, l’uomo che dice di volersi cimentare solo arte iper-intellettuale, decide di rendere il mondo un posto felice e poppeggiante e incide “Let’s Dance“. Ed ancora una volta, divenuto “troppo popolare” deve fare qualcosa di sbagliato, torna quindi a rifugiarsi in territori più esoterici.

Moonage Daydream non riesce a ridurre il suo soggetto a una serie di logorroici cliché, né a fissarsi su dettagli banali, che potete cercare su Google se proprio non li avete ancora sentiti. Questo è un documento rock che cambia le carte in tavola. Soprattutto ci ricorda che figura singolare sia stata Bowie e quanto siano stati eccitanti gli anni di gloria della cultura pop, quando un artista d’avanguardia stravagante, drogato e sexy poteva anche essere la sensazione numero uno al mondo tra i teenager.

Che uomo meraviglioso era. Quanto ci manca. Quanto ci farebbe comodo ora.

Il Bowie che emerge attraverso le sue stesse parole, immagini e performance nel film di Morgen è quello di un artista che sapeva esattamente chi era e che è rimasto fedele alla sua visione totalizzante della vita. Morgen può esagerare nel cercare di stupirci con l’arte di Bowie, ma al meglio di questo film non dimentica l’individuo distintivo che si cela dietro l’arte rivoluzionaria.

MOONAGE DAYDREAM
Nelle sale IMAX dal 15 al 21 Settembre
Nelle sale cinematografiche dal 26 al 28 Settembre

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Cinefila e musicofila compulsiva. Quando qualcosa mi interessa non riesco a tacere.

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